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Dal carcere i detenuti pregano con il Papa Dal carcere i detenuti pregano con il Papa

Ucraina, i detenuti pregano con il Papa l’Atto di Consacrazione

L’invito di don Raffaele Grimaldi ai cappellani degli istituti di pena italiani: pregare in comunione con Francesco l’Atto di Consacrazione di Russia, Ucraina e del mondo intero a Maria per essere “strumenti di pace e non di morte”

Roberta Barbi – Città del Vaticano

Ci saranno anche i detenuti d’Italia, idealmente, questo pomeriggio nella Basilica Vaticana quando Papa Francesco presiederà la liturgia penitenziale e pronuncerà la preghiera con cui affiderà l’umanità e specialmente la Russia e l'Ucraina al Cuore Immacolato di Maria. L’invito arriva dall’Ispettore dei cappellani delle carceri italiane, don Raffaele Grimaldi, che ha scritto una lettera a tutti i cappellani affinché assieme ai ristretti si uniscano in preghiera con il mondo nel giorno in cui la Chiesa celebra l’Annunciazione del Signore che quest’anno coincide con l’iniziativa “24 ore per il Signore” all’insegna del motto “Per mezzo di Lui abbiamo il perdono” (Col 1,13-14) promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione.

Farsi strumento di pace e riconciliazione

Aiutare a comprendere le ragioni altrui, ma anche i propri errori: fa parte del ministero quotidiano dei cappellani delle carceri, ma è ancora più valido oggi che “la guerra sta distruggendo il dialogo fraterno”, come afferma don Grimaldi nel suo messaggio in cui invita alla preghiera e anche a celebrare il sacramento della riconciliazione per i detenuti: “Sarebbe auspicabile – ha scritto – per aiutare i ristretti a comprendere ancora di più che noi tutti, con le nostre azioni sbagliate, possiamo essere possibili strumenti di morte: quando non si rispettano gli altri, quando il denaro e il potere portano l’uomo a sentirsi padrone, calpestando la dignità dei fratelli”.

La tradizionale preghiera “24 ore per il Signore”

In occasione dell’iniziativa di oggi, che coincide con l’Atto di Consacrazione del Papa a Maria, don Raffaele Grimaldi approfondisce l’argomento dell’essere strumenti di pace anziché di morte: “Si è strumenti di morte quando si semina il terrore e la paura – spiega – quando, per guadagno illecito, si provoca la morte attraverso lo spaccio della droga, quando si abusano le persone deboli, i bambini, le donne indifese. Si semina la morte quando, con testimonianze false e con menzogne si distrugge la vita e la serenità degli altri. È allora che ci si deve affidare con fiducia e speranza alla Madonna, Madre della Misericordia, a Lei vogliamo chiedere il dono della conversione del cuore; solo chi ha un cuore convertito può essere strumento di pace e di riconciliazione”.

Dal perdono del Signore scaturisce la gioia

L’Ispettore dei cappellani insiste sulla celebrazione del sacramento della riconciliazione per i detenuti, che è il sacramento del perdono, affinché diventi “strumento di compassione per un comune impegno di conversione, pace e fraternità”. Essere riconciliati con Dio e con i fratelli, infatti, fa scaturire nel cuore la gioia di trovarsi sulla strada che conduce al Signore. “In molte occasioni Papa Francesco ha parlato del sacramento della riconciliazione e ci ha invitato a non avere paura dei nostri peccati – ha continuato don Grimaldi – ci ricorda che quando ti avvicini per confessarti, la Misericordia di Gesù ti libera dalla colpa e ti fa rinascere sempre nuovo”. “Non stancatevi mai di trasmettere il perdono di Dio ai nostri amici carcerati – conclude l’Ispettore rivolgendosi ai cappellani, "ambasciatori" della misericordia – molti ritorneranno al Signore, si convertiranno e semineranno amore nei solchi della loro vita”.

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25 marzo 2022, 13:25