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Nicaragua: nonostante l'accordo attaccati e arrestati i manifestanti

A meno di 24 ore dalla firma degli accordi tra il governo di Daniel Ortega e dell’Alleanza civica sul ripristino delle libertà democratiche e delle garanzie costituzionali, ieri la polizia ed i paramilitari legati al governo Ortega hanno aggredito, imprigionato e ferito i manifestanti che si erano raccolti in alcuni punti di Managua. Indignazione e dolore da parte della Chiesa

Patricia Ynestroza – Città del Vaticano

L'evento più grave si è verificato nel parcheggio del Metrocentro di Managua, quando un paramilitare infiltratosi tra i manifestanti che protestavano nonostante l'assedio e l'attacco della polizia, ha estratto una pistola ed ha sparato a distanza ravvicinata, ferendo tre giovani che sono stati portati in ospedale. L'aggressore è stato neutralizzato dal resto dei manifestanti che lo hanno consegnato alla Croce Rossa del Nicaragua. Non si hanno ancora dati certi sul numero dei manifestanti arrestati dalla polizia che sono stati poi rilasciati dopo poche ore. Anche a Galerías, un gruppo di manifestanti è stato aggredito da un gruppo di sostenitori del governo che hanno rivolto intimidazioni anche ai giornalisti di La Prensa e de El Nuevo Diario.

Il dolore della Chiesa che invita alla preghiera della pace

Dal canto suo l'arcidiocesi di Managua ha diffuso un comunicato stampa in cui l'arcivescovo, il card. Leopoldo Brenes ha deplorato questi atti violenti che hanno avuto luogo ieri pomeriggio con l’arresto di alcuni manifestanti. Nella nota, il porporato chiede ai fedeli e alle comunità parrocchiali di intensificare i momenti di preghiera chiedendo a Dio la pace in Nicaragua.
Jorge Solózano Pérez, vescovo di Granada ha detto che "continuiamo a vivere momenti di violenza e di mancanza di rispetto per la vita umana nel nostro Nicaragua. In questo tempo di Quaresima il Signore ci dia la forza di lottare contro il male e di intraprendere la via del bene. Mons. Silvio Báez, ausiliare dell'arcidiocesi di Managua ha affermato che "è scandaloso che anche oggi in Nicaragua, polizia e civili violenti attacchino, imprigionino e feriscano civili che manifestano pacificamente. Non sono gli accordi ad essere stati mancati di rispetto, ma le persone umane. Non sono i negoziati che ostacolano – ha detto - ma il futuro del Paese”.

La condanna dell'Alleanza civica

L'Alleanza civica, dopo gli atti di repressione, ha condannato il mancato rispetto degli accordi firmati venerdì scorso ed in una nota ha avvertito che gli atti di repressione mettono in pericolo il processo negoziale. "Il regime di Ortega ha messo ancora una volta in pericolo lo sviluppo delle trattative e la ricerca di soluzioni pacifiche e costituzionali e mette in pericolo i cittadini a cui non sono garantiti i diritti dei nicaraguensi. Denunciamo e condanniamo questa nuova repressione e il rischio che il regime imponga una soluzione pacifica e democratica alla crisi socio-politica che il Nicaragua sta vivendo dall'aprile 2018, provocando più di 500 uccisioni, più di 700 prigionieri politici, decine di migliaia di esiliati e il crollo dell'economia", ha detto l'Alleanza civica.

L’accordo prevede: diritto di manifestare, libertà di stampa e fine delle detenzioni illegali

Nell'ambito del Dialogo Nazionale, venerdì è stato firmato un accordo sui diritti e le garanzie dei cittadini, già stabilite nella Costituzione politica del Nicaragua, che Daniel Ortega avrebbe dovuto rispettare negli ultimi dodici anni, da quando cioè è salito al potere nel 2006 con il 38% dei voti. Nell'accordo siglato tra l'Alleanza civica e il governo, si legge che il governo si impegna a "garantire il diritto di concentrazione, dimostrazione e mobilitazione pubblica, nel rispetto della Costituzione e delle leggi in materia". Una volta soddisfatti i requisiti stabiliti dalla legge, la Polizia nazionale autorizzerà l'esercizio di questo diritto", afferma l'accordo firmato dai dodici membri del tavolo negoziale. Un altro dei punti riconosce il "diritto illimitato di tutti i nicaraguensi all'uso rispettoso della bandiera nazionale" e la cessazione delle detenzioni illegali contro cittadini che hanno manifestato contro il governo e che sono stati vittime di rapimenti da parte di paramilitari e agenti di polizia. A questo punto, lo Stato garantirà che "nessuno può essere sottoposto a detenzione arbitraria o detenzione, né essere privato della libertà, se non per motivi stabiliti dalla legge". Tra le richieste rivolte al governo vi sono il rispetto della libertà di espressione e della libertà di stampa, nonché la restituzione dei beni confiscati e detenuti ai media indipendenti. "Lo Stato garantisce il diritto illimitato alla libertà di espressione, il diritto all'informazione non può essere soggetto a censura, i media non possono essere soggetti a censura preventiva, né all'uso di meccanismi che possono violare le disposizioni della Costituzione e della legge o che possono limitare il diritto all'informazione veritiera e tempestiva", aggiunge il documento di cinque pagine controfirmato tra l’altro, anche dal nunzio apostolico in Nicaragua, mons. Sommertag.

 

31 marzo 2019, 11:57