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Il nuovo presidente colombiano Iván Duque Il nuovo presidente colombiano Iván Duque  (AFP or licensors)

Colombia, eletto Duque: vescovi, proseguano pace con Farc e dialogo con Eln

Dopo l’elezione a presidente di Iván Duque, primo commento dei vescovi nell’intervista a mons. Álvarez Botero. Risultati al più presto anche nella lotta alla corruzione

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Avvocato, 41 anni, esponente del partito di centro destra “Centro Democrático” e delfino dell’ex presidente Álvaro Uribe, Iván Duque dal prossimo 7 agosto sarà ufficialmente il presidente della Colombia. Succederà a Juan Manuel Santos. Nel ballottaggio di ieri contro l’ex guerrigliero Gustavo Petro, candidato di centro sinistra del movimento “Colombia Humana”, Duque ha infatti ottenuto il 54% delle preferenze.

L’intesa con le Farc

In un momento cruciale per la Colombia, a due anni dall’accordo di pace con la guerriglia marxista delle Farc, dopo oltre 50 anni di guerra che hanno provocato almeno 260.000 morti, più di 60 mila dispersi e oltre 7 milioni di sfollati e profughi, Duque nel suo primo discorso ufficiale ha ribadito di voler rivedere l’intesa affinché le vittime siano “al centro del processo, per garantire verità, giustizia e riparazione”. Già in campagna elettorale aveva annunciato la prigione per gli ex capi della guerriglia accusati di gravi crimini e il divieto dell’elezione in Parlamento.

Vescovi: non distruggere accordi

Il nuovo capo di Stato ha comunque “promesso di non distruggere gli accordi di pace, sebbene abbia ribadito la necessità di introdurre delle modifiche”, sottolinea a VaticanNews mons. Elkin Fernando Álvarez Botero, vescovo ausiliare di Medellín e segretario generale della Conferenza episcopale della Colombia (Cec), nel primo commento dei presuli subito dopo le elezioni (Ascolta l’intervista a mons. Álvarez Botero). “Nei prossimi giorni vedremo quali saranno queste modifiche e speriamo anche possano essere per il bene, per la pace, per assicurare le fondamenta del Paese anche per quanto riguarda la costruzione della riconciliazione. E - aggiunge il vescovo - speriamo che il nuovo presidente continui la linea di dialogo con l’altra guerriglia, l’Eln”, con cui è in corso un negoziato di pace.

Corruzione, tra i mali più gravi

Duque ha parlato pure un “attacco frontale” alla corruzione, a fronte di una impennata nella produzione di cocaina che ha definito una “minaccia alla sicurezza nazionale”. Su questo punto si sofferma mons. Álvarez Botero: “sentiamo, in questo momento, come la corruzione sia veramente uno dei mali più gravi del Paese e dunque questa lotta contro di essa è fondamentale per poter avanzare nel progetto di costruzione di una Colombia nuova. La corruzione non è solo quella politica o economica: è anche quella delle idee, dei modi di vivere. Dunque bisogna portare avanti questa lotta e avere risultati al più presto”.

Rispetto dei valori tradizionali

Al nuovo presidente i vescovi colombiani - aggiunge il presule - inviano i loro “auguri”, manifestando al contempo “la disponibilità della Chiesa” a impegnarsi in tutti i settori in cui la propria missione deve muoversi “per attuare una nuova società e per aver un progresso nella vita del Paese”. In particolare, riferisce il segretario generale anticipando un intervento della Cec, i presuli chiederanno “al nuovo presidente soprattutto il rispetto della vita e la difesa dei valori della famiglia, che sono le fondamenta per avere una vera e nuova Colombia”. Mons. Álvarez Botero, ricordando come Iván Duque abbia “convocato tutti i settori della Colombia affinché contribuiscano al progresso della nazione e partecipino ai processi democratici”, spera dunque che tale modalità “possa divenire una realtà” e “che arrivino tempi nuovi” per la Colombia.

18 giugno 2018, 14:38