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Bambini di Mosul in un campo delle Nazioni Unite Bambini di Mosul in un campo delle Nazioni Unite  (AFP or licensors)

Iraq: allarme Unicef per 750 mila bimbi a Mosul

La situazione sanitaria in Iraq rischia di precipitare. I pochi ospedali in funzione sono al collasso. Per l’Unicef servono vaccini contro poliomielite e morbillo.

Michele Raviart – Città del Vaticano

Il progressivo rientro a casa per le migliaia di persone cacciate dalla Piana di Ninive dai terroristi dello Stato Islamico, allontanati ormai dalla zona di Mosul dopo l’offensiva guidata dall’esercito iracheno, si scontra con le difficoltà di un Paese in ricostruzione. Il sistema sanitario è al collasso, con meno del 10% delle strutture ospedaliere che sono al momento pienamente operative. Il rischio maggiore, denuncia l’Unicef in un comunicato, è per i 750 mila bambini della zona.

Ospedali sotto attacco

Dal 2014 “più del 60% delle strutture è stato attaccato ripetutamente, per cui la capacità di funzionamento è molto bassa”, spiega Paolo Rozera, direttore generale di Unicef Italia. “Mancano principalmente le medicine salvavita, in particolare quelle che riguardano i primi 5 anni di vita del bambino”, quelli più delicati. Finora sono stati vaccinati 250 mila bambini, ma sono da somministrare almeno il doppio delle dosi, in particolare contro poliomielite e morbillo. Distribuiti anche 180 mila supplementi di vitamina A, importante integratore nutrizionale, e fornite 160 celle frigorifere per conservare i vaccini.

Donne e neonati a rischio

“Per le donne in stato di gravidanza, per i neonati e i bambini, malattie prevenibili e curabili possono rapidamente diventare una questione di vita o di morte”, dichiara nel comunicato Peter Hawkins, rappresentante dell’Unicef in Iraq, che aggiunge: “è fondamentale che siano disponibili i servizi di base come quelli sanitari, per l’istruzione e di sostegno specializzato per i bambini colpiti dalle violenze”.

Un Paese da ricostruire a partire dai bambini

La prossima settimana in Kuwait ci sarà la Conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Iraq, con il governo di Baghdad e gli altri Paesi. L’Unicef richiede un investimento da 17 miliardi di dollari per sostenere strutture sanitarie e istruzione, poiché molti bambini hanno perso almeno due anni a causa dell’occupazione dello Stato Islamico. “Le aspettative sono tante”, afferma ancora Paolo Rozera. “Ci aspettiamo che i bambini vengano messi al centro del processo di ricostruzione. Una nazione rinasce soprattutto dalla sua infanzia. Come diceva Nelson Mandela: si misura la civiltà di un Paese da come tratta i propri figli”.

 

Ascolta e scarica l'intervista a Paolo Rozera

 

08 febbraio 2018, 18:25