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Makarios III, arcivescovo ortodosso di Cipro e primo presidente della Repubblica di Cipro (1960) Makarios III, arcivescovo ortodosso di Cipro e primo presidente della Repubblica di Cipro (1960) 

La figura di Makarios III nella storia di Cipro

Prima di iniziare la visita di cortesia al presidente della Repubblica di Cipro, il Papa ha sostato davanti alla statua di colui il quale è stato arcivescovo della Chiesa ortodossa dell’isola dal 1950 ed è stato anche il primo presidente del Paese. Makarios ha mantenuto le due cariche fino alla morte, avvenuta il 3 agosto 1977. Ha cercato sempre di favorire l’integrazione fra comunità greca e comunità turca affrontando, tra l’altro, gli anni difficili del terrorismo.

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

È considerato fra le più importanti personalità della storia contemporanea di Cipro. Monaco, poi vescovo e primate della Chiesa ortodossa dell’isola, è stato, nel secolo scorso, leader del movimento politico che voleva l’unione con la Grecia e primo presidente della Repubblica di Cipro. Si è adoperato per l’integrazione della comunità greca e della comunità turca e con lui Cipro è stata ammessa all’Onu. Makarios III voleva essere il presidente di tutti e affermava che ogni cittadino ha eguali diritti, senza distinzione etnica né religiosa. Nella sua terra natale rimane una figura controversa. La sua presidenza ha visto l’interferenza sia greca che turca, nonché lotte e violenze tra le due comunità presenti nell’isola, e l’intervento delle forze di pace delle Nazioni Unite. Ha preferito sempre la negoziazione e ha provato a risolvere i contrasti fra le due anime dell’isola cercando di conciliarne le diversità.

Arcivescovo e politico

Al secolo Michaíl Christodulu Mùskos, Makarios III, è nato a Panayia, nel distretto di Pafo, il 13 agosto 1913. Entrato, all’età di 13 anni, nel Monastero di Kykkos, ha proseguito la sua formazione scolastica a Nicosia, dove il 7 agosto 1938 è stato ordinato diacono scegliendo il nome di Makarios. In quello stesso anno ha iniziato gli studi universitari in teologia e diritto all’università di Atene, dove si è laureto nel 1942. Ordinato presbitero nel 1946, ha approfondito gli studi in sociologia e religione a Boston. Nel 1948 è stato eletto vescovo di Kítion, due anni dopo arcivescovo di Cipro - dunque a capo della Chiesa ortodossa dell’isola - assumendo il nome di Makarios III. In quegli anni l’isola era una colonia britannica, con una popolazione per l’82% di etnia greca e per il 18% turca. Come molti personaggi pubblici della comunità greco-cipriota, fu un attivo sostenitore dell’unione (Enōsis) di Cipro alla Grecia e per questo venne eletto a capo del movimento dei 400mila ciprioti di stirpe ellenica che volevano far parte della loro madrepatria. Makarios abbracciò con entusiasmo il suo duplice ruolo di arcivescovo ed etnarca e divenne una figura molto popolare tra i greco-ciprioti. Erano contrari alla enosis i turchi, che invece volevano una Cipro divisa, e gli inglesi, che propendevano per la creazione di uno Stato autonomo nell’ambito del Commonwealth, anche per mantenere le loro basi militari nell’isola.

