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Convogli in partenza dalla Ghouta orientale Convogli in partenza dalla Ghouta orientale  (AFP or licensors)

Siria, Oms: allarme armi chimiche, chiesto accesso immediato

Le Nazioni Unite lanciano pure l’allarme su nuovi trasferimenti “forzati” dalla Ghouta orientale. Da Damasco, don Mounir Hanachi racconta di “spostamenti in pullman” verso la zona a nord di Aleppo

Giada Aquilino - Città del Vaticano

L'Organizzazione mondiale della sanità è “profondamente allarmata dalle notizie sul sospetto uso di armi chimiche nella città di Duma”, in Siria. L’agenzia dell’Onu “chiede l’accesso immediato e senza ostacoli all'area” della Ghouta orientale, per “fornire assistenza alle persone colpite, valutare gli impatti e dare una risposta globale di salute pubblica”. L’intervento arriva a pochi giorni dal presunto attacco chimico di sabato scorso, con oltre 70 vittime, denunciato dall’opposizione e smentito dalle autorità di Damasco: l’Oms parla di “circa 500 pazienti” presentatisi presso strutture sanitarie “esibendo sintomi coerenti con l'esposizione a sostanze chimiche tossiche”. Al Regina Coeli, domenica, Papa Francesco aveva parlato di notizie riguardanti “tante persone colpite dagli effetti di sostanze chimiche contenute nelle bombe” e aveva pregato “per tutti i defunti, per i feriti, per le famiglie che soffrono”, auspicando la via del negoziato per una pace duratura.

La discussione al Consiglio di Sicurezza

A New York intanto il Consiglio di Sicurezza ha bocciato la terza bozza di risoluzione sulla Siria presentata dalla Russia che, per indagare sul presunto attacco chimico, chiedeva l'invio a Duma di investigatori Opac, impossibilitati però ad attribuire direttamente eventuali responsabilità. Da parte sua, Mosca ha posto il veto alla bozza Usa per istituire un nuovo meccanismo d’inchiesta indipendente.

I trasferimenti dalla Ghouta orientale

Sono le stesse Nazioni Unite poi a lanciare l’allarme su “nuovi spostamenti forzati” dalla Ghouta orientale, riconquistata dai lealisti dopo una serie di accordi con i gruppi ribelli che hanno accettato di lasciare l’area con i loro familiari in cambio di un trasferimento sicuro nelle aree della Siria settentrionale. Si tratterebbe di oltre 133 mila persone. “Da due giorni sono riusciti a giungere ad un accordo, che prevede spostamenti in pullman fino a Jarabulus, a nord di Aleppo”, racconta don Mounir Hanachi, direttore dei salesiani di don Bosco a Damasco.

La situazione a Damasco

Nella capitale, aggiunge, si sono vissuti “mesi di morte, di guerra e di sofferenza perché ogni giorno tantissimi missili e colpi di mortaio provenienti dal Ghouta orientale cadevano su Damasco, causando la morte di tanti bambini e innocenti e portando alla chiusura di tante scuole: anche noi salesiani, come parrocchia, centro giovanile e oratorio, abbiamo dovuto sospendere le attività per circa sei settimane di seguito. Grazie a Dio poi, dalla domenica delle Palme - prosegue don Mounir - abbiamo ripreso tutto: la vita è tornata e le scuole sono state riaperte”.

L’allerta sulle rotte aeree del Mediterraneo orientale

In queste ore il presidente statunitense Donald Trump sta valutando l’ipotesi di un attacco in Siria. “I missili arriveranno”, scrive in un tweet il capo della Casa Bianca. Mosca risponde che tali armi “devono colpire i terroristi”. Il cacciatorpediniere Usa Donald Cook solca intanto le acque del Mediterraneo, avvicinandosi alla costa siriana, a meno di 100 km dal porto di Tartus dove c’è una base militare russa. L'Agenzia europea per la sicurezza aerea ha diramato stamani un’allerta sulle rotte del Mediterraneo orientale “a causa del possibile lancio di raid aerei con missili” entro “le prossime 72 ore”.

Ascolta e scarica l'intervista a don Mounir Hanachi
11 aprile 2018, 12:33