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Siria: nei campi profughi 2.500 bambini stranieri di famiglie legate all'Isis

Appello di Save the Children per più di 2.500 bambini stranieri, le cui famiglie hanno legami presunti o reali conl’Isis, che si trovano attualmente nei campi di sfollati nel nord-est della Siria. Tra loro anche 38 minori soli

La comunità internazionale metta in atto le misure necessarie per garantire la sicurezza di tutti i minori. È quanto esorta, in un comunicato, Save the Children, aggiungendo che i bambini, provenienti da famiglie con legami presunti o reali con l’Isis, sono al momento separati dal resto della popolazione dei campi. C'è il rischio di vedere negato loro l'accesso agli aiuti e ai servizi essenziali. La maggior parte di questi minori vive con le proprie madri, mentre quelli non accompagnati sono temporaneamente accuditi da parenti.

Nei campi condizioni disperate

In alcuni casi, spiega Save the Children, bambine provenienti dall’estero reclutate dall’Isis oggi sono diventate madri, con figli appena nati o di poche settimane. Nonostante gli sforzi delle autorità del nord-est della Siria per garantire i bisogni delle famiglie, il rigido inverno e le bassissime temperature stanno lasciando le persone in condizioni disperate e stanno mettendo a forte rischio soprattutto le vite dei bambini. Save the Children è attualmente impegnata in tre campi per fornire il supporto essenziale alla popolazione sfollata, ma è urgente garantire ai minori servizi specifici in materia di protezione, salute e nutrizione perché possano superare le esperienze traumatiche vissute. Questo, tuttavia, non è attualmente possibile a causa della sicurezza precaria nel nord-est della Siria.

Vittime innocenti

“Tutti i bambini di famiglie con legami presunti o reali con l’Isis - ha affermato Sonia Khush, direttrice degli interventi di Save the Children in Siria - sono solo vittime innocenti del conflitto e devono essere considerati come tali". “Esattamente come è accaduto agli altri milioni di bambini siriani – ha proseguito Sonia Khush - anche loro hanno vissuto le violenze del conflitto, i bombardamenti e gravi deprivazioni, e hanno bisogno di un sostegno specifico per superare queste esperienze e ritornare alla normalità, insieme alle loro famiglie. Questo non può avvenire in campi profughi sovraffollati e in zone ancora a rischio di scontri armati. La comunità internazionale deve agire ora prima che sia troppo tardi”.

Rimpatrio in sicurezza per i minori e le loro famiglie

Save the Children chiede ai Paesi di origine il rimpatrio in sicurezza per questi bambini e per le loro famiglie, con un programma di riabilitazione e reintegrazione, in ottemperanza al diritto internazionale, compreso il diritto ad un giusto processo che prenda in giusta considerazione le loro condizioni. Gli standard internazionali dimostrato che l’accesso a programmi di recupero e riabilitazione è fondamentale per risolvere questo tipo di situazioni, e questo non può avvenire nei campi profughi in Siria.

21 febbraio 2019, 13:38