Primo presidente della Repubblica di Cipro

Il 20 agosto 1955 la Grecia chiese alle Nazioni Unite l’applicazione del principio di autodeterminazione per il popolo di Cipro. Makarios appoggiò l’iniziativa mentre la comunità turca dell’isola, sostenuta da Ankara, l’avversò. Ma intanto l’Organizzazione Nazionale dei Combattenti Ciprioti (Ethniki Organosis Kyprion Agoniston – EOKA) aveva avviato una campagna militare terroristica anti-britannica e il bilancio fu di un centinaio di vittime. L’arcivescovo Makarios era visto come uno dei principali simpatizzanti della causa degli insorti. Il governatore britannico, Sir John Harding, tentò una mediazione, ma Makarios venne identificato con l’insurrezione della comunità greca e i colloqui si interruppero senza alcun accordo. Visto con sospetto dalle autorità britanniche, il 9 marzo 1956 fu esiliato nell’isola di Mahé, alle Seychelles. Venne rilasciato un anno dopo, con il divieto di rientrare a Cipro. Raggiunta Atene, cercò ancora di promuovere l’unione di Cipro con la Grecia, partecipò in merito all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e si adoperò per la libertà del suo popolo. Ma, sotto la presidenza di Costantino Karamanlis, la Grecia abbandonò il progetto dell’enosi a favore dell'indipendenza cipriota, mentre nell’isola la situazione precipitava. Nel dicembre 1958 rappresentanti di Grecia e Turchia avviarono colloqui diretti sulla questione cipriota; per la prima volta, fu discussa dalle due parti l’idea di una Cipro indipendente e successivamente, insieme al Regno Unito, venne stilato un accordo di compromesso sull’indipendenza della Repubblica di Cipro. Ai diversi colloqui prese parte anche Makarios. Si giunse così, il 19 febbraio 1959, al Trattato di Zurigo che sancì l’indipendenza di Cipro. L’1 marzo Makarios fece ritorno nell’isola, dove la sua popolarità non era venuta meno, e il 13 dicembre, alle prime elezioni presidenziali conquistò i 2/3 dei voti e divenne capo dello Stato. Coltivò buoni rapporti con la Turchia e la Grecia, conservò ottime relazioni con Londra, entrò a far parte del Commonwealth e si adoperò per l’integrazione delle due comunità, greca e turca. Tuttavia i contrasti non vennero meno e sfociarono nella violenza.

Gli anni più difficili e la sua morte

Il 4 marzo 1964 le Nazioni Unite autorizzarono l’invio di caschi blu, ma le cose non migliorarono. Seguirono anni difficili. Nel 1968, alle nuove presidenziali, Makarios venne rieletto con il 96% dei voti. Nelle sue prime dichiarazioni affermò che il problema di Cipro non poteva essere risolto con la forza e che necessitava, semmai, di diplomazia all’Onu e aggiunse, inoltre, di volere uno Stato unitario in cui tutti i cittadini godessero di uguali diritti. Ma all’inizio degli anni ‘70 Cipro conobbe il terrorismo; le principali azioni furono rivendicate dalla EOKA B, una formazione paramilitare. Nacquero, poi, tre nuovi giornali politici a favore dell’unificazione di Cipro con la Grecia. Tutto ciò indebolì la politica di Makarios che, tra l’altro, nella primavera del 1972 dovette fronteggiare i tre vescovi dell’isola. I presuli chiedevano le sue dimissioni affermando che i suoi doveri temporali violavano il diritto canonico. Makarios rimosse i tre vescovi e portò il loro numero a cinque, riducendo in questo modo il loro potere. Nel 1974 i rapporti tra Grecia e Cipro precipitarono: Makarios tentò di liberarsi del controllo di Atene che però rispose il 15 luglio con un colpo di Stato nell’isola. Il presidente dovette lasciare Cipro e raggiunse Londra, da dove lanciò un appello all’Onu denunciando l’accaduto. Ma intanto la Turchia approdò sulla costa nord e installò delle basi sull’isola. Colta alla sprovvista, la giunta militare di Atene si sciolse e così pure il governo formato a Cipro. Venne ripristinato il governo legittimo, ma Makarios rimase a Londra, convinto che la situazione si sarebbe evoluta. E infatti l’esercito turco invase ancora Cipro da nord, allargò le basi già conquistate e occupò stabilmente la parte settentrionale dell’isola. Makarios poté tornare a Cipro all’inizio del 1975, forte del parere dell’Onu che aveva dichiarato illegittima l’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord, riconoscendo quello del presidente eletto nel 1968 come l’unico governo legittimo dell’intera isola. Makarios si batté per il ricongiungimento dell’isola, ma morì il 3 agosto 1977, in seguito a un attacco di cuore. Al suo funerale, nella Cattedrale di San Giovanni, a Nicosia, parteciparono 182 rappresentanti di 52 Paesi e 250mila cittadini - quasi la metà della popolazione greco-cipriota dell’epoca - sfilarono davanti al suo feretro. È stato sepolto, come aveva chiesto, sul monte Throni, vicino al Monastero Kykkos. 

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02 dicembre 2021, 16:53