Versione Beta

Cerca

Vatican News

Udienza decisiva per Asia Bibi, ore di attesa e preghiera

Lunedì 8 ottobre la Corte Suprema del Pakistan deciderà se confermare o annullare la sentenza di morte per la donna cattolica accusata di blasfemia e reclusa dal 2009. Asia Bibi chiede preghiere. Nel febbraio scorso l'incontro del Papa con i suoi familiari

Alle 13 (ora locale - le 10 del mattino in Italia) di lunedì 8 ottobre, la Corte Suprema del Pakistan esaminerà il ricorso, giunto al terzo e ultimo grado di giudizio, presentato dagli avvocati di Asia Bibi. Tutto si svolgerà in un’unica udienza in cui i giudici ascolteranno le posizioni della difesa e dell’accusa e valuteranno se confermare o annullare la sentenza di pena capitale. Il pronunciamento dovrebbe essere emesso lo stesso giorno ma reso noto qualche giorno più tardi.

L'accusa e l'arresto 

Asia Bibi, cattolica e madre di 5 figli, viene arrestata il 19 giugno del 2009 dalla polizia del suo villaggio di Ittanwali, nella provincia di Punjab. La presunta accusa è di blasfemia: alcune donne di credo musulmano la denunciano per aver offeso Maometto durante un diverbio.

La condanna

Formalmente incriminata il mese successivo, viene condannata a morte l’11 novembre 2010. Da allora trascorre in carcere, spesso in isolamento per tutelarne l’incolumità, il tempo dell’appello e poi, dal luglio 2015, l’attesa della sentenza finale da parte della Corte suprema. 

Un tam-tam mediatico

La vicenda di Asia Bibi fa il giro del mondo, si organizzano petizioni, marce, giornate di digiuno e preghiere per chiederne la scarcerazione. Benedetto XVI lancia un appello per la sua liberazione e invia in pakistan il cardinale Tauran, Papa Francesco assicura le sua vicinanza e accoglie la figlia maggiore e il marito della donna in Udienza il 24 febbraio del 2018. Associazioni, mass media e social tengono ciclicamente alta l'attenzione sul caso ma, come dichiarato da Paul Bhatti, presidente dell’Alleanza delle minoranze del Pakistan - fratello di Shahbaz, ministro per le minoranze del Paese asiatico, assassinato il 2 marzo 2011 da un estremista islamico - l'unica via percorribile è quella diplomatica.

 Il calvario

Più di 3300 giorni di detenzione per un'accusa non provata. La violenza subita durante l'arresto, la detenzione in cella di isolamento e le minacce alla sua incolumità e a quella della sua famiglia da parte di gruppi musulmani estremisti se fosse stata rilasciata. Quasi un decennio in carcere, strappata dalla famiglia ma senza mai perdere la fede. Lo hanno dichiarato più volte i suoi cari, il marito e la figlia maggiore. Asia chiede a tutti di pregare per lei mentre perdona chi le ha fatto e le fa del male perchè la sua fede è più forte dell'odioNumerosi i musulmani che hanno denunciato l'orrore della legge sulla blasfemia che colpisce anche loro. E adesso, gli ultimi giorni di un'attesa estenuante lunga quasi 10 anni: un calvario assurdo percorso con indescrivibile dignità dalle vittime di un'altrettanto assurda legge.

06 ottobre 2018, 13:07