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Commemorazione di Shahbaz Bhatti Commemorazione di Shahbaz Bhatti 

Cristiani in Pakistan: 7 anni fa l’uccisione di Shahbaz Bhatti

Il ricordo del ministro per le minoranze del Paese asiatico, assassinato il 2 marzo 2011 da un estremista islamico, nelle parole del fratello Paul

Giada Aquilino – Città del Vaticano

Una grande commemorazione, con oltre mille persone di ogni provenienza e religione. È la cerimonia organizzata questo venerdì a Islamabad, in Pakistan, in occasione del settimo anniversario della morte di Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze del Paese asiatico, assassinato il 2 marzo 2011 da un estremista islamico. Autorità politiche e religiose, cristiane ma anche musulmane, indù, sikh, parenti, amici e semplici cittadini ricordano il ministro cristiano che “nella società del Pakistan ha voluto promuovere una coesistenza pacifica, combattendo per le persone emarginate ed oppresse”, ricorda Paul Bhatti, fratello di Shahbaz.

L’impegno per azzerare le ingiustizie sociali

“Cominciò la sua battaglia contro le ingiustizie sociali già da piccolo: all’epoca le persone più povere e fatte oggetto di violenza erano proprio i cristiani, ma Shahbaz non difese solo i cristiani bensì persone di tutte le religioni, di tutte le minoranze, ma anche della maggioranza musulmana in caso di violenza e soprusi”, spiega Paul Bhatti, che si trova ad Islamabad per la cerimonia commemorativa. La figura del fratello rimane cruciale per il dialogo interreligioso, considerato come via per “eleminare tutte quelle teorie che provocano odio tra minoranze e maggioranza”. E nella sua ottica anche la politica aveva un ruolo, “secondo gli insegnamenti di Paolo VI”, cioè di “assistenza agli altri”, come “la più alta forma di carità”.

Il ministero per le minoranze

Come ministro per le minoranze, il contributo di Shahbaz Bhatti rimane determinante per il Paese. “In due anni di ministero - spiega Paul Bhatti, che in Pakistan è stato ministro federale per l’armonia nazionale - riuscì a far approvare 4 seggi al Senato, luogo in cui le minoranze non avevano accesso. In più, sapendo che chi appartiene alle minoranze è perlopiù povero e nei concorsi pubblici spesso non trova spazio, lui fissò una quota del 5% riservata alle minoranze, agevolando l’integrazione nella società”. Certo, ammette, “le minoranze anche oggi soffrono” perché proseguono gli atti di violenza a causa dell’“instabilità politica”. Nei confronti dei cristiani, che sono circa il 2% della popolazione pakistana, che supera i 200 milioni di abitanti, perlopiù musulmani, si registra “leggermente un calo rispetto a qualche anno fa” di atti intimidatori e persecutori, anche se “non si può dire che non ci siano episodi di violenza”: c’è comunque “tanta collaborazione” da parte musulmana e dello Stato.

Puntare sull’istruzione

Per Paul Bhatti, il futuro sta nell’educazione “perché ancora abbiamo più del 50% della popolazione analfabeta”, evitando “il lavaggio del cervello ai bambini con ideologie estreme per istigare odio, divisione, violenza”.

Ascolta e scarica l'intervista a Paul Bhatti
01 marzo 2018, 18:23