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Manifestazione per ricordare le vittime dell'Eta Manifestazione per ricordare le vittime dell'Eta  (AFP or licensors)

Dissoluzione definitiva dell’Eta: Rajoy nessuna impunità

Il capo dell’Eta Josu Ternera, con una registrazione audio, annuncia lo smantellamento di tutte le strutture dell’organizzazione terroristica. Ferma la posizione del governo spagnolo e dell’Associazione delle vittime

E' stato il leader Josu Ternera, tuttora latitante, a pronunciare la parola “fine” per la sanguinosa storia del gruppo armato basco dell’Eta, che in 40 anni ha lasciato dietro di sé una scia di sangue e dolore, con 850 morti. In una registrazione diffusa a Ginevra, ha infatti annunciato lo “smantellamento definitivo di tutte le strutture” del gruppo e quella che ha definito la “fine della sua traiettoria”.

Ciclo di violenza iniziato negli anni Sessanta

Indebolito dai durissimi colpi delle polizie di Spagna e Francia, l’Eta aveva rinunciato alle armi nel 2011. Nella cittadina basca francese di Cambo les Bains, la 'resa' definitiva in un incontro con i 'mediatori' che hanno accompagnato la fine del ciclo di violenza iniziato a metà degli anni ‘60 sotto la dittatura franchista.

Il governo spagnolo: nessuna impunità per l’Eta

Ferma la reazione del premier spagnolo Mariano Rajoy, che ha parlato di “rumore e propaganda”, specificando che l’annuncio di Ternera non porterà “impunità ai crimini” dell’Eta. Sulla stessa linea l'Associazione delle vittime del terrorismo, che ha denunciato come il gruppo non abbia chiesto perdono per il dolore e il sangue provocati.

I vescovi

Nei giorni scorsi, con le prime dichiarazioni del gruppo, era intervenuta la Conferenza episcopale spagnola. “Voglio rallegrarmi perché l’organizzazione terroristica Eta si è sciolta. È tanta la sofferenza e il dolore che ha causato all’intera società spagnola” usando la violenza che sempre è “maligna ma in questo caso anche perversa” e ha “lasciato una zavorra nella storia democratica del nostro popolo”: così si era espresso il segretario generale dei vescovi spagnoli, José María Gil Tamayo. “Ricordando in modo speciale le vittime e i famigliari”, mons. Gil Tamayo aveva sottolineato che “la loro sofferenza non finisce con una dichiarazione da parte di chi ha causato il dolore e la violenza”: “speriamo che questa notizia - aveva aggiunto - contribuisca alla riconciliazione”, lavoro “più difficile, faticoso, lungo e che chiede tanta generosità”.

04 maggio 2018, 13:39