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Manifestazione ad Haiti contro le parole di Trump Manifestazione ad Haiti contro le parole di Trump  (2018 Getty Images)

Vescovi USA: Trump si scusi per commenti su Haiti e Africa

Sconcerto della Chiesa statunitense per le parole offensive del presidente Donald Trump sui Paesi africani e su Haiti da cui arriva negli Usa la maggior parte degli immigrati

Marina Tomarro e Fabio Colagrande – Città del Vaticano

“I resoconti di recenti commenti denigratori sui Paesi africani e su Haiti hanno destato grande preoccupazione. Queste presunte osservazioni sono particolarmente inquietanti”. I vescovi americani affidano a James Rogers, responsabile della comunicazione per la Conferenza episcopale,  il loro commento di fronte alle dichiarazioni shock, pronunciate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si è espresso con dichiarazioni d’intolleranza nei confronti di Haiti, di alcune nazioni africane e di altri Paesi che godono uno status di protezione umanitaria.  “Tutti gli esseri umani sono fatti a immagine e somiglianza di Dio, e commenti che denigrano nazioni e popoli violano quella verità fondamentale e causano dolore.”, continua il comunicato dei vescovi, deplorando la coincidenza dell’accaduto con il dibattito sul futuro dell’immigrazione e sulla situazione di sospensione vissuta dagli 800mila giovani legati al programma Daca.

Forte sconcerto nei leader cattolici

E un forte sconcerto per queste parole arriva da molti leader cattolici. Bill Canny, direttore esecutivo del servizio per migranti e rifugiati della Conferenza episcopale americana, ha dichiarato all’agenzia stampa Cna che i commenti del presidente vanno contro quanto Papa Francesco chiede di vivere ai cattolici nei riguardi dei migranti. “Abbiamo visto immigrati e rifugiati entrare in questo Paese e il 90% dei rifugiati che accogliamo trovano lavoro entro nove mesi perché c’è varietà e ci sono mestieri disponibili per queste persone, che altri non fanno”.

Il cardinale Seán O’Malley: un linguaggio duro, non accogliente

L'arcivescovo di Boston, card. Seán O’Malley, ha scritto sul suo blog che negli anni ha assistito molte persone giunte negli Usa per “condividere le loro vite, la loro cultura e la loro fede, ma lo spirito era ben diverso dal tenore di linguaggio usato oggi nel Paese quando si dibatte di immigrazione”. Il cardinale continua dicendo che “mentre ci si aspetta di essere rispettati come Stato sovrano, questo rispetto va ricambiato nei confronti delle altre persone, degli altri Paesi e delle altre culture”.

Trump si scusi con i Paesi che ha offeso

"Shock, sconcerto e indignazione". Questa la reazione dell’Unione Africana, che rappresenta 55 Paesi. “Donald Trump – ha sottolineato l’Unione Africana -  si scusi con tutti gli africani per le parole spiacevoli usate nei confronti di Stati come Haiti, El Salvador e delle nazioni africane, perché queste espressioni disonorano il celebrato credo americano ed il rispetto per la diversità e la dignità umana".
Durissime anche le reazioni sia da parte di tanti esponenti politici che della stampa internazionale, nonostante le giustificazioni di Trump che ha spiegato di avere usato un linguaggio duro, ma non le espressioni riportate.

Parole che alimentano la xenofobia

Ferma condanna anche da parte dell’Onu. “Se confermate queste espressioni  sono vergognose e scioccanti - ha affermato il portavoce dell'ufficio Onu per i diritti umani Rupert Colville - sottolineando che tali commenti potrebbero mettere in pericolo vite umane fomentando la xenofobia. Le dichiarazioni del presidente Usa, ha continuato Colville "vanno contro i valori universali che il mondo ha così duramente perseguito dopo la seconda guerra mondiale e l'Olocausto".

Rispetto verso tutte le nazioni

E non è la prima volta che affermazioni di Trump provocano sconcerto. “Il presidente americano  - spiega il giornalista Michele Zanzucchi, responsabile della redazione esteri della rivista Città Nuova – ha una politica comunicativa ben precisa, dove l’importante è che si parli di lui, al di là del messaggio che trasmette. Ma questa volta il limite è stato superato. Ci vuole rispetto verso tutti i popoli e bisogna saper leggere e conoscere la storia di queste nazioni. Lì si trova la risposta alle loro situazioni attuali e spesso la colpa della povertà in cui versano non è solo la loro”.

Ascolta l'intervista a Michele Zanzucchi

 

13 gennaio 2018, 13:40