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I violenti scontri a Gaza dopo il trasferimento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme I violenti scontri a Gaza dopo il trasferimento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme  (AFP or licensors)

Medio Oriente. Mons. Pizzaballa: il negoziato dovrà riprendere

Intervista all’amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, che in una nota ha condannato “ogni forma di violenza” e “uso cinico di vite umane”. “Il nostro grido è inascoltato da tempo – ci dice – ora c’è odio e profonda sfiducia tra le parti, ma non può restare così, la situazione va presa in mano”. Come cristiani “possiamo solo riunirci tutti nella preghiera”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Prima il grido per chiedere giustizia e la pace per la Terra Santa, con la condanna, in una nota inviata all’Agenzia Sir, per le violenze che hanno spento  “la vita di tanti giovani”. Poi , al telefono con Vatican News da Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, francescano di Bergamo, in Terrasanta da 28 anni, guarda avanti e commenta che “prima o poi si dovranno riprendere i fili del negoziato, ma a breve termine certamente no. Gli animi sono troppo esacerbati, c’è stata troppa violenza, odio”.

Eccellenza, a nome dei cristiani di Terra Santa chiedete giustizia e pace. Un grido purtroppo inascoltato...

R – Un grido inascoltato già da molto tempo. Purtroppo non è la prima volta che ci sono episodi di violenza, il conflitto va avanti ormai da generazioni.  Sa un po’ di retorica, me ne rendo perfettamente conto, ma non sappiamo che altro dire.

Potrà mai riprendere il processo di pace dopo questa decisione unilaterale del presidente Trump?

R – Prima o poi si dovranno riprendere i fili del negoziato, ma in questo momento e a breve termine certamente no. Gli animi sono troppo esacerbati, c’è stata troppa violenza, odio… c’è un odio veramente profondo e una sfiducia soprattutto molto profonda tra le parti. Quindi realisticamente non credo che a breve termine ci saranno dei cambiamenti, purtroppo. A lungo termine è evidente che questa situazione non può restare com’è, ha bisogno di essere presa in mano.

Violenze e vittime a Gaza. A Gerusalemme, invece, qual è il clima oggi?

R – Il clima è una contraddizione tipica e dolorosa. Da una parte sono contenti, per il trasferimento dell’ambasciata americana, dall’altra parte è lutto, sciopero, tutto chiuso per lutto. Questa è la tragedia che viviamo qui continuamente.

Voi avete proposto una giornata di preghiera e digiuno per la pace, sabato prossimo. Avete avuto adesioni anche dalle altre Chiese cristiane presenti a Gerusalemme?

R – Beh, su queste cose siamo sempre tutti d’accordo, naturalmente. Credo che di fronte a queste situazioni la cosa importante è riunirsi tutti nella preghiera e pregare e intercedere, non possiamo fare altro.

Comunque il grido e la pressione anche politica delle Chiese cristiane in Terra Santa è comune?

R – Certamente, su questo siamo tutti d’accordo e tutti condividiamo, naturalmente, le stesse aspirazioni di giustizia, di pace, di rispetto e anche necessità di preghiera.

Ascolta e scarica l'intervista a monsignor Pizzaballa
15 maggio 2018, 17:21