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Fca: Sergio Marchionne con John Elkann Fca: Sergio Marchionne con John Elkann   (ANSA)

Fiat-Chrysler: timori per il futuro dell’occupazione in Italia

Mentre le condizioni di Sergio Marchionne ricoverato in terapia intensiva all’ospedale universitario di Zurigo restano stabili, con l’arrivo dell’americano Mike Manley alla guida di FCA e all’indomani delle dimissioni dell’unico italiano del gruppo, capo area Europa, Alfredo Altavilla, aumentano i timori per il futuro occupazionale in Italia

Luca Collodi – Città del Vaticano

“Il governo italiano, lavora perché non ci siano contraccolpi sui lavoratori di FCA in Italia, assicurano da Palazzo Ghigi, investendo sull’automotive elettrico”. Ne parliamo con Mauro Zangola, responsabile dell’Ufficio Studi dell’Unione Industriali di Torino e collaboratore della Diocesi di Torino per le ‘Politiche Sociali’, ospite di Radio Vaticana Italia

Il futuro di FCA in Italia

“Per l’Italia vuol dire tanta incertezza”. “L’incertezza c’era già prima quando fu presentato il piano strategico, spiega Zangola, ma lo è ancora di più ora. Nel piano di rilancio dell’auto si parlava di 45 miliardi di investimento, di 29 modelli nuovi, dell’addio al diesel, tutte cose belle ma non si diceva e non si dice niente sul quando, su quali di questi modelli saranno avviati e dove saranno costruiti. Se in Italia, Stati Uniti, Europa, quali sono le conseguenze per i siti produttivi e soprattutto quali sono le ricadute per l’occupazione.

La crisi occupazionale

“Oggi la situazione in Italia è, a dir poco, drammatica: Pomigliano è in cassa integrazione, a Torino nel 1991 lavoravano in Fiat, non dico nel 1980 quando c’erano 120mila addetti, 5 mila persone. Oggi in Italia sono circa 25mila. Il Piemonte, con il 70% della produzione Fiat in anni passati, sono rimasti in 5mila, di cui 3mila sono esuberi”. “Fino a quando non si daranno risposte a queste domande la situazione resterà drammatica. A Torino si spera di avere almeno la produzione di un Suv. E di un modello a Pomigliano che sostituisca la Panda. Forse l’auto elettrica? Una situazione incerta e preoccupante. Siamo tutti in attesa di capire. Marchionne aveva sempre detto che non avrebbe mai chiuso stabilimenti in Italia e che avrebbe salvaguardato l’occupazione”. Sono buone intensioni, mai seguite da azioni concrete.

La guida del gruppo va all’estero

“Ritengo impensabile, prosegue Zangola, che all’interno di quelli che sono i manager italiani che hanno contribuito al risanamento del gruppo Fiat, non ci sia un manager che possa rientrare nei massimi livelli. Se vogliamo essere un po’ pessimisti è un altro segno. L’ amministratore delegato è americano ed ha preferito scegliere persone di altre nazionalità. E’ un peccato perché una cosa che non sempre si dice, è che l’Italia da un punto di vista produttivo ha le migliori fabbriche al mondo, soprattutto dal punto di vista dei componenti per auto. Oggi, per fortuna, l’indotto lavora solo al 40% per Fiat, il resto per tutte le altre case mondiali”. Di fronte a competenze così elevate, il fatto che nel board di FCA non ci siano dirigenti italiani, la dice lunga sull’interesse che avrebbero i nuovi amministratori ad investire in Italia. Bisogna investire in Italia. Se non si crede nell’Italia, uno dei più grandi Paese produttori di auto e componenti, la situazione occupazionale rischia di precipitare”.
 

24 luglio 2018, 13:46