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Referendum sull'aborto in Irlanda. Manifestazione per il no Referendum sull'aborto in Irlanda. Manifestazione per il no  (AFP or licensors)

Vescovi Irlanda: al referendum sull’aborto vinca il diritto alla vita

Domani 3,2 milioni di irlandesi saranno chiamati a votare per il Referendum sull’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione, dando così via libera alla possibilità di abortire in quasi tutte le circostanze. I vescovi invitano a votare no. Il si all’aborto minerebbe il principio per cui il diritto alla vita è un diritto umano fondamentale

Roberto Piermarini - Città del Vaticano

Nell’ultimo mese i vescovi di tutte le diocesi irlandesi hanno inviato ai fedeli lettere pastorali e dichiarazioni a difesa della vita. Una mobilitazione capillare e senza precedenti dopo che a marzo la Conferenza episcopale aveva pubblicato una Dichiarazione mettendo in rilievo i diversi motivi per i quali i vescovi ritenevano inopportuno sostenere il Referendum.

Si può parlare ancora di “cattolicissima Irlanda”?

Ma perché quella che viene definita la “cattolicissima” Irlanda, vuole cambiare la costituzione introducendo l’aborto? Per Padre Gonzalo Miranda, decano della Facoltà di bioetica all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, intervistato da Federico Piana, oggi non possiamo più parlare di “cattolicissima Irlanda” in quanto nel Paese è in atto un processo di secolarizzazione e laicizzazione che ha provocato un declino della pratica della fede e la crisi delle vocazioni sacerdotali. Inoltre c’è una forte pressione a livello europeo dove domina un’ideologia in favore dell’accettazione dell’aborto. Per Padre Miranda, l’aborto non è un diritto. Giovanni Paolo II nell’Evangelium Vitae scrive che c’è un processo per il quale comportamenti che sono giustamente considerati “delitti”, vengono poi giustificati fino a farli diventare “diritti”, ed uno di questo – afferma Padre Miranda – è proprio l’aborto.

Le conseguenze dell’aborto sulla donna

“Nel caso dell’aborto, i beni in gioco, distrutti o danneggiati, sono diversi - afferma ancora Padre Miranda- uno, è la vita del nascituro che non ci sarà più, l'altro è la mamma che tantissime volte - lo sappiamo bene noi sacerdoti ed anche gli psichiatri – soffre di danni terribili a livello psicologico per colpa dell’aborto; e finalmente la società nella quale si stabilisce che possono essere distrutte vite umane perché non desiderate o malate”.

Scientificamente la vita nasce fin dal concepimento

“Bisogna tener presente – continua Padre Miranda – che non c’è alcun manuale di embriologia – non dico libri di bioetica – che nega che nel momento della fecondazione comincia l’esistenza di un nuovo individuo umano. Purtroppo – conclude – c’è questa tendenza a manipolare le cose”.

Ascolta l'intervista a Padre Miranda

Vescovi irlandesi: la compassione va unita alla verità

“Gli irlandesi – spiega all'Agenzia Sir mons. Brendan Leahy, vescovo di Limerick – sono un popolo compassionevole. Se da una parte sanno che è in gioco la vita di un bambino, dall’altra sentono con il cuore le situazioni difficili delle ragazze madri, delle madri che sono costrette ad andare all’estero per abortire e sentono di doverle aiutare sostenendo il Referendum. Ma la compassione va unita alla verità. Ci sono due vite da difendere e sostenere: la vita della madre e la vita del nascituro”.

Il Papa in Irlanda a fine agosto

Il 25 e 26 agosto Papa Francesco, che visiterà l’Irlanda in occasione dell’Incontro mondiale delle famiglie che si svolge a Dublino, troverà un Paese sempre a maggioranza cattolica, ma profondamente cambiato prima con l’approvazione dei matrimoni gay ed ora con il Referendum sulla liberalizzazione dell’aborto.
 

24 maggio 2018, 08:03