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Veduta aerea di un'area deforestata dell'Amazzonia, in Brasile Veduta aerea di un'area deforestata dell'Amazzonia, in Brasile  (AFP or licensors)

Verso un accordo globale per la natura e le persone

Rapporto del Wwf sullo stato mondiale delle biodiversità: oltre 8 mila specie animali a rischio di estinzione, in massima parte per l’incremento dei consumi umani delle risorse naturali, triplicati negli ultimi 50 anni

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

“La natura è la nostra unica casa e l’unica strada che abbiamo per salvarla è lanciare un accordo globale per la natura e le persone”. E’ l’appello del Wwf, in apertura del Rapporto 2018 sullo stato mondiale della biodiversità, pubblicato oggi a 20 anni dalla prima edizione.

La drammatica perdita di ricchezze naturali

Lo studio, curato dalla più grande organizzazione mondiale per la natura, con il contributo di 50 esperti, in collaborazione con Società zoologica di Londra, chiede ai Paesi, ai governi, ai popoli, alle persone di impegnarsi seriamente per contrastare la drammatica tendenza di perdita di ricchezze naturali, che pone a rischio il benessere e lo sviluppo dell’intera umanità. Occorre dunque agire – sollecita il Wwf - con urgenza per garantire in modo sostenibile l’alimentazione di una popolazione che ha superato i 7,5 miliardi di abitanti e limitare il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5°, ripristinando gli ecosistemi che stiamo perdendo.  

In 50 anni triplicati i consumi di risorse naturali

Il Rapporto documenta che negli ultimi 50 anni i consumi di risorse naturali sono cresciuti del 190 per cento e che per invertire la tendenza servono significativi cambiamenti nelle attività di produzione che si riflettano negli stili di vita. Oggi meno del 25 per cento delle terre emerse conserva condizioni naturali, percentuale che scenderà al 10 per cento nel 2050, se manterremo gli attuali ritmi di sfruttamento dei suoli. Degrado che colpisce direttamente il benessere di 3,2 miliardi di persone.

Agricoltura principale responsabile della deforestazione

Principale imputata è l’agricoltura, quella commerciale e quella di sussistenza, che in oltre 40 Paesi tropicali e subtropicali sono state responsabili tra il 2000 e il 2010 di circa il 40 per cento della deforestazione, mentre un altro 30 per cento è imputabile alla crescita urbana, all’espansione delle infrastrutture e alle attività minerarie. In appena mezzo secolo – evidenzia ancora il Rapporto - il 20 per cento della superficie dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni.

8500 specie animali a rischio estinzione

Riguardo la vita animale, preoccupa grandemente il declino globale, registrato dal 1970 al 2014, del 60 per cento delle specie vertebrate. Oltre 8500 specie a rischio di estinzione, presenti nella lista rossa stilata dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), sono minacciate da sovrasfruttamento e modifiche di ambienti naturali, dovuti anzitutto a coltivazioni agricole, a cambiamenti climatici, ad inquinamento, a dighe e miniere e alle specie animali, invasive rispetto a quelle autoctone, portate in aree del pianeta dove prima non esistevano.

Serve una roadmap dal qui al 2050

Il mondo ha bisogno di una Roadmap da qui al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, dichiara il Wwf, da mettere sui tavoli negoziali fin dalla prossima Conferenza dei Paesi firmatari della Convenzione sulla diversità biologica, che si terrà in Egitto, a Sharm-el-Sheikh, dal 17 al 29 novembre prossimo.

30 ottobre 2018, 14:54