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La storia

La Laudato sì in scena all’Istituto delle Maestre Pie Venerini

Oggi pomeriggio alle 15.30 il cortile di questa scuola romana si trasforma in un grande palcoscenico. Protagonisti i bambini dell’infanzia e della primaria che reciteranno in uno spettacolo ispirato all’ecologia integrale. Nella performance dei piccoli un messaggio ai grandi della Terra: rispettiamo la natura non solo a parole ma con i fatti come ci chiede il Papa

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Ci sono voluti mesi di preparazione e ora finalmente si apre il sipario. I bambini sono emozionati e sotto i costumi colorati, oltre al cuore che batte per il debutto, sentono anche la responsabilità di far risuonare l’eco delle parole di Francesco, contenute nella Laudato si’, così forti e chiare da lasciare il segno. “Acqua. La cura della Casa comune” è il titolo di questo spettacolo, scritto dal professor Gennaro Colangelo in collaborazione con la preside dell’Istituto delle Maestre Pie Venerini, Martina Luise, che per prima ha sentito l’importanza di richiamare l’attenzione degli studenti sulle tematiche ambientali, proponendo l’enciclica come “manifesto” e il teatro e la rappresentazione scenica, come mezzo di educazione e divulgazione. Ad aiutarla in questo intento, il corpo docenti e l’attore, maestro di scena e innovazione, Diego Di Vella. Nella storia c’è un fiume “animato” e tanti personaggi che si trovano, per un motivo o per un altro, ad incontrare questo elemento del Creato: dai pesci che lo abitano, ai contadini che lavorano le terre da esso lambite, fino ai passanti che il più delle volte lo guardano con noncuranza. Il viaggio del fiume per arrivare al mare è lungo, tortuoso e difficile perché per tutto il suo cammino conosce l’incuria, lo sfruttamento, il degrado, la sporcizia, l'inimicizia dell'uomo. Eppure lui non dovrebbe far altro che scorrere, così come lo ha pensato Dio, offrendo a tutti il bene più grande che abbiamo, l’acqua, per la quale invece in tante parti del mondo ancora si combatte e spesso per la sua assenza o il mancato accesso ad essa, si muore.

La consapevolezza di essere parte del Tutto

“Cuore di questo racconto – spiega la preside – è il paesaggio antropico o umanizzato, di cui il Pontefice parla nella Laudato si’, offrendoci spunti che nessuno prima d’ora ci aveva dato. Fino a qualche anno fa quando sentivamo parlare di natura, di ambiente e delle problematiche che lo interessavano, ci venivano in mente la montagna, il mare, le foreste, l’aria, ma mai l’uomo che invece è parte di tutto questo. Perciò nello spettacolo abbiamo voluto tradurre in essere le parole di Francesco facendo si che nel corpo scenico di ogni bambino si ritrovasse l’elemento del Creato, perché ciascuno di loro sentisse di appartenere alla Creazione e di voler instaurare una nuova alleanza con essa”. La sorpresa più grande, nota Martina Luise, è stata la grande accoglienza che i piccoli hanno mostrato nei confronti di tematiche e concetti complessi come l’ecologia integrale: “In questa scuola ma vorrei dire anche in tutto il quartiere – prosegue la preside - ho trovato da subito un terreno molto fertile per tornare al Creato con gioia e fiducia ed essere artefici di cambiamento: i bambini vivono questa sensibilità ambientale già nelle famiglie e hanno mostrato una grande vivacità e duttilità nei confronti di queste modalità didattiche innovative. Inoltre per tanti versi, il messaggio che passa attraverso di loro, sembra davvero arrivare dritto al cuore”.

Giada: il Creato è bello se lo rispettiamo

Ai piccoli debuttanti che recitano sulle orme dell’enciclica di Papa Francesco, abbiamo rivolto alcune domande. Giada 7 anni, seconda elementare, interpreta, come dice lei, la “capa” dei contadini, ossia colei che li guida e li sprona a rimboccarsi le maniche. “Mi piace molto il mio ruolo – ci confida - perché mi è sempre piaciuto guidare le persone e anche perché mi piace il mestiere del contadino, perché puoi far nascere la frutta da solo e puoi così dare da mangiare a chi non ne ha, oltre che mangiare te stesso in modo più sano. Con questo spettacolo ho imparato che bisogna stare attenti a ciò che facciamo, perché se facciamo cose sbagliate per l’ambiente, diventa tutto brutto, pure noi. E invece il Creato è bello se lo rispettiamo. L’acqua, soprattutto è importante per vivere e crescere, anche perché nutre le piante ed è fonte di vita e di freschezza. Noi contadini, nello spettacolo, coltiviamo vicino al fiume e innaffiamo il nostro raccolto con la sua acqua che deve essere pulita e sgridiamo tutte le persone che incontriamo che invece la sporcano buttando sporcizia. L’acqua del fiume deve essere pulita sennò le mele 'ciaone'!” Giada ci strappa una risata ma poi torna seria: “Mi piacerebbe tanto incontrare il Papa e gli vorrei dire di chiedere a Gesù di far finire il Covid e che le persone rispettino sempre la natura, non solo quando ci sono le feste per la tutela della natura!”

