Cerca

Vatican News
I leader di Iran, Turchia e Russia al vertice di Ankara I leader di Iran, Turchia e Russia al vertice di Ankara  (ANSA)

Il futuro della Siria nei colloqui tra Erdogan, Putin e Rohani

Al via ad Ankara la riunione tra i leader di Russia, Turchia e Iran. Sul tappeto l'accordo per un nuovo cessate il fuoco. Trump vuole un disimpegno degli Usa. Quasi completata l’evacuazione dei ribelli islamisti dai sobborghi di Damasco

Marco Guerra- Città del Vaticano

La crisi siriana passa per Ankara. Nella capitale turca oggi è il giorno dell’atteso vertice tra il Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, quello della Russia, Vladimir Putin e il presidente dell’Iran, Hassan Rohani. Si tratta del secondo vertice dei tre leader per discutere del futuro della Siria, dopo quello tenutosi a Sochi lo scorso novembre.

In agenda un’eventuale cessate il fuoco

Secondo le indiscrezioni della stampa, i colloqui dovrebbero includere un cessate il fuoco in tutta la Siria, la sicurezza delle frontiere, la distribuzione di aiuti umanitari e la stesura di una nuova costituzione per il Paese. La Russia e l'Iran in questi anni hanno fornito un supporto cruciale al Presidente Assad, mentre la Turchia ha appoggiato i ribelli cercando di rovesciarlo.

Alla vigilia del vertice, Erdogan ha assicurato che Turchia e Russia continueranno a "cooperare" sul dossier siriano e ha insistito sull'importanza “dell'integrità territoriale” della Siria e sulla battaglia contro i "gruppi terroristici". Nelle stesse ore Rohani è tornato a criticare Stati Uniti e Israele denunciandone le "ingerenze" in Siria. "Gli americani sono contrari al fatto che il governo siriano ristabilisca la sua autorità su tutto il Paese - ha detto Rohani - Pensano persino a una spartizione".

Trump: truppe Usa a casa

Dal canto suo, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a margine di un incontro con i leader dei Paesi baltici,  ha detto che è tempo di lasciare la Siria e di riportare le truppe Usa a casa, ma nella stessa giornata ha avuto un lungo colloquio telefonico con il re saudita Salman Al Saud in cui si è parlato anche degli sforzi comuni in Siria.

Quasi completata l’evacuazione dei ribelli dalla Ghouta

Intanto, l'esercito russo ha dichiarato che si aspetta che l’evacuazione dei ribelli dai sobborghi di Damasco sarà completata nei prossimi giorni, come concordato domenica tra il ministero della Difesa russo e i miliziani del Jaysh al Islam (Esercito dell'Islam). È infatti quasi terminato il trasferimento degli ultimi ribelli e dei loro familiari dalla Ghouta orientale, l'enclave vicino a Damasco per anni nelle mani degli insorti e assediata dalle truppe governative.  Oltre 40.000 insorti e membri delle loro famiglie sono finora partiti dalla Ghouta, mentre altri 120.000 civili, secondo fonti russe, hanno lasciato le loro case e raggiunto il territorio controllato dai governativi per sottrarsi alle violenze degli ultimi mesi.

L’analisi di Guido Olimpio: difficile dire chi ricostruirà la Siria

Il giornalista del Corriere della Sera ed esperto dell’area, Guido Olimpio, ritiene tuttavia che la guerra non sia ancora al suo epilogo ma parla di nuova fase in cui i ribelli “hanno perso il supporto fondamentale dei Paesi del Golfo” e “russi e regime stanno consolidando le loro posizioni”.

Sentito da Vatican News, Olimpio ha inoltre analizzato le possibili evoluzioni dell’attuale scenario ponendo alcuni importanti interrogativi:

“E’ complicato sanare, ci vuole molto denaro. Chi ricostruirà la Siria? Questo è il primo aspetto. Il secondo aspetto è: Assad rimane al potere? Forse. Io credo che i Paesi del Golfo che volevano rovesciarlo in qualche modo si siano rassegnati, parzialmente, non dimentichiamolo. Terzo elemento è l’Iran … Israele ha ripetuto più volte che non accetterà mai una presenza radicata e stabile iraniana in Siria perché la considera una minaccia alla sua sicurezza. Putin troverà un modus vivendi, una soluzione a questo? Le variabili rimangono tantissime”.

Ascolta e scarica l'intervista a Guido Olimpio
04 aprile 2018, 14:37