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La storia

La musica e il talento per riparare i danni causati al Creato

Dal Cantico delle Creature di san Francesco alle note moderne di cantanti e musicisti per rilanciare la salvaguardia della Casa comune, l’ascolto urgente del grido dei poveri e realizzare quella conversione ecologica di cui parla il Papa nella sua enciclica. La testimonianza di un animatore del Movimento Laudato si’: la musica può svegliare le coscienze dal sonno dell’indifferenza

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

“I talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio. Tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità” (LS 14). Gli animatori del Movimento Laudato si’ hanno preso alla lettera questo passaggio dell’enciclica di Papa Francesco mettendo a servizio della salvaguardia dell’ambiente oltre al proprio tempo o alle proprie competenze, anche la loro arte, la musica in particolare, scala che avvicina al Padre, strumento potente che non conosce barriere di nazionalità, di etnia, di colore della pelle, ma coinvolge tutti in un linguaggio superiore, verso una sfida che oggi appare epocale. E spesso, molto più delle parole, la musica orienta il cuore a quella conversione che prima ancora di essere “ecologica”, riguarda lo spirito dell’uomo, il suo pensiero, il suo agire dettato non da egoismi e particolarismi ma dall’amore per Dio e per il prossimo. Così don Mimmo Iervolino, parroco a Pomigliano d’Arco, compone musica da oltre venti anni, e ultimamente i suoi canti hanno per tema il grido della terra e dei poveri, primo tra tutti quello inascoltato e terribilmente attuale, vista anche la guerra in Ucraina, dei migranti, dei rifugiati, di chiunque sia costretto a lasciare le proprie case, sfregiate dalle bombe. Così pure Matteo Manicardi, che realizza spettacoli in cui mette insieme musica e immagini per testimoniare ancora in mezzo ai drammi, la bellezza del Creato. O Luca Terrana, presidente dell’associazione ‘Accanto a Kibera’ che si occupa di sostenere progetti umanitari in Kenia, attraverso i proventi dei suoi concerti e musical. Luca ha composto l’Inno del Movimento Laudato si’ che è stato cantato dal vivo all’incontro di Roma per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato durante il Tempo del Creato 2021 e oggi sta ultimando un concept album sul Cantico delle Creature, con canzoni in varie lingue.

La musica arriva in una delle baraccopoli più grandi dell’Africa, grazie a “Accanto a Kibera”
La musica arriva in una delle baraccopoli più grandi dell’Africa, grazie a “Accanto a Kibera”

La testimonianza di Luca

45 anni, sposato, tre figli, Luca vive a Rivoli, in provincia di Torino e dal 2021, dopo il Corso di formazione, è diventato animatore Laudato si’. “Canto e suono da quando avevo 17 anni - racconta - ho cominciato a muovere i primi passi, dando corpo a questa mia passione, nella parrocchia di San Giovanni Bosco. Alla base di tutto c’è la fede in quel Dio che è Signore dell’Universo, del Creato e di tutte le sue creature come ci insegna San Francesco. Perciò, quando inizio a scrivere un canto, prima di ogni cosa mi metto in ascolto dello Spirito, consapevole che con la musica si può riuscire a cambiare il cuore e la mente delle persone, ispirando in loro emozioni ma anche il desiderio di convertirsi. Vedere l’immagine di un ghiacciaio che si scioglie, di una foresta che va in fiamme, delle conseguenze provocate da una calamità naturale, è qualcosa di forte che ti porta ad uscire dal quotidiano ad interrogarti, anche se è lontana da noi. Ma vedere quelle stesse immagini accompagnate dalla musica di un pianista o di un chitarrista o di un coro di voci che chiede all’unisono perdono a Dio per il male recato al Pianeta, ha un impatto totalmente diverso. E’ come se la musica riuscisse a svegliarti dal sonno, dall’indifferenza, dall’ignoranza e portarti dentro a quel grido che oggi sale dalla Terra. La musica è un potente volano, è denuncia, ma nel mio caso è anche ciò che mi permette di aiutare concretamente, come faccio con ‘Accanto a Kibera’, raccogliendo fondi per chi vive in questa baraccopoli”. Luca parla del suo talento come una responsabilità: “Io – prosegue - sono un cembalo vuoto ma cerco di operare come una matita nella mani di Dio. Mi sento ‘suonato’ da Dio e a volte sono sopraffatto dallo stupore: certo metto le mie competenze, i miei strumenti, ma sono anche consapevole di far parte di un progetto più grande. Poi ovviamente c’è anche un riscontro diretto: persone che mi coinvolgono in progetti, altre che dopo aver sentito un mio canto hanno scelto di impegnarsi per la causa dell’ambiente o di diventare animatori Laudato si’, mettendo a servizio dell’ecologia integrale, altri carismi, competenze, professioni”.  