Giulio, il contadino

Il suo compagno di classe Giulio è invece un contadino 'semplice', in pratica esegue gli ordini di Giada, cosa che non ci rimane difficile credere, e coltiva proprio le mele. E’ molto contento del suo ruolo perché ha una casa in campagna e quando ci va aiuta sempre la nonna con il grande orto. “Le mele - sembra parlare da esperto - sono buone e fanno bene e l’acqua è importante perché non possiamo vivere senza bere e poi perché bagna la terra, che diventando morbida, fa crescere le piante. Certo il Creato è molto bello e per farlo restare così dobbiamo pulire strade e mari (solo che io però ho paura di pulire il mare perché mi spaventano gli squali). C’è una cosa che vorrei dire al Papa: se dopo la Messa andiamo a prendere un gelato così gli racconto che sto facendo questo spettacolo  per il Creato che è una cosa che sono sicuro che gli piace e poi gli vorrei anche dire che ogni volta che finisce una lezione in classe, io stupisco tutti con una parola che nessuno sa e quella di oggi è: H2O, che è proprio la formula chimica dell’acqua. Perché l’acqua è importante e fa vivere bene”.

Saverio, l'atleta

Saverio, sempre di seconda, invece nella rappresentazione interpreta un atleta che corre e si allena sulle rive del fiume, mentre nota i comportamenti delle persone attorno. “E’ un ruolo che mi piace molto e poi devo dire che mi piace tantissimo il teatro, perché posso esprimere tante cose che non saprei esprimere altrimenti. Ho imparato con questo spettacolo che l’acqua è fondamentale, se non ci fosse moriremmo di sete e poi non pioverebbe e così non avremmo gli alberi e i prati e moriremmo anche noi. Bisognerebbe dire a tutti di fare la raccolta differenziata così la terra sarebbe più pulita e saremmo tutti più felici. Io il Papa l'ho già incontrato ma mi piacerebbe rivederlo di nuovo, perché la prima volta, non sapevo che dirgli, ero troppo emozionato, ora invece lo vorrei ringraziare per tante cose che lui sta facendo, anche per l'ambiente. Spero che possa vedere questo spettacolo in qualche modo, tanto c'è la TV oggi e soprattutto spero che tutti lo guardino e capiscano”.


Un nuovo modo di parlare di ambiente

In tutti questi ragazzini si percepisce una consapevolezza che è al tempo stesso una sofferenza, una specie di spina nel fianco: e non si tratta solo della preoccupazione per il fiume inquinato o per gli animali che rischiano l’estinzione o i boschi che per colpa dell’uomo vanno a fuoco. E’ il considerarsi padroni di una Casa che invece è di tutti, soprattutto di quei poveri che gridano per la fame, la guerra e dei quali sembra non importare a nessuno. “Abbiamo voluto mettere su un laboratorio espressivo con scopi educativi ispirati a una visione inclusiva della realtà” spiegano dall’Istituto delle Maestre Pie Venerini, Congregazione nata proprio con la missione e il carisma della formazione giovanile e da anni dedita all’educazione cristiana della gioventù. Si tratta, dichiara la Madre Generale, suor Eliana Massimi, di “una opportunità per valorizzare l’espressività dei nostri giovanissimi alunni attraverso metodologie didattiche innovative. Anche questa volta, i nostri laboratori hanno integrato la didattica ordinaria con una profonda attenzione alle problematiche dell’ambiente, della natura e della bellezza del Creato”. La ‘sacra’ rappresentazione, prende infatti le mosse dalla mistica francescana per giungere alle ultime encicliche sociali del Pontefice, come quadro di riferimento dell’educazione cattolica che orienta le nuove generazioni, sin dalla più tenera età, alla tutela dell’ambiente. A quei valori, cioè, dell’ecologia, del rispetto della natura e delle condizioni di vita dei popoli, che costituiscono la grande sfida del presente. Valori che trovano un perfetto riscontro nel magistero educativo delle Maestre Pie Venerini.

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19 maggio 2022, 08:00