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Un momento di protesta Un momento di protesta

Eswatini, la Chiesa in missione per la pace

Nell’unica monarchia assoluta dell’Africa continuano le proteste per chiedere giustizia e più democrazia. Incontro della Conferenza Episcopale con le parti in lotta per far riprendere il dialogo. Monsingor Jose Luis Ponce de Leon: “Senza passi concreti di buona volontà si rischia una violenza mai vista”

Federico Piana - Città del Vaticano

In eSwatini, le tensioni socio-politiche sono ancora incandescenti. Nel Paese dell’Africa meridionale - unica nazione in tutto il continente dove vige la monarchia assoluta - le proteste dei giovani e di parte della società civile non si sono placate. Iniziate nel maggio scorso dopo l’accusa rivolta alle forze dell’ordine di aver brutalmente assassinato uno studente, ora hanno assunto come obiettivo anche la richiesta di un nuovo assetto istituzionale più democratico. Papa Francesco - che oggi ha ricevuto in udienza monsignor Peter Bryan Wells, Nunzio apostolico in Sud Africa, Botswana, Lesotho, Naimibia ed eSwatini - nel post Angelus del 4 luglio aveva rivolto un appello al confronto pacifico: “Invito coloro che detengono responsabilità e quanti manifestano le proprie aspirazioni per il futuro del Paese a uno sforzo comune per il dialogo, la riconciliazione e la composizione pacifica delle diverse posizioni”.

I vescovi chiedono di ascoltare la piazza

Ed è proprio su impulso del Pontefice che pochi giorni fa la Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’Africa Meridionale, di cui la Chiesa di eSwatini è parte integrante, ha compiuto una visita di solidarietà pastorale in tutto il Paese. I presuli, incontrando le istituzioni ed i manifestanti, hanno espresso il timore per una situazione che potrebbe presto degenerare verso un punto di non ritorno e hanno invitato all’ascolto e al dialogo: “Da quanto abbiamo sentito – scrivono i vescovi in una dichiarazione – sembra esserci una richiesta per prendere in considerazione una diversa forma di governo. Siamo preoccupati che un errore nel non ascoltare queste sollecitazioni possa provocare un’escalation di violenza con ulteriori perdite di vite umane”.

Monsignor Ponce de Leon: “Riconciliazione difficile”

Anche la piccola Chiesa del Paese, composta dalla sola diocesi di Manzini, è scesa in campo per cercare di far riconciliare le parti in lotta. Il vescovo, monsignor Jose Luis Ponce de Leon, conferma che “da almeno una settimana le tensioni sono riprese con più vigore: non sono sicuro, però, che si riuscirà a far ristabilire un minimo di calma visto che, a complicare la situazione, è arrivata anche la decisione del governo di chiudere tutte le scuole". 

Ascolta l'intervista a monsignor louis Ponce de Leon

Spiragli di dialogo

Eppure, nonostante tutto, monsignor Ponce de Leon racconta che la missione dei vescovi è andata bene, oltre ogni aspettativa: “E’ stata provvidenziale. Il governo è stato disponibile, non è stata una visita di cortesia. L’incontro è durato un’ora e mezza e insieme a noi hanno partecipato anche delegati dei giovani, delle donne e del Consiglio delle Chiese cristiane”.

Prendere in considerazione le richieste

Ciò, tuttavia, ancora non è sufficiente. “Occorre – conclude il vescovo - l’instaurazione di un vero dialogo e prendere in considerazione le richieste, non solo politiche ma anche sociali, che giungono al governo. Se non si faranno dei passi concreti in questo senso, il rischio sarà quello di una violenza senza precedenti”.

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18 ottobre 2021, 16:30