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A maggio 2017, Papa Francesco ha incontrato in Vaticano i vescovi del Cile (foto d'archivio) A maggio 2017, Papa Francesco ha incontrato in Vaticano i vescovi del Cile (foto d'archivio)

Abusi: linee-guida dei vescovi cileni per i processi di riparazione

La Conferenza episcopale del Cile (Cech) pubblica un documento che mira a proporre alle autorità della Chiesa locale gli strumenti necessari ai percorsi di riparazione per coloro che hanno subito abusi. Il testo è frutto di “ascolto e discernimento sinodale” nel corso di tre anni

Isabella Piro – Città del Vaticano

“Considerando che il riconoscimento, la verità e la giustizia sono sempre i primi passi verso la riparazione, ci impegniamo, con l'aiuto del Consiglio nazionale per la prevenzione degli abusi e l'accompagnamento delle vittime, a cercare criteri comuni nei processi di riparazione verso le vittime di abusi”: scrivevano così i vescovi del Cile nel 2018. Un anno cruciale, per la Chiesa di Santiago, in cui sono venuti alla luce i drammatici casi di abusi perpetrati dall’ex sacerdote cileno Ferdinando Karadima, dimesso poi da Papa Francesco dallo stato clericale. A maggio di quell’anno, per tre giorni, il Pontefice ha ricevuti i presuli in udienza in Vaticano e poco dopo, ad agosto, ha inviato loro una lettera scritta a mano, in cui ha definito come “realiste e concrete” le decisioni prese dalla Conferenza episcopale nazionale sullo scandalo degli abusi. Quell’impegno assunto nel 2018 è divenuto ora una realtà: le linee-guida, appena pubblicate dalla Cech sul suo sito web, concretizzano proprio quelle sfide annunciate tre anni fa.

Formare ambienti sani e sicuri

Composto da circa 80 pagine suddivise in 7 capitoli, il documento è stato redatto da una Commissione ad hoc, con il supporto di professionisti ed esperti nelle varie aree coinvolte, nonché con la partecipazione di 165 persone in varie fasi consultive. Nel testo, i vescovi richiamano la necessità di “stabilire procedure per prevenire e combattere i crimini di abuso sessuale e tutto ciò che può tradire la fiducia delle persone”. In questo senso, viene riconosciuto come parte del processo riparatore “il consolidamento nelle diocesi e negli istituti di vita consacrata, di uffici per l'accoglienza delle denunce e di organismi che promuovono la formazione di ambienti sani e sicuri”.

Esigenze etiche e pastorali

Definendo, poi, come “un’esigenza etica e pastorale” l’affrontare la crisi provocata dagli abusi, le linee-guida presentano un vero e proprio “percorso” che possa portare ai processi di riparazione per le vittime. Nello specifico, si tratta di “misure volte a permettere alle vittime ed ai sopravvissuti di fare esperienze di guarigione, riparazione, giustizia, carità e misericordia nