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Proteste a Kinshasa Proteste a Kinshasa  (AFP or licensors)

Congo: Onu e Ue condannano violenze contro i cattolici

La nunziatura conferma attacchi delle forze dell’ordine contro parrocchie in diverse zone del Paese. Il Comitato dei laici resta mobilitato per chiedere il rispetto degli accordi e la convocazione delle elezioni

Marco Guerra – Città del Vaticano

Resta altissima la tensione nella Repubblica democratica del Congo, dopo che le manifestazioni di domenica scorsa, animate dal Comitato di coordinamento dei laici, (CLC, organizzazione del laicato cattolico) sono state represse nel sangue dalle forze dell’ordine, con un bilancio di almeno sei morti, 70 feriti e 115 persone arrestate fra cui diversi esponenti del clero.

Nunziatura conferma attacchi alle parrocchie

In una nota rilasciata ai media, e ripresa oggi dall’Agenzia Fides, la Nunziatura Apostolica a Kinshasa conferma che le forze dell’ordine hanno sparato pallottole reali, quindi potenzialmente mortali, contro i manifestanti nella capitale Kinshasa, e nella città di Kisangani (nord-est), Goma e Bukavu (Nord e Sud Kivu, nell’est), Lubumbashi (sud-est) e Mbuji-Mayi (centro). Nel comunicato intitolato “parrocchie sconvolte dalla forze dell’ordine” si accusa la polizia di aver circondato chiese e di aver sparato lacrimogeni e proiettili e si comunica che “almeno un prete è stato ferito e almeno tre altri sono stati arrestati a Kinshasa”. Preoccupa anche la sorte delle due suore e dei circa 10 sacerdoti arrestati, in diversi parti del Paese, insieme ad altri laici, come diocesi di Butembo- Beni, dove un prete e cinque lavoratori sono stati prelevati da un centro agricolo diocesano .

Laici annunciano nuove possibili mobilitazioni

Fonti locali riferiscono che nonostante la repressione i laici cattolici non demordono e intendono organizzare nuove manifestazioni di protesta. In una dichiarazione rilasciata lunedì in serata, il Comitato laico di coordinamento ha chiesto, infatti, ancora una volta al popolo congolese di rimanere mobilitato per un possibile appello a nuove manifestazioni, ha espresso apprezzamento per l’azione della popolazione e ha anche offerto le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. Tra i 6 morti accertati, la figlia di un dirigente della polizia, che è morta proteggendo alcune bambine quando i militari hanno iniziato a sparare nella parrocchia di Saint Kizito a Kinshasa.

Onu e Ue condannano violenze

Intanto si registrano anche i richiami e le condanne della comunità internazionale. Inchieste credibili, processi per i responsabili della repressione, ritegno delle forze di sicurezza e rispetto dei luoghi di culto: è l'appello rivolto alle autorità congolesi dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Parla di atti riprorevoli e richiede indagini giudiziarie anche dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari Esteri e la sicurezza, Federica Mogherini.

Disattesi gli accordi politici del 31 dicembre 2016

In pratica, i laici cattolici hanno preso la guida delle proteste lo scorso 31 dicembre in occasione della marcia che reclamava contro la mancata organizzazione delle elezioni presidenziali e legislative nazionali e provinciali che erano previste entro la fine 2017. Fra le altre cose, il movimento chiede al Presidente Josesph Kabila una dichiarazione con il quale si impegna a non si candidarsi alla propria successione in conformità alla Costituzione e il rispetto degli accordi di San Silvestro del 31 dicembre 2016.

Oltre un anno fa, esattamente il 19 dicembre del 2016,  è scaduto il secondo mandato di Kabila, ma lui è rimasto alla guida del Paese restando indifferente alle proteste. La coalizione di governo di Kabila ha poi concordato il 31 dicembre 2017 un accordo di condivisione del potere mediato dalla Conferenza episcopale locale, che prevedeva elezioni presidenziali entro la fine di dicembre 2017 e un chiaro impegno sul fatto che Kabila non avrebbe corso per un terzo mandato o modificato la costituzione. Eppure la coalizione di governo del Congo non ha organizzato le elezioni.

 

La testimonianza di padre Faustino Turco

Ragioni che si ritrovano anche nella testimonianza di padre Faustino Turco, formatore nel noviziato missionario severiano a Kinshasa, che abbiamo raggiunto telefonicamente: “Questi cristiani, attualmente, tutti si rifanno all’accordo di San Silvestro del 31 dicembre 2016, dove le varie fazioni politiche, sotto la mediazione della Conferenza episcopale cattolica nazionale, sono riuscite a venire a questo accordo per la pace. Ci sono dei punti da rispettare; e quindi ora, se i cristiani tacciono, il silenzio potrebbe essere visto come complicità a manovre oscure, che non si possono accettare, soprattutto tenendo presente che in quest’ultimo anno i conflitti sono continuati, soprattutto all’est del Paese nel Kasai”.

Il religioso saveriano ha parlato anche dei rapimenti di ecclesiastici che a sue dire “si risolvono spesso – lo si spera, perlomeno – nel giro di qualche giorno. Da quanto sappiamo, si fa un interrogatorio e si arriva poi a una qualche mediazione”. Le informazioni sono però frammentate a causa del malfunzionamento delle linea internet, per questo motivo, spiega il missionario, “in questi giorni i vari decanati si riuniscono con i laici per avere dati certi, così da poter agire”.

Padre Turco ci tiene infine a sottolineare che “non è una lotta contro il governo” come affermato anche dai vari messaggi che sono arrivati, dal cardinale Monsengwo, l’arcivescovo di Kinshasa, e così pure dalla CENCO, la Conferenza episcopale nazionale, e dalla nunziatura. “Ciò che vogliamo valorizzare – conclude il missionario saveriano - è la dignità della persona, il rispetto di questo accordo, che era stato fatto per poter trovare infine una soluzione pacifica al conflitto”.

Ascolta l'intervista integrale a padre Faustino Turco
23 gennaio 2018, 14:03