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Il Ministero attaccato a Kabul Il Ministero attaccato a Kabul  (ANSA)

Afghanistan: attacco a Kabul. Saltati i colloqui con i talebani

Stamani nella capitale afgana l'attacco armato al Ministero delle Telecomunicazioni. L’azione terroristica avviene dopo il rinvio dei colloqui di pace previsti in Qatar

Giancarlo La Vella - Città del Vaticano

Fortemente instabile la situazione in questo periodo in Afghanistan. Stamani un gruppo di uomini armati ha attaccato il Ministero delle Telecomunicazioni a Kabul. Si sono udite esplosioni e sparatorie. Un episodio che avviene dopo settimane di relativa calma nel Paese, dove è in corso un processo di distensione tra i talebani, che hanno già governato in passato con il pugno duro dei regimi fondamentalisti e il governo. Ma il tentativo ha avuto una battuta d’arresto, si spera non definitiva.

Sospesi i colloqui di pace afghani in Qatar

La presidenza afghana ha confermato la cancellazione dei colloqui di pace tra governo di Kabul e talebani, previsti sabato e domenica a Doha, in Qatar. In una nota viene spiegato che la decisione è dovuta a disaccordi con il governo qatariota sulla lista di 250 tra esponenti politici, della società civile e del governo proposta dall'amministrazione del presidente Ashraf Ghani. Proprio su questo aspetto la controparte talebana ha puntato il dito contro Kabul, accusando il governo di non voler veramente avviare un processo di stabilizzazione in Afghanistan. Ma di fatto le difficoltà di dare vita ad un dialogo risiedono in responsabilità condivise. Lo afferma il prof. Marco Lombardi, responsabile dei progetti educativi in Afghanistan per l’Università Cattolica di Milano.

Ascolta l'intervista a Marco Lombardi

Nessun dialogo senza reciproco riconoscimento

Le difficoltà ad istaurare un dialogo stabile – secondo Lombardi – risiedono nel mancato riconoscimento da parte dei talebani del governo di Kabul, considerato un’istituzione fantoccio degli Stati Uniti. A sua volta l’amministrazione afghana non dà credito politico ufficiale al movimento talebano, che sventola il titolo di Emirato islamico. Punti in comune da cui far partire un processo negoziale sono molto pochi, a partire dalle delegazioni che avrebbero dovuto prendere parte ai colloqui in Qatar: 25 esponenti, da parte talebana, 250, da parte governativa. Una sproporzione che, secondo il movimento islamico, rappresenta un ostacolo voluto per far saltare i colloqui. Comunque non tutto è perduto e nuovi colloqui potrebbero essere presto organizzati. In un comunicato i talebani chiedono a Doha di continuare la mediazione e annunciano il proseguimento della battaglia legittima fin quando non prevarrà la pace con un sistema istituzionale “intra-afghano islamico”.

 

20 aprile 2019, 13:09