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Un momento dell'incontro tra familiari separati della Corea del Sud e del Nord Un momento dell'incontro tra familiari separati della Corea del Sud e del Nord   (AFP or licensors)

Corea, riprese le riunificazioni familiari. Incontri per 11 ore

Sospesi dal 2015, sono ripresi oggi gli incontri tra familiari separati dal 1953, alla fine della guerra tra Corea del Sud e del Nord. Monsignor Lazzaro, vescovo di Daejeon: “Ho pianto per loro. E’ un buon segno che i colloqui durino più del doppio rispetto al passato”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

In queste ore 89 sudcoreani, quasi tutti ultraottantenni, stanno incontrando in Corea del Nord 83 parenti, cioè genitori, figli, sposi, fratelli e sorelle, che non vedono da più di 65 anni perché vivono nel Paese governato dalla dinastia dei Kim. Sono stati estratti a sorte tra i 57 mila cittadini della Corea del Sud che, secondo Asianews, attendono ancora di riabbracciare, anche se solo per poche ore, i familiari che vivono oltre il 38° parallelo, linea di confine tra le due Coree, militarizzata e invalicabile dal 1953.

Famiglie separate dalla fine della Guerra del 1950-53

E’ uno degli effetti collaterali, forse il più doloroso, della divisione tra le due Coree, decretata alla fine della guerra, terreno di scontro tra Russia e Stati Uniti. E dell’isolazionismo al quale il regime della Nord Corea ha costretto il suo popolo dal 1953. Dal 1988, dopo più di trent’anni di blocco assoluto, vengono organizzati incontri, a scadenza più o meno annuale, tra poche decine di persone estratte a sorte, in un resort sul monte Kumgang (sulla costa orientale della Corea del Nord).

Più della metà è morto prima di poter rivedere i propri cari

All’epoca furono 129mila i sudcoreani che si registrarono come componenti di famiglie separate dalla Guerra del 1950-53 e dal confine tra due Paesi che ancora non hanno firmato una vera pace. Oggi ne sono rimasti in vita meno della metà, 57mila. Così, molti di quelli partiti oggi da Sokcho, possono portare ai familiari della Corea del Nord solo una foto del parente defunto.

Sei incontri in 3 giorni, nell'hotel sul monte Kumgang

Il primo incontro si è tenuto alle 3 del pomeriggio, le 8 del mattino in Italia, e in questi tre giorni, i familiari separati avranno sei occasioni per passare del tempo insieme, per un totale di circa 11 ore. Il più anziano dei sudcoreani, racconta ancora Asianews, è Paek Seong-gyu, 101 anni, e fra di loro c’è Lee Keum-seom, un’anziana signora di 92 anni, che incontra suo figlio per la prima volta dal 1953, quando il figlio aveva quattro anni. Ora ne ha 71. “Non avrei mai immaginato che questo giorno sarebbe arrivato – racconta Lee – non sapevo neanche se fosse vivo o meno”.

Jang porta ai nipoti solo la foto del padre defunto

Jang Hae-won, 89 anni, fuggì con il fratello maggiore dalla città natale di Hwanghae, in Corea del Nord. Oggi incontra i figli del fratello deceduto, e può portare solo delle foto. “Non sanno che aspetto avesse loro padre, perciò dirò loro come egli appariva e quando è morto”, dice Jang. “Ma è tutto qui, perché più parleremo, maggiore sarà la tristezza”.

Dal 2015 incontri sospesi per le tensioni tra Nord e Sud

Finora, dal 1988, si sono tenuti una ventina di incontri come questo e la Corea del Sud preme perché diventino più frequenti. Con l’età avanzata dei membri delle famiglie separate, il tempo a loro disposizione è sempre di meno. Ma dal 2015, in concomitanza con il raffreddamento dei rapporti tra Seul e Pyongyang, gli incontri tra familiari separati erano interrotti. Abbiamo raccolto la testimonianza di monsignor Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon. (Ascolta qui l'intervista integrale)

“Dopo tre anni – ci racconta - a sentire queste notizie e vedere le immagini in televisione, io piangevo, per questi familiari separati da più di 65 anni. Quest’anno, grazie ai nuovi rapporti fra le due Coree, è arrivata questa buona notizia. Spero che questa sia una strada aperta, e continui, non soltanto per i familiari, ma per vari aspetti della vita del Paese. Io ringrazio il Signore e sono proprio molto contento”.

Lei ha incontrato in passato alcuni di questi familiari, dopo questi incontri? Che emozioni riportano? Ha qualche storia da raccontare?

R. – Certamente io conosco alcuni familiari separati. Anche loro hanno incontrato i familiari della Corea del Nord, e dopo questo incontro, vivono col desiderio di convivere insieme. Sempre nel loro cuore, in una parte, in fondo, c’è un buco, perché i loro fratelli e familiari abitano in Corea del Nord. Questo è molto triste. Ma adesso, con questi nuovi rapporti, speriamo che arrivi questa pace nella penisola coreana. Così avremo più rapporti, lettere, visite, eccetera… Spero veramente che sia arrivato il tempo per nuovi rapporti in Corea.

E’ oggetto delle trattative, del dialogo tra Corea del Nord e del Sud, anche la possibilità che chi ha familiari nell’altra Corea possa trasferirsi per vivere insieme?

R. – Questo è il nostro desiderio per il futuro, ma non so quando potrà realizzarsi. Ma intanto sono importanti anche le lettere, i rapporti, i contatti. Per i trasferimenti non lo so, speriamo al più presto. Ma vedendo la situazione, in questo momento, solo il Signore può sapere quando. Ma questa volta, grazie ai rapporti più fraterni tra le due Coree, hanno dato più tempo alle famiglie per stare insieme, da soli. Prima davano poco tempo, nella grande sala. Oggi invece c’è più rispetto per le famiglie. Anche questo è un buon segno. Ci sono sempre due giorni di colloqui, ma prima il tempo per stare insieme era poco, solo 4-5 ore. Questa volta hanno dato quasi 12 ore, più del doppio del passato, per stare tra familiari.

Continuare il dialogo. Ma Cina e Stati Uniti vi aiuteranno, in questo cammino, dopo lo storico incontro tra i presidenti Trump e Kim Jong-un?

R. – Io spero e prego. L’altro ieri sono iniziati in Indonesia i Giochi asiatici e le due Coree hanno fatto alcune squadre insieme, e i tifosi sono insieme. Già questa è una grande cosa. In settembre ci sarà un altro summit tra Kin Jong-un e il nostro Moon Jae-in. Queste cose ci aiutano a sentire che siamo fratelli. Io anche chiedo all’opinione pubblica internazionale che spinga sia l’America che la Cina ad aiutarci ad essere una Penisola in pace, perché anche questo è importante per la pace in tutta l’Asia e nel mondo. Questo noi desideriamo e speriamo, anche se serve l’aiuto dell’opinione pubblica internazionale. Prego il Signore perché cambi i cuori dei dirigenti in America e anche in Cina.

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Momenti di un incontro atteso da più di sessant'anni
20 agosto 2018, 16:33