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Marcia per la vita a Washington Marcia per la vita a Washington  (2018 Getty Images)

A Roma Marcia per la Vita contro aborto ed eutanasia

Si svolgerà a Roma il prossimo 19 maggio l’ottava Marcia per la Vita, oggi la conferenza stampa di presentazione alla Sala Stampa Estera

Salvatore Tropea – Città del Vaticano

Partirà da Piazza della Repubblica, di fronte alla stazione Termini di Roma alle ore 14:30, l’ottava Marcia per la Vita, che quest’anno avrà tra i suoi temi principali il 40.mo anniversario della legge 194 sull’aborto e le vicende di Alfie Evans e Vincent Lambert sul fine vita. Si è tenuta oggi la conferenza stampa di presentazione, dove sono intervenuti Virginia Coda Nunziante, presidente della Marcia per la Vita italiana, il canadese Steve Jalsevac, co-fondatore del portale prolife nord-americano Lifesitenews e la venezuelana Christine de Marcellus Vollmer, presidente dell’Alleanza latino-americana per la famiglia.

Sulla scia della Marcia di Washington

L’evento che si svolgerà a Roma sabato prossimo non può che prendere spunto, come ormai avviene da otto anni, dalla grande Marcia Pro-Life che si svolge da 45 anni a Washington, come spiega Virginia Coda Nunziante, intervistata da Mara Miceli e Rosario Tronnolone. “In tutti questi anni – racconta la presidente della Marcia per la Vita italiana – negli Usa sono riusciti a creare una grande cultura pro-life. Lì si vedono oltre 500 mila persone in marcia e di queste circa l’80% è giovane, mentre in Italia i giovani non hanno sviluppato questa cultura in difesa della vita”.

Ascolta l'intervista sulla Marcia per la Vita

A 40 anni dalla legalizzazione dell’aborto

Tra in temi principali della marcia italiana di quest’anno ci sarà appunto il 40esimo anniversario dell’introduzione dell’aborto legale, con la legge 194 entrata in vigore il 22 maggio del 1978. Un tema su cui “insistere – spiega Virginia Coda Nunziante – perché se ne parla troppo poco e ormai questa legge è entrata nella consuetudine anche dei giovani. Invece – sottolinea – noi vogliamo far riflettere anche sulle cifre pubblicate dal Ministero della Salute che parlano, in questi quarant’anni, di oltre 5 milioni e 100 mila bambini uccisi negli ospedali italiani”. Un altro dramma è poi quello dell’aborto fai-dai-te, sempre più diffuso e che “lascia – come spiega la Nunziante – in una solitudine ancora maggiore le ragazze, amplificando ancora di più il dramma che ogni donna vive”.

Ascolta l'intervista sull'aborto

Combattere per Vincent, ricordando Alfie

Oltre l’aborto, gli altri due aspetti che la Marcia vuole evidenziare sono quelli del fine-vita e delle cure necessarie per non far morire chi vive in uno stato terminale. Ed in particolare verranno ricordate le vicende emblematiche di Alfie Evans e Vincent Lambert. Come racconta Virginia Coda Nunziante, quest’anno alla Marcia per la vita del 19 maggio ci sarà la presenza e la testimonianza della madre di Vincent, un ragazzo tetraplegico francese, che ormai dai dieci anni non si può più alimentare da solo, pur non essendo attaccato a nessuna macchina. La Nunziante fa sapere che “la giurisprudenza e i medici francesi hanno deciso di interrompere l’alimentazione e l’idratazione. I suoi genitori – sottolinea – si stanno battendo in tutti i modi per salvargli la vita”. Collegata a questa vicenda è quella ormai tristemente nota del piccolo Alfie, per il quale “ci sono state delle aggravanti perché – precisa la Nunziante – è stato tolto ai genitori il diritto di decidere le sorti del proprio figlio”. Seconda la presidente della Marcia per la Vita italiana queste decisioni “ricordano molto quelle dei regimi totalitari, che consideravano i figli proprietà dello Stato”.

Ascolta l'intervista su Alfie Evans e Vincent Lambert

Eutanasia, frutto di una cultura dello scarto

La Marcia per la Vita è l’occasione per parlare e combattere anche il tema dell’eutanasia, frutto, come ha affermato più volte Papa Francesco, di una cultura dello scarto, che tende ad eliminare chi non serve. “Oggi – afferma infatti Virginia Coda Nunziante – sempre più persone si trovano sole in una società materialista ed edonista, sentendosi un peso per gli altri”. Inoltre, “si è perso il valore della sofferenza, intesa in senso cristiano, e per questo si ha l’idea di una vita perfetta che sia breve ma che ci faccia sempre godere”. Quindi, conclude la Nunziante, “si tende a scappare non appena si entra in contatto con la sofferenza”.

Ascolta l'intervista sul tema del fine-vita
17 maggio 2018, 12:36