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Proteste contro il caro-benzina ad Haiti Proteste contro il caro-benzina ad Haiti  (ANSA)

Haiti, proteste contro caro-benzina. I vescovi: violenza non è soluzione

In una nota la Chiesa haitiana condanna le violenze durante le manifestazioni di questi giorni contro l'aumento del carburante deciso dal governo, ma chiede anche soluzioni ai problemi del Paese stretto tra povertà e corruzione

Lisa Zengarini - Città del Vaticano

Resta ancora alta la tensione ad Haiti, teatro in questi giorni di violente proteste e scontri contro la decisione del governo, poi revocata, di aumentare il prezzo del carburante. Le manifestazioni sono iniziate il 6 luglio causando diverse vittime. Il 7 luglio l’esecutivo, che aveva giustificato il provvedimento con la necessità di far quadrare il bilancio dello Stato, ha fatto marcia indietro, ma questo non ha placato gli animi. Nelle scorse ore sono continuati saccheggi di negozi, supermercati e hotel, violenze diffuse e manifestazioni.

No alle devastazioni

La Chiesa haitiana segue con preoccupazione l’evolversi della situazione. In una nota i vescovi condannano le violenze, esprimendo cordoglio per le vittime: “Non possiamo in alcun modo incoraggiare ad uccidere, distruggere e saccheggiare i beni altrui e dello Stato che dovrebbero essere un bene comune”, scrivono nel testo, ricordando che “distruggere e bruciare non è mai stata una soluzione. Al contrario - ammoniscono - crea più disoccupazione e spaventa chi vuole investire nel Paese per creare lavoro”.

Il popolo haitiano soffre da troppo tempo

Secondo i presuli non basta tuttavia fermarsi alle conseguenze delle situazioni, ma occorre andare alle cause e “trovare una soluzione che possa portare il Paese alla stabilità, alla pace e allo sviluppo materiale, sociale, economico, culturale e spirituale”. E su questo punto essi chiamano in causa le responsabilità della classe dirigente haitiana. “La popolazione - evidenziano - soffre da troppi decenni. Il popolo vive nella miseria e non ce la fa più. Da tempo aspira a un cambiamento e per questo vuole un governo che possa ascoltare il suo grido di dolore e lavorare realmente per il suo benessere”.

L’appello a contribuire a “un dialogo costruttivo”

Da qui l’appello a “tutte le forze vive del Paese” a contribuire a “un dialogo costruttivo” per il suo futuro e sviluppo. I vescovi si rivolgono poi alla comunità internazionale per un sostegno che risponda “ai veri bisogni della maggioranza degli haitiani”. La Chiesa, da parte sua, “è pronta a continuare a fare il possibile per aiutare il popolo a cambiare le sue condizioni di vita”.

L’intervento del presidente della Ceh

Sulla difficile situazione del popolo haitiano si era soffermato il 27 giugno scorso il presidente della Conferenza episcopale di Haiti (Ceh), mons. Launay Saturné, durante la Messa celebrata nello stadio Sylvio Cator di Port-au-Prince per la festa della Madonna del Perpetuo Soccorso, patrona di Haiti, e per la ricorrenza dei 75 anni di consacrazione dell’isola alla Vergine. Nell’omelia, pronunciata alla presenza delle più alte cariche dello Stato, compreso il presidente Jovenel Moïse, il presule aveva denunciato tra i mali che rovinano il Paese la corruzione, l'insicurezza, l'ingiustizia, la disoccupazione, invitando i fedeli a pregare affinché la vita ad Haiti veda un miglioramento.

11 luglio 2018, 19:05