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Restrizioni Covid, Nuova Zelanda. Vescovi: necessarie, ma da rivedere costantemente

Dal 2 dicembre nel Paese entrano in vigore nuove misure contro la pandemia. Riguarderanno anche l’accesso dei fedeli in chiesa per la celebrazione della Messa

Isabella Piro – Città del Vaticano

Si chiama “sistema a semaforo” quello che la Nuova Zelanda farà entrare in vigore dalle 23.59 del 2 dicembre. Per arginare la diffusione del Covid-19 e in particolare della variante Delta, che ha già provocato nel Paese oltre 10mila contagi, si adotteranno tre colori: con il verde, non ci saranno limitazioni specifiche; con l’arancione sarà necessaria la mascherina in determinati luoghi pubblici, mentre con il rosso le attività potranno essere aperte solo ai vaccinati e nel rispetto del distanziamento sociale. In tale contesto la Conferenza episcopale nazionale ha diffuso una Lettera pastorale intitolata “Vivere, prendersi cura e celebrare il culto in un mondo da Covid-19”, nella quale in primo luogo i fedeli vengono rassicurati: tutti, vaccinati e non vaccinati, potranno partecipare in sicurezza alla Santa Messa.

Come partecipare alle celebrazioni eucaristiche

Ad ogni parrocchia, infatti – si spiega – verrà chiesto di tenere celebrazioni liturgiche sia per i vaccinati, forniti di un apposito pass, che per i non vaccinati; per questi ultimi, in particolare, si terranno Messe separate, con restrizioni numeriche in linea con le normative del governo. Inoltre, tutti i laici che aiutano nello svolgimento delle celebrazioni e degli altri ministeri rivolti al pubblico dovranno essere vaccinati. Lo stesso vale per i sacerdoti, pena la limitazione del loro ministero. Con i colori verde e arancione, gli accessi in chiesa non vedranno restrizioni per i vaccinati, mentre per i non vaccinati si potrà arrivare a 50 persone in caso di arancione o a 100 in caso di verde. Se si passa al colore rosso, invece, alla Messa potranno prendere partecipare solo 100 vaccinati muniti di pass e soltanto 10 non vaccinati.

No a pregiudizi e discriminazioni

“Abbiamo cercato il modo migliore per riunirci in chiesa – spiegano i presuli – senza che le persone, vaccinate o non vaccinate, si sentano alienate”. “Le chiese – aggiungono – devono essere luoghi sicuri per tutti, sia fisicamente che emotivamente e spiritualmente”; per questo, "nello spirito del Vangelo, vogliamo anche che esse siano siano luoghi di ospitalità e inclusione, aperte e accoglienti per tutti, senza pregiudizi o discriminazioni". Quindi, i vescovi incoraggiano i sacerdoti a vaccinarsi, pur riconoscendo di non poterlo imporre per legge, ed avvisano: "I sacerdoti che non sono completamente vaccinati, secondo gli attuali ordini di salute pubblica, saranno significativamente limitati nel loro ministero; non potranno esercitare la cura pastorale in strutture residenziali per anziani o negli ospedali e nelle scuole e non potranno partecipare e presiedere a eventi ecclesiali per soli vaccinati".

Misure giustificate dall’emergenza attuale

La Lettera pastorale, inoltre, esorta la società a “non accettare mai acriticamente” l’imposizione di restrizioni da parte dei leader politici. Tuttavia, considerata la situazione attuale, i presuli giustificano l’entrata in vigore della normativa vigente ma, allo stesso tempo, affermano: “Le restrizioni che possiamo considerare giustificate ora potrebbero non esserlo in futuro; per questo, chiediamo che le normative siano continuamente riviste”, perché “il nostro sostegno ad esse è condizionato e giustificato solo dalla situazione di emergenza che sussiste ora".

22 novembre 2021, 14:39