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Le manifestazioni di protesta tenutesi lo scorso 15 agosto Le manifestazioni di protesta tenutesi lo scorso 15 agosto  (AFP or licensors)

Nicaragua. Le opposizioni a Ortega: torniamo ai negoziati

Le opposizioni scrivono al presidente sandinista Daniel Ortega per chiedere la riapertura del dialogo, con la mediazione della Chiesa. Intanto la Commissione interamericana per i diritti umani esprime preoccupazione per i numerosi nicaraguensi costretti ad espatriare per motivi politici

Marco Guerra – Città del Vaticano

Tornare al tavolo negoziale. Lo chiede l'opposizione nicaraguense al governo per mettere fine alla grave crisi politica che sta attraversando il Paese.

Le opposizioni scrivono ad Ortega

Con una lettera al presidente sandinista Daniel Ortega, l'Alleanza civica per la giustizia e la democrazia - che riunisce studenti ad esponenti della società civile, del settore privato e dell'agricoltura - ha chiesto con urgenza la ripresa dei colloqui con la mediazione della Chiesa cattolica. Nella missiva l’ opposizione chiede inoltre la fine delle violenze, la scarcerazione dei prigionieri politici e la convocazione di elezioni anticipate.

La vice presidente Murillo contro le proteste

In un discorso pronunciato ieri Rosario Murillo, la vice presidente del Nicaragua e moglie del presidente Ortega, è invece tornata a additare le proteste come opera di “un golpe fascista, terrorista, criminale e sacrilego” e ha detto che il marito è vittima di  “un sabotaggio mediatico” da parte degli avversari politici e dei grandi media internazionali che obbediscono “agli imperialisti”.

Preoccupazione per i cittadini costretti ad espatriare

Intanto la Commissione interamericana per i diritti umani (CIDH) ha espresso preoccupazione “per le notizie secondo cui un gran numero di nicaraguensi è stato costretto a recarsi in altri Paesi della regione a causa delle loro opinioni politiche e delle gravi violazioni dei diritti umani verificatesi dall'inizio delle proteste nell'aprile 2018”, nonché, si legge ancora sul sito dell’organizzazione, “per l'attivazione di pratiche di persecuzione e criminalizzazione da parte dello Stato nicaraguense e di altri attori non statali, come i gruppi di vigilanti”. Dopo l'inizio della repressione governativa delle proteste,  è stato osservato un aumento significativo del numero di richiedenti asilo nicaraguensi e del numero di persone che lasciano il Paese, soprattutto verso nazioni come Costa Rica, Panama, Messico e Stati Uniti.

450 morti dall’inizio delle proteste

Secondo le stime delle associazioni per i diritti umani, dall'inizio degli scontri lo scorso aprile in Nicaragua vi sono stati 450 morti, 2800 feriti e 400 persone sono state arrestate per motivi politici. Le proteste proseguono infatti in diverse città del Nicaragua. Nei giorni scorsi anche il sindacato dei contadini si è unito alle manifestazioni che hanno avuto luogo a Leon e Granada per chiedere la liberazione dei prigionieri politici. Lo scorso fine settimana l'arcivescovo di Managua e Presidente della Conferenza Episcopale del Nicaragua, cardinale Leopoldo Brenes, è tornato a condannare l’uccisione dei civili e ha riferito degli sforzi profusi dalla Chiesa per la ripresa del dialogo.

18 agosto 2018, 13:38