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L'Onu ha riconosciuto il legame tra guerre e fame L'Onu ha riconosciuto il legame tra guerre e fame  (AFP or licensors)

Risoluzione Onu riconosce legame tra guerre e fame

Con una storica risoluzione, l’Onu ha riconosciuto il legame tra conflitti e insicurezza alimentare. La soddisfazione del World Food Programme

Salvatore Tropea – Città del Vaticano

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione, la #2018-492, con la quale affronta, per la prima volta, l’argomento della fame nel mondo causata dalle guerre. Il documento sottolinea “la forte preoccupazione che i conflitti armanti in corso e le violenze hanno delle conseguenze umanitarie devastanti” e sono quindi la “causa maggiore del rischio corrente di carestie”.

Mettere fine alle guerre per combattere la fame

Si tratta a tutti gli effetti di una risoluzione storica, come afferma a Vatican News Emanuela Cutelli, responsabile della comunicazione per l’Italia del World Food Programme. “È un riconoscimento – spiega – del fatto che non si eliminerà mai la fame nel mondo senza porre fine ai conflitti armati, alle guerre e alla violenza, senza quindi creare delle condizioni di pace”. Quindi, “ogni intervento per migliorare la sicurezza alimentare nel mondo – prosegue la Cutelli – è un intervento a favore della pace e della stabilità”.

World Food Programme: enorme passo in avanti

Il Programma alimentare mondiale, tramite il Direttore Esecutivo David Beasley, si è congratulato con il Consiglio di Sicurezza, sottolineando come “il voto della risoluzione è un enorme passo in avanti che servirà a spezzare il ciclo tra conflitti e fame”. La Risoluzione, inoltre, è fondamentale, si legge nel comunicato stampa del Wfp, per affrontare “il ruolo dell’insicurezza alimentare sia come risultato che come fattore scatenante dei conflitti nel mondo” e quindi questo legame tra fame e guerre “si frappone alla prosperità e alla pace di centinaia di milioni di persone”.

La guerra affama mezzo miliardo di persone

In tutto il mondo le persone che soffrono la fame in modo cronico sono circa 815 milioni, delle quali il 60%, quindi almeno 489 milioni, sono costrette alla fame in zone di conflitto, ovvero una piaga causata esclusivamente dall’uomo e del tutto prevenibile. Inoltre, secondo l’ultimo Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari, pubblicato a marzo dal Food Security Information Network, negli ultimi due anni il numero delle persone che vivono in una condizione acuta di insicurezza alimentare è cresciuto del 55%, passando da 80 a 124 milioni.

A subirne le conseguenze i più deboli: i bambini

Come sempre accade in tutte le guerre, a farne le spese sono “i più vulnerabili, quindi i bambini” come precisa Emanuela Cutelli. I dati sono eloquenti: “su 155 milioni di bambini che nel mondo soffrono di ritardi nella crescita, ben 122 milioni vivono in zone di conflitto e questo – secondo la Cutelli – mette a rischio il futuro di intere generazioni”. Inoltre, delle tredici maggiori crisi alimentari nel mondo, racconta la responsabile della comunicazione del Wfp italiano, “addirittura dieci sono causate dalle guerre, come in Yemen, Siria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan”.

L’appello ai leader mondiali

La decisione del Consiglio di Sicurezza fa appello ai leader di tutto il mondo e in particolare a tutte le parti coinvolte nei conflitti armati, affinché rispettino gli obblighi stipulati nel diritto umanitario internazionale. Si chiede soprattutto di risparmiare, durante bombardamenti e azioni militari, quanto necessario per produrre e distribuire il cibo, come fattorie mercati, mulini e sistemi di irrigazione. La risoluzione – promossa in particolare da Costa D’Avorio, Kuwait, Paesi Bassi e Svezia e votata all’unanimità dai quindi membri – chiede inoltre al Segretario Generale di continuare a fornire informazioni sul rischio di carestie e di insicurezza alimentare. “Naturalmente – specifica la Cutelli – si tratta di una risoluzione che avrà un impatto a lungo termine, ma rappresenta un momento fondamentale” per migliorare gli interventi e accrescere la consapevolezza della comunità internazionale.

Ascolta l'intervista a Emanuela Cutelli
25 maggio 2018, 15:05