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I vescovi del Nicaragua annunciano la sospensione della mediazione I vescovi del Nicaragua annunciano la sospensione della mediazione 

Nicaragua: vescovi sospendono mediazione nel dialogo nazionale

La Conferenza episcopale nicaraguense ha interrotto ieri la mediazione nel dialogo nazionale avviato fra il governo del presidente Daniel Ortega e i rappresentanti di ampi settori della società. I vescovi hanno preso questa decisione dopo che i delegati dell’esecutivo si sono rifiutati di approvare un’agenda comune di riforme

«È stato impossibile andare avanti con il dialogo nazionale perché non siamo nemmeno riusciti a cominciare con l’agenda per la democratizzazione» ha scritto su twitter il vescovo ausiliare di Managua, Silvio José Báez Ortega, delegato dall’episcopato a informare i giornalisti sul tavolo di dialogo, che si svolge nel seminario di Nostra Signora di Fátima.

No del governo a riforma della costituzione e del potere legislativo

La presa di posizione dei vescovi – riferisce L’Osservatore Romano - va ricollegata alla situazione di stallo cui è giunto il dialogo nazionale. La quarta sessione del dialogo si è infatti bloccata sui tre primi punti dell’agenda proposta dall’episcopato, ovvero la riforma costituzionale per andare a elezioni anticipate, la riforma della legge sull’organizzazione del potere legislativo e il varo di nuove riforme con l’assistenza di garanti esterni come l’Unione europea e l’Organizzazione degli Stati Americani. In precedenza, tutti i partecipanti al dialogo avevano accettato un’agenda di quindici punti proposta dalla Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh) che aveva visitato il paese durante lo scorso weekend. Nel suo rapporto la Cidh aveva chiesto, fra altri punti, la creazione di un meccanismo legale indipendente per indagare sulle violazioni dei diritti umani, e lo scioglimento dei gruppo irregolari sandinisti che hanno appoggiato le forze dell’ordine nelle azioni contro i manifestanti.

Commissione mista per sbloccare la situazione

Dopo la sospensione del dialogo, le due parti hanno deciso di creare una commissione mista, con tre delegati del governo e tre della società civile, per cercare di sbloccare la situazione. «Bisogna fidarsi dei vescovi, non vogliamo deludere nessuno. Stiamo facendo tutto il possibile per amore di Gesù Cristo e per amore della nostra patria, il Nicaragua», aveva detto alcuni giorni fa, in un’affollata conferenza stampa, monsignor Báez Ortega. «La pace che stiamo cercando non è la pace dei cimiteri, né quella degli schiavi sottomessi, è la pace che nasce delle persone riconciliate. Noi abbiamo accettato di essere mediatori del dialogo nazionale per non invitare delegazioni straniere o internazionali».

Il governo chiede la fine delle violenze e delle proteste

Il governo, dal canto suo, ha sottolineato che il programma del dialogo deve includere quale primo punto essenziale lo stop delle proteste e delle violenze. Il ministro degli esteri, Denis Moncada, ha dichiarato ieri che «non accettiamo questa agenda, imposta unilateralmente», e che rappresenta «una strada che porta al colpo di stato». Insieme ad altri rappresentanti pro governativi, Moncada ha insistito che il vero problema che affronta il Paese «sono i blocchi stradali e le proteste di piazza».

La Chiesa denuncia minacce di morte a vescovi e sacerdoti

Martedì scorso i vescovi, in un comunicato, avevano dichiarato: «Come mediatori e testimoni nel dialogo nazionale, siamo chiamati a proporre e promuovere tutti i mezzi possibili per ottenere la democratizzazione tanto desiderata del paese e, di conseguenza, è nostro sacro dovere pronunciare la vera parola che ci rende liberi». Nella nota — firmata dal segretario generale, mons. Juan Abelardo Mata Guevara, vescovo di Estelí — si denunciano fra l’altro «discredito e minacce di morte di cui sono oggetto presuli e sacerdoti», in particolare monsignor Báez Ortega. Si parla quindi di «attacchi del governo orchestrati attraverso giornalisti e mezzi di comunicazione» compresi social network come Facebook e Twitter.

 

 

25 maggio 2018, 07:55