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Una manifestazione in Messico a sostegno della carovana dei migranti diretti negli Usa Una manifestazione in Messico a sostegno della carovana dei migranti diretti negli Usa  (AFP or licensors)

Carovana di migranti verso gli Usa: l'appello della Chiesa

Sono ancora intrappolati nella "terra di nessuno" i migranti centramericani che ieri hanno superato la frontiera tra Guatemala e Messico diretti verso gli Usa. La mobilitazione dei Paesi interessati e la risposta della Chiesa statunitense

Sr. Bernadette Reis, Fsp e Adriana Masotti – Città del Vaticano

Dopo 6 giorni di viaggio, migliaia di cittadini honduregni e centroamericani, diretti negli Stati Uniti, hanno attraversato ieri la frontiera del Guatemala con il Messico, sfondando i cancelli posti al confine. Ad attenderli hanno trovato lo sbarramento della polizia messicana che ha impedito loro, per il momento, l'ingresso nello Stato di Chiapas, mantenendoli bloccati nella 'terra di nessuno'. Immediato il plauso del presidente USA, Donald Trump che via Twitter ha ringraziato il Messico commentando: "Spero che continuino in questo modo!"

Gli scontri al confine con i poliziotti messicani

La polizia ha cercato di contenere l’avanzata dei migranti, uomini, donne e tanti bambini, con uno speciale gas. Alcuni giovani hanno risposto con lanci di pietre ma i tafferugli, che hanno provocato almeno una decina di feriti, sono durati poco. Una tregua precaria, quella che si vive ora, perché non sostenibile a lungo: i migranti infatti non dispongono, dove si trovano, di alcun genere di conforto, né di riparo o servizi sanitari.

Usa e Messico a confronto

Qualche ora prima dello sfondamento della frontiera, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo si era intrattenuto a colloquio a Città
del Messico con il collega messicano Luis Videgaray. "Si tratta di un problema che deve essere risolto con urgenza", aveva detto Pompeo.
Da parte sua Videgaray aveva sostenuto che "dobbiamo trovare una via d'uscita alla crisi applicando la legge, ma sempre con un
criterio umanitario e pensando all'interesse degli emigranti".

Mai un gruppo così numeroso alla frontiera

Ma è la prima volta che un gruppo così grande di migranti, si calcola dai 3 ai 4mila, si muove insieme per cercare asilo negli Stati Uniti? L’abbiamo chiesto a Christine Reis, direttrice dell’Istituto per i Diritti Umani dell’Università San Tommaso dell’arcidiocesi di Miami:

R. – Non il primo ma sicuramente il più grande. Quest’anno ce ne sono stati un paio, ma forse intorno alle 100, 200 persone, mentre questo è decisamente molto più grande. Mi pare di ricordare che a marzo ci sia stato un gruppo di 1.600 persone, ma attraversando il Messico poi questo gruppo si è ridotto, arrivando circa al migliaio: c’è anche un forte tasso di abbandono. Alcuni si ammalano, strada facendo, e non riescono a continuare; va aggiunto che sono soggetti a violenza in ogni centro abitato che attraversano. Ecco perché alcuni, lungo il percorso, rinunciano.

Cosa pensa della minaccia di Trump di chiudere la frontiera a questi migranti in arrivo, nonché di tagliare gli aiuti ai Paesi di origine?

R. – Sappiamo che ogni Paese ha il diritto di controllare le proprie frontiere. Ma questo deve avvenire in modo umano e giusto e deve tenere in considerazione la tutela e la vita degli individui che vengono a chiedere la nostra protezione. Tagliare gli aiuti è tutt’altro discorso: questo significa semplicemente aumentare le tensioni in quei Paesi. Infatti, molti di essi fanno affidamento sull’aiuto che diamo noi per cercare di migliorare la loro situazione e quindi tagliare gli aiuti potrà produrre un effetto contrario, costringendo sempre più persone a lasciare il loro Paese e a cercare di venire da noi.

