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Save the Children: in Yemen 100 bambini al giorno muoiono di fame

L’inasprirsi del conflitto delle ultime settimane nel governatorato di Hodeidah ha portato a un drammatico incremento di vittime civili, tra cui moltissimi bambini. Intervista a Filippo Ungaro, direttore della comunicazione dell’organizzazione umanitaria

Emiliano Sinopoli - Città del Vaticano

Quasi 100 attacchi aerei a Hodeidah nello scorso fine settimana, cinque volte di più rispetto all'intera prima settimana di ottobre, hanno letteralmente messo in ginocchio una popolazione già allo stremo delle forze. “Questa grave escalation intorno alla più importante città portuale dello Yemen - dichiara a Vatican news Filippo Ungaro, direttore della comunicazione di Save the Children - mette decine di migliaia di bambini sulla linea del fuoco e rischia di creare ulteriori blocchi alla consegna di cibo e medicine in un Paese in cui si stima che ogni giorno fame e malattie stiano uccidendo in media 100 bambini”.

Escalation di violenza ad Hodeidah

“Ogni convoglio bloccato al porto - spiega Ungaro - o che non riesce a lasciare l’area a causa delle violenze, significa un peggioramento della malnutrizione e un numero maggiore di bambini che rischia di morire. I pazienti che sono all’interno delle nostre strutture sanitarie sono terrorizzati dai bombardamenti e corrono per mettersi al sicuro appena sentono che stanno per cominciare, indipendentemente dalle loro condizioni di salute. Sanno che i centri sanitari non sono sicuri e temiamo che le persone bisognose di cure mediche urgenti non si rivolgano agli ospedali per la paura dei bombardamenti”,

Guerra senza fine

In Yemen, da marzo 2015, è in corso un sanguinoso conflitto. Si contano 18 mila raid aerei in tre anni solo contro Sanaa e un intero Paese ridotto in macerie tra fame, malattie e assedi infiniti. Le forze Saudite hanno preso la strada principale che congiunge Hodeidah, città strategica per il suo porto, con la capitale Sanaa isolando così gran parte del Paese ed impedendo il rifornimento di cibo, medicine e carburanti. I prezzi dei beni sono in continua ascesa così come la svalutazione della moneta locale e molte famiglie non possono più permettersi di acquistare cibo per i propri figli. “Sono 8 milioni gli yemeniti che vivono grazie alle razioni delle Agenzie dell'Onu e presto potrebbero diventare 14 milioni: la metà della popolazione”, denuncia Ungaro. L'anno scorso il Paese è stato colpito dalla più grave epidemia di colera degli ultimi anni nel mondo con un milione di casi.

11,3 milioni di bambini hanno bisogno di aiuto

Siamo di fronte a una delle peggiori crisi umanitarie di sempre: 11,3 milioni di bambini hanno bisogno di aiuto e assistenza immediata. “Se non vengono uccisi o mutilati dalle bombe - afferma il direttore della comunicazione dell’organizzazione umanitaria -vivono sotto la minaccia costante di fame e malattie. Quasi 2 milioni di piccoli sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione - 400mila di malnutrizione acuta - tantissimi non hanno accesso a cure mediche e rischiano di morire per malattie normalmente curabili, come polmonite, morbillo o difterite. Di questi, quasi 46mila, se non si interviene immediatamente potrebbero morire entro la fine dell’anno.”

L’appello di Save the Children

Save the Children sta sollecitando tutte le parti a fermare immediatamente i combattimenti, in modo da non sacrificare altre vite. È necessario consentire il pieno accesso agli aiuti umanitari e alle importazioni commerciali e negoziare con l'inviato speciale delle Nazioni Unite Martin Griffiths senza precondizioni. “Questa ondata di violenza è profondamente preoccupante - prosegue Filippo Ungaro - alla luce dei piani per ulteriori colloqui di pace che potrebbero essere un passo fondamentale per portare soccorso ai bambini dello Yemen. Sono quattro anni che vivono sotto i bombardamenti e soffrono la fame. Gli attacchi del fine settimana dimostrano che le dichiarazione dei leader mondiali non hanno senso se non sono supportate da azioni concrete. La comunità internazionale - conclude - deve aumentare la pressione diplomatica e intensificare gli sforzi per arrestare immediatamente l'offensiva e arrivare ad una pace duratura”.

 

Ascolta l'intervista a Ungaro

 

 

 

 


 

07 novembre 2018, 09:21