Luca con alcuni giovani migranti in Piazza Castello a Torino
Luca con alcuni giovani migranti in Piazza Castello a Torino

Un inno di amore per la Creazione

Il primo a cantare per il Creato, fu san Francesco con il suo Cantico delle Creature, la prima poesia in musica, scritta in lingua volgare, di cui si conosce l’autore, impressa nel Codice 338, custodito ancora ad Assisi nel Sacro Convento. “La vecchia partitura è andata perduta – spiega Antonio Caschetto coordinatore dei programmi e dei circoli italiani del Movimento Laudato si’ – quindi è un canto senza melodia, ma la sua eco si è propagata nei secoli, dando vita ad una miriade di altre scritture, rivisitazioni, arrangiamenti. Quello del Poverello di Assisi è un inno di amore per Dio e per la Creazione. In questo testo c’è un dettaglio spesso ignorato: si tratta della preposizione ‘per’. Francesco loda il Signore per sorella acqua, per fratello sole, per sorella nostra madre terra… Ma non si tratta di una lode riferita a questi elementi come doni, piuttosto perché attraverso di essi si raggiunge e si comprende il trascendente. D’altra parte chi sarebbe così folle da ringraziare Dio per la morte, per il lupo che sbrana la gente senza rimorso? Questo aspetto ci dice anche che il rapporto con Dio non si fa mai a parole. Quel ‘per’ rappresenta l’impossibilità dell’uomo di usare parole per raggiungere l’Altissimo: ‘nessun uomo è degno di nominarti’, recita il Cantico. Le parole infatti possono essere ambigue, false, cadere nel vuoto, come tanti appelli che noi facciamo alla gente perché inizi a sposare la causa dell’ambiente; san Francesco cerca invece la relazione con il Signore attraverso gli elementi, la musica, il canto”.

Assisi, la città di san Francesco
Assisi, la città di san Francesco

Valorizzare il talento per convertire i cuori

La musica in effetti che sia composta per l’ambiente o meno ha in sé qualcosa di ancestrale. “Gli uomini delle caverne - spiega Caschetto - facevano musica con le pietre, accostandole una all’altra. Ma pensiamo pure all’importanza della danza e quindi della musica in alcuni popoli indigeni; pensiamo alla ninna nanna che una mamma canta per il suo bambino prima ancora che lui possa comprendere il significato delle parole. Eppure, quella melodia lo calma, lo rassicura perché arriva direttamente al cuore e coinvolge i sensi. Pensiamo ancora ai salmi. Ma anche agli influencer, ai personaggi pubblici dei giorni nostri che usano canzoni per veicolare messaggi. La musica muove il cuore e può comunicare ad esso prima di ogni altro strumento l’impellenza di una conversione. C’è però bisogno anche del talento per fare questo e la Chiesa è piena di talenti, solo che tante volte restano nascosti, oppure per invidia, per gelosia, per negligenza non si dà loro la possibilità di esprimersi e di collaborare alla causa del Vangelo. Il nostro compito primario è quindi valorizzare il talento”.

Le tematiche dei canti per il Creato

Nei testi realizzati dai musicisti e dai cantori del Movimento Laudato si’, c’è senz’altro la preghiera perché si realizzi nei cuori e nelle menti di ogni uomo questa conversione necessaria a ristabilire l’alleanza con la nostra Casa comune e si riprenda il dialogo quotidiano con Dio, ma anche tante tematiche sociali contenute nell’enciclica. Diventano note il tema del grido dei poveri, dell’ingiustizia ambientale, dei cambiamenti climatici, delle carestie, dell’inquinamento e delle sue drammatiche conseguenze anche in termini medici, di nuove malattie. “Vorrei ricordare infatti che la Laudato si’ – prosegue Caschetto - non è come molti pensano un libro ‘verde’ e non possiamo etichettarlo come tale, altrimenti facciamo lo stesso errore che si fa con il Cantico delle Creature, scritto tra l’altro in un momento di grande sofferenza del Santo di Assisi, che all’epoca, nel 1224 era malato, aveva perso la vista a causa di un glaucoma cronico, per il quale si era anche dovuto sottoporre ad un intervento con il cauterio; aveva avuto la malaria, aveva le stigmate quindi sanguinava; aveva preso le distanze anche dall’Ordine nel quale non si identificava più, era tutt’altro che felice, quasi sconfitto nel suo sogno, al tempo inoltre c’era pure la guerra… Ma, complice anche l’iconografia, il Cantico fa pensare a Francesco immerso nella natura, che saltella allegro con il cinguettio degli uccellini in sottofondo, mentre loda il Signore, non è così! In tutta la seconda parte di questo componimento si fa riferimento ai poveri, ai malati, ai sofferenti, a chi sostiene tribolazioni, a chi lotta per la pace. C’è il tema forte del servizio, del mettersi il grembiule e sporcarsi le mani, con umiltà, c’è l’abbraccio col lebbroso. Sono le stesse tematiche su cui insiste il Papa, così tanto da aver sentito il bisogno di scrivere una seconda enciclica, la Fratelli tutti, che in qualche modo completa la Laudato si’, soprattutto per il capitolo 49. Creare reti, gettare ponti, intensificare le relazioni come fa il Movimento è fondamentale per rispondere all’appello del Pontefice. Ed è dalla comunione che l’intenzione si trasforma in fattibilità, senza mai perdere di vista la spiritualità, in questo caso eco-spiritualità, che vuole l’uomo non despota, dittatore, ma in dialogo con tutte le altre creature. Il Creato ci parla con la lingua dei colori, delle opere meravigliose, dei paesaggi, dell’alternanza delle stagioni: è già arte di per sé, perciò risulta facile accostarlo alla musica, esaltarlo con essa. La musica infine purifica lo sguardo incrostato della nostra quotidianità, ci dona occhi nuovi, ma non è mai fine a sé stessa. Noi cantando o suonando non prendiamo le distanze dal dramma, ma ci impegniamo ancora di più a denunciare, a scuotere le coscienze. Essa riesce a fare il miracolo di costruire un mondo migliore, portandoci fuori da noi stessi e dalla lamentela”.

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17 maggio 2022, 08:00