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25 aprile: il presidente Mattarella 25 aprile: il presidente Mattarella  (ANSA)

25 aprile, oltre le politicizzazioni e i populismi

In occasione della Festa della Liberazione, l’intervista alla politologa Tintori. “C’è grande superficialità e ignoranza – afferma - la nostra storia ha radici profonde nella liberazione dall’oppressione nazifascista”

Città del Vaticano – Antonella Palermo

“Il 25 aprile vede la luce l'Italia che ripudia la guerra e s’impegna attivamente per la pace. L'Italia che pone i suoi fondamenti nella dignità umana, nel rispetto dei diritti politici e sociali, nell'eguaglianza tra le persone, nella collaborazione fra i popoli, nel ripudio del razzismo e delle discriminazioni. Non era così nel ventennio fascista” dove si “doveva credere alle parole d'ordine del regime, alle sue menzogne, alla sua pervasiva propaganda”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, dove ha deposto una corona d'alloro davanti a monumento ai caduti di piazza del Popolo. Nel suo discorso, il capo dello Stato, ha ribadito che il fascismo dava ordinare di odiare e che il 25 aprile è il ricordo della fine di una guerra ingiusta, l’invito è non dimenticare “il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libertà di tutti gli altri. La libertà nostra e delle future generazioni”.

I rigurgiti fascisti

Intanto forti polemiche ha scatenato ieri a Milano, non lontano da Piazzale Loreto, lo striscione inneggiante al Duce, esposto da alcuni ultrà della Lazio. Otto risultano indagati. La società sportiva, in un comunicato, ha preso le distanze da comportamenti che “non rispondono in alcun modo ai valori dello sport sostenuti e promossi dalla società da 119 anni”. Chiara Tintori, coautrice insieme a padre Bartolomeo Sorge, del libro: “Perché il populismo fa male al popolo. Le deviazioni della democrazia e l’antidoto del ‘popolarismo’” edizioni Terra Santa, muove proprio da questo episodio: “Si tratta di un oltraggio ai valori della libertà e della democrazia. Non esiterei a definirlo una rinascita delle forme dell’ideologia fascista. Ciò che mi lascia davvero stupefatta – afferma - è come ogni anno si rischi di politicizzare questo 25 aprile che invece è storia, eredità comune, patrimonio del nostro presente. Siamo un unicum: nessuno in Francia si permette di mettere in discussione il 14 luglio o negli Stati Uniti il 4 luglio; non c’è tedesco che rinneghi il giorno della caduta del muro di Berlino”. (Ascolta qui l'intervista a Chiara Tintori)

Ascolta l'intervista a Chiara Tintori

La politicizzazione di una data

“Credo che ci sia una grande superficialità e una grande ignoranza – dichiara Tintori -  che è peraltro un tratto caratteristico di quello che nel nostro libro definiamo ‘populismo’, una vera e propria ideologia che tende a contrapporre il ‘popolo’ – una definizione unitaria già di per sé ambigua e dai confini incerti – all’élites e di avere con il primo un rapporto di pancia che parla agli istinti e di piazza, anziché un rapporto che passi attraverso le istituzioni”.

Il senso del fare memoria

Tintori ricorda lo sforzo quotidiano di pedagogia civile da parte del presidente Mattarella. “Nel discorso del 31 dicembre dell’anno scorso aveva insistito molto sulla necessità di noi italiani di riconoscerci come una comunità di vita che condivida valori, prospettive, diritti e doveri. Per pensarsi comunità – precisa Tintori - c’è bisogno di tornare alle radici di quella che è la nostra storia. La Costituzione italiana ha radici antifasciste e le nostre libertà di oggi poggiano anche su quel 25 aprile 1945, la Resistenza affonda in maniera autentica e profonda nella rivolta morale anche dei civili che hanno di fatto cercato di ricostruire un tessuto, un sistema sociale lacerato dalla guerra nelle sue dimensioni più umane. Stanno venendo meno i testimoni viventi. Noi oggi siamo chiamati a proseguirne l’opera, a renderci protagonisti – in quanto cittadini - di una resistenza civile e morale su valori di libertà, di civiltà e di fratellanza”.

Una resistenza civile

“Fare memoria – prosegue la Tintori - è un dovere di tutti noi e proprio da oggi può ripartire una resistenza civile, morale da parte di tutti i cittadini”. Conclude che “non possiamo negare che negli ultimi mesi abbiamo assistito a troppi tentativi di sdoganare il fascismo, rivalutandone quanto meno alcune pratiche”. Il pensiero va allo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto e a come padre Sorge, nel libro, racconta di aver rivissuto in quella circostanza l’esperienza traumatica della sua adolescenza, quando “con altri giovani di Azione Cattolica passava le giornate davanti alla stazione ferroviaria nel tentativo di recare qualche sollievo ai deportati nei campi di sterminio nazisti”. Infine la Tintori leva un appello ai governanti attuali: “Piuttosto che puntare su soluzioni immediate di corto respiro dedicando energie a speculare sulla paura, bisognerebbe ricercare soluzioni condivise e durature”.

25 aprile 2019, 12:35