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Vatican News
I lavori della conferenza in Kuwait sulla ricostruzione dell'Iraq I lavori della conferenza in Kuwait sulla ricostruzione dell'Iraq  (AFP or licensors)

Conferenza sull’Iraq: 30 miliardi per la ricostruzione. Usa e Francia si defilano

30 miliardi di dollari nel breve periodo per ricostruire l’Iraq: è il risultato della Conferenza sulla ricostruzione organizzata dal Kuwait. Per l'Onu è un successo "enorme", mentre per Baghdad si tratta di un risultato ben al di là delle attese. Nessun aiuto da Usa e Francia

Elvira Ragosta - Città del Vaticano

La Conferenza a Kuwait City si è chiusa a palazzo Bayan, dove l'emiro Sabah Al Ahmad Al Sabah ha sottolineato che "la ricostruzione in Iraq è la continuazione degli sforzi della comunità internazionale" nella lotta al terrorismo, e per vincere la sfida che rappresenta. Poi ha annunciato lo stanziamento di un miliardo di dollari in aiuti, un altro in prestiti, a cui si aggiunge un terzo miliardo in investimenti. L'Ue ha stanziato 400 milioni di euro e negli ultimi tre anni l'Unione e gli Stati membri hanno investito 3,5 miliardi di euro a sostegno della popolazione irachena.

Nessun aiuto da Usa e Francia

Dal canto suo il rappresentante di Washington ha ricordato i 15 miliardi di dollari stanziati negli ultimi tre anni di guerra all'Isis, soprattutto in ambito militare, ma non ha concesso a Baghdad nessun aiuto diretto per la ricostruzione. Tra le grandi potenze della Coalizione gli Usa anti-Isis hanno trovato un solo alleato, la Francia. L'Italia dal canto suo ha annunciato 11 milioni e mezzo in aiuti, e confermato l'impegno per altri 260 milioni in crediti a tassi privilegiati vicini allo zero

Baghdad è soddisfatta ma si aspettava qualcosa di più

"Abbiamo ottenuto molto di più di quanto ci aspettassimo", ha detto il ministro degli Esteri iracheno Ibrahim Al-Jaafari. Gli 88,2 miliardi di dollari "sono una stima delle distruzioni patite, non abbiamo mai chiesto una cifra del genere. Ma è indubbio che le promesse fatte da diversi Paesi, in particolare quelli del Golfo, si fermano a un livello molto più basso come spiega Lorenzo Marinone. Analista del desk Medio oriente e Nord Africa per il Centro Studi Internazionali
 

Ascolta l'intervista a Lorenzo Marinone
15 febbraio 2018, 11:03