Cerca

Sudan, una scuola cattolica occupata dai militari Sudan, una scuola cattolica occupata dai militari

Sudan, un missionario: preghiamo sotto le bombe, ma siamo rimasti in pochissimi

Il racconto di un religioso alle prese con la guerra civile che sta provocando migliaia di morti e milioni di sfollati svela il dolore della minoranza cristiana con sempre meno sacerdoti e sempre più missionari stranieri tornati nei Paesi d’origine: “In tutta Khartoum sono solo quattro preti e quattro suore. Il 95% della popolazione non riesce ad avere un pasto al giorno”

Federico Piana - Città del Vaticano

La vita delle parrocchie non c’è più, l’attività delle scuole e degli ospedali cattolici è stata interrotta, i fedeli si sono dispersi, moltissimi tra preti, religiosi e religiose hanno abbandonato il Sudan, la stragrande maggioranza dei missionari stranieri ha varcato il confine per far ritorno nelle proprie nazioni d’origine. La sofferenza della Chiesa in Sudan cresce ogni giorno di più, proporzionalmente all’escalation della guerra civile che negli ultimi dieci mesi ha provocato decine di migliaia di morti e la distruzione di villaggi e città.

Sempre meno

Raccontare la tragedia che si sta consumando nello Stato africano non sempre è una cosa facile. Le comunicazioni telefoniche, compresi quelle via Internet, sono interrotte da giorni. E anche quando si riesce a stabilire una connessione, non sempre chi potrebbe trova il coraggio di denunciare gli orrori commessi dalle fazioni in lotta, il rischio di essere additati come sostenitori dell’una o dell’altra parte è molto alto. Sotto stretto rispetto dell’anonimato, un missionario da anni presente nel Paese spiega ai media vaticani che i “pochi preti che sono rimasti hanno dovuto abbandonare la capitale, Khartoum, epicentro degli scontri, per riparare in città più isolate e più tranquille. A Khartoum dovrebbero esserne rimasti solo quattro, più quattro suore, per le quali qualche settimana fa si era provato a fare un tentativo di evacuazione”.

La speranza non muore

Nella capitale, come in altre zone del Sudan, la vita di fede però non si è interrotta. Il religioso riferisce che gruppi di fedeli “la domenica si radunano per pregare insieme ai catechisti, nonostante ci siano costanti bombardamenti a tappeto che rendono molto difficile gli spostamenti. Quello che manca sono le celebrazioni delle Messe e l’accesso ai sacramenti”. Secondo i calcoli del missionario, in tutto il Paese musulmano nel quale la Chiesa cattolica è una minoranza attestata in torno al 2%, gli scontri recenti hanno ridotto a 30 il numero totale dei religiosi. E' molto difficile con queste cifre mantenere vive tutte le attività ecclesiastiche destinate a circa un milione di fedeli.

Guerra in estensione

Il missionario scatta anche una fotografia abbastanza realistica delle dinamiche belliche che, nelle ultime settimane, stanno interessando soprattutto il Darfur, Khartoum, Omdurman ed El-Obeid. “Oltre alle vittime dirette - denuncia il missionario - che dovrebbero essere più di 10 mila, bisogna contare quelle indirette causate alla mancanza di lavoro, di cibo, di medicinali. Il 95% della popolazione non riesce ad avere un pasto al giorno”. E poi ci sono gli sfollati: “Quelli interni ed esterni sono ormai 9 milioni. Egitto, Ciad e Sud Sudan sono le mete agognate da chi è deciso a salvare la propria vita".

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

27 febbraio 2024, 11:00