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Esercito: simulazione del disinnesco esplosivo a Porta di Roma Esercito: simulazione del disinnesco esplosivo a Porta di Roma  (ANSA)

Spese militari: 2017 anno da record

Secondo i nuovi dati diffusi dal Sipri, l’Istituto di ricerca internazionale di pace di Stoccolma, il totale della spesa militare mondiale è salito a 1739 miliardi di dollari

Luisa Urbani – Città del Vaticano

Un mondo che spende sempre di più per armarsi. È questa l’immagine che emerge dall’ultimo rapporto del Sipri, il centro di ricerca che si occupa di sicurezza globale, controllo delle armi e disarmo. Dopo un frangente in cui gli esborsi sono rimasti relativamente invariati dal 2012 al 2016, la spesa globale è aumentata nuovamente nel 2017. Gli esborsi hanno toccato 1.739 miliardi di dollari, registrando una crescita dell’1,1% rispetto al 2016.

I maggiori investitori

Stati Uniti, Cina, Arabia Saudita, India e Russia sono i Paesi che hanno investito di più nel 2017. Le loro spese militari, sommate, rappresentano il 60% del totale mondiale. Gli Stati Uniti conquistano, ancora una volta, il primo posto con somme pari a 610 miliardi di dollari. La quota delle spese cinesi è passata dal 5,8% del 2008 al 13% del 2017. L’Arabia Saudita ha registrato una crescita del 9,2% attestandosi a 69,4 miliardi di dollari. L’India, invece, ha investito 63,9 miliardi di dollari, il 5,5% in più rispetto all’anno precedente.

Il commento dell’Iriad

Secondo Fabrizio Battistelli, presidente dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (Iriad) “I dati preoccupanti sono più di uno. Innanzitutto il fatto che il Medio Oriente si conferma l’aerea più a rischio dal punto di vista della corsa agli armamenti. Anche in Europa – prosegue - si registra una piccola corsa agli armamenti. In particolare nell’Europa centro-orientale dove ci sono nazioni che si sentono minacciate dalla Russia. In realtà la natura e l’entità della intimidazione è tutta da dimostrare, però già solo questa preoccupazione porta le nazioni ad investire di più per le spese militari”.

La situazione in Russia

Con 66,3 miliardi di dollari spesi nel 2017, le spese della Russia sono inferiori del 20% rispetto al 2016. Una diminuzione che non si registrava dal 1998. “In effetti – commenta il presidente Battistelli - la spesa è leggermente diminuita, ma si tratta sempre di una somma cospicua, parliamo di 63 miliardi di dollari. Preoccupante, invece, è il fatto che la Russia è stata superata dall’Arabia Saudita”.

Nuovi acquirenti

Le nuove rotte dei commerci di apparecchiature militari si stanno spostando sempre più verso l’Asia. In Cina, le spese militari nel 2017 continuano ad aumentare, seguendo la tendenza al rialzo che dura da ormai due decenni.“ C’è una tendenza che, per ora, non è tale da capovolgere gli equilibri internazionali. Se consideriamo un’Asia allargata composta da Arabia Saudita, Cina e India, il livello della spesa è abbastanza preoccupante. Soprattutto – illustra Battistelli - se si considera che sono tre Paesi che avrebbero probabilmente investimenti più urgenti da fare, ad esempio in campo civile”.

La realtà italiana

L’Italia si colloca al dodicesimo posto con 29,2 miliardi di dollari. Rispetto al periodo 2008-2017 si tratta di una diminuizione del 17%. “ Il nostro Paese – spiega il presidente dell’Iriad – più di una volta è stato richiamato dalla Nato per gli investimenti militari. L’Italia, sapientemente, spende una percentuale di Pil minore di quella che dovrebbe. Non possiamo dire dunque che ci sia una spinta militarista”.

I rischi

“Complessivamente – illustra Battistelli – i rischi sono svariati. Innanzitutto il trade-off, cioè il rapporto di sostituzione tra le spese destinate all’apparato militare e gli investimenti in ambito pubblico e soprattutto civile. A livello regionale, invece , c’è il fenomeno del rispecchiamento e dell’emulazione. Quando un paese si mostra dinamico mette in moto delle reazioni di timore e sospetto negli altri. Questa situazione si è verificata in Europa orientale, si pensi alla guerra civile in Ucraina o il referendum in Crimea. Tra tutti, però, lo scenario più preoccupante e delicato riguarda il rapporto tra Israele e Iran”.

Ascolta l'intervista a Battistelli
03 maggio 2018, 12:35