Messico, Guatemala e Honduras di fronte alla crisi

Il ministro degli Esteri messicano Luis Videgaray ha annunciato di aver chiesto l'appoggio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i
rifugiati (Unhcr) per affrontare i problemi legati all'arrivo dei migranti alla frontiera del suo Paese. E, per affrontare la crisi dell'immigrazione che comprenda una strategia per il ritorno dei migranti honduregni della carovana diretta negli Stati Uniti, si annuncia un incontro tra il presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernandez e il suo omologo guatemalteco, Jimmy Morales. In  Honduras centinaia di persone dell'opposizione sono scese in piazza oggi per esprimere solidarietà con i migranti e per chiedere al Messico di rispettare i diritti degli honduregni.

L'Honduras accusa la strumentalizzazione dei migranti

E si fa strada l’accusa da parte del governo dell'Honduras di strumentalizzazione dei suoi cittadini verso coloro che avrebbero organizzato la carovana dei migranti “esponendoli ad un percorso di dolore e di morte” e cioè settori della società che avrebbero "finalità eminentemente politiche e persino criminali". L'accusa implicita è diretta al partito Libre dell'ex presidente Manuel Zelaya, destituito nel 2009 che ha respinto le accuse affermando che quella honduregna è una vera e storica crisi umanitaria di cui sono responsabili le attuali autorità del Paese.

La solidarietà concreta della Chiesa degli Stati Uniti

Ma qual è la risposta della Chiesa statunitense rispetto a questa “carovana” di migliaia di persone che stanno entrando in Messico? Mons. José Vásquez, vescovo di Austin in Texas e presidente della Commissione per i migranti della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, dice a Vatican News:

R. – Noi davvero abbiamo risposto, la Conferenza episcopale ha risposto. Ci siamo espressi in anticipo in merito a questa situazione terribile della carovana, di questa gente che si sta spostando, questa grande folla di persone che si sta dirigendo verso gli Stati Uniti proveniente dall’Honduras, attraversando il Messico per arrivare al nostro confine. I vescovi hanno dichiarato in termini molto chiari che la priorità, naturalmente, è quella di prendersi cura di queste persone che stanno viaggiando. Molti di loro si stanno lasciando alle spalle condizioni di vita terribili, e ‘semplicemente’ cercano un modo per prendersi cura delle loro famiglie, per poter provvedere a loro. Quindi, da parte degli altri Paesi dovrebbe esserci una disponibilità alla vera comprensione e all’ascolto per capire veramente quale sia la loro situazione. Ovviamente, ognuno deve essere ascoltato per capire e accertarsi del fatto che realmente stia fuggendo da situazioni spesso veramente orribili. Il migrante è una preoccupazione centrale per la Chiesa: parliamo sempre a vantaggio degli immigrati perché hanno bisogno di protezione e del nostro aiuto.

Abbiamo sentito che spesso, lungo il loro cammino, devono affrontare violenze nelle diverse città in cui si fermano. Ci sono organizzazioni della Chiesa che intervengono per facilitare il passaggio dei migranti, in modo che non debbano subire violenza lungo il percorso?

R. – Certamente. Per quanto ne so io, in diversi luoghi lungo il percorso ci sono organismi cattolici, gruppi cattolici che ricevono gli immigrati, consentono loro di fermarsi la notte, danno loro cibo, assistenza e garantiscono protezione. Questo è un aspetto molto importante, perché molti di loro non hanno altro che i vestiti che indossano. Vengono con i bambini, hanno fame, sono stanchi: hanno veramente bisogno dell’aiuto della Chiesa. Hanno bisogno dell’aiuto di fratelli e sorelle, e spesso anche non cattolici, ma semplicemente gente di buona volontà che li aiuti e li assista in un viaggio che per loro può diventare pericoloso.
 

20 ottobre 2018, 12:04