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Ospedale Bambino Gesù per i piccoli siriani: ospitalità e missioni sul campo

La storia di Waafa, bambina siriana colpita dalle bombe ad Aleppo. Dieci bambini malati di cuore operati in Giordania. L'accordo con Oms Siria

Michele Raviart - Città del Vaticano

Wafaa è una bambina siriana di nove anni, la cui vita è cambiata radicalmente quando una pioggia di granate ha colpito il cortile della sua casa in un piccolo villaggio ad est di Aleppo. Le gravi ustioni causate dalle esplosioni le hanno coperto il 50% del corpo, quello non protetto dai vestiti. Wafaa si trova dal 9 gennaio a Roma insieme a sua madre Aede, ospite dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, che si è offerto di curare la bambina, dopo che gli ospedali prima in Siria e poi in Turchia le avevano lasciato poche speranze. Dopo i primi interventi, l’obiettivo è quello di farle recuperare la vista, ricostruirle il viso e farle recuperare l’uso della mano sinistra.

I “pazienti umanitari” ospiti del Bambino Gesù

Insieme a Waafa è arrivato al Bambino Gesù anche Raduan Sattouf, di 7 anni, arrivato in Italia attraverso i corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio, affetto da osteogenesi imperfetta. A giugno arriverà un altro bambino dalla Siria, dopo che altri due profughi erano stato ospitati nel 2017. “Pazienti umanitari”, curati grazie all’accordo tra Organizzazione mondiale della Sanità, che sostiene la spesa delle famiglie nel soggiorno in Italia e il Bambino Gesù che coprirà le visite mediche.

Accordo tra l’ospedale e Oms Siria

L’accordo tra Ospedale pediatrico Bambino Gesù e Oms Siria e è stato fortemente voluto dalle due presidenti Mariella Enoch e Elisabeth Hoff e prevede il sostegno specifico per bambini e adolescenti siriani, dopo che gli oltre sei anni di guerra hanno distrutto la metà delle strutture sanitarie del Paese e ridotto il personale medico. Il progetto, della durata iniziale di tre anni, prevede la formazione del personale medico e infermieristico dell’Ospedale universitario pediatrico di Damasco e sarà allargato agli ospedali pubblici di Latakia e Aleppo.

In Giordania per i bambini malati di cuore

Dall’intesa fra Unhcr e Ospedale Bambino Gesù nasce invece la missione in corso in questi giorni in Giordania, dove un équipe medica di cardiochirurgia ha operato alcuni bambini malati di cuore provenienti da famiglie giordane in difficoltà e dai campi in cui si trovano i profughi siriani. “Abbiamo visitato una ventina di bambini. Quasi tutti necessitano di un intervento cardiochirurgico”, spiega il dottor Fiore Iorio raggiunto in Giordania. “Si tratta di casi di media complessità – qualcuno un po’ di più, ma in linea di massima non abbiamo avuto grossi problemi e i bambini stanno tutti bene. Adesso rimangono un’altra decina di bambini da operare, per cui dovremo programmare un’altra missione”.

Dai campi profughi i traumi della guerra

“Il campo che è lì vicino accoglie 120 mila profughi – una città di media grandezza – e lì c’è di tutto, dalle cardiopatie congenite a tutti gli altri problemi”, ha continuato il dott. Iorio; “noi siamo presenti non solo per la cardiochirurgia ma anche per altre specialità pediatriche come l'ortopedia e la chirurgia generale. Stiamo trattando i traumi post-bombardamento per questi bambini che vengono dai Paesi dove c’è stata la guerra, e in accordo con quello che ci chiedono noi riusciamo in un qualche modo a collaborare con gli operatori sanitari giordani per aiutarli”. Il successo del progetto potrebbe essere l’inizio di nuove collaborazioni con il governo giordano sia nella formazione del personale sia per l’apertura di centri pediatrici specializzati.

Ascolta l'intervista integrale al dott.Iorio

 

09 marzo 2018, 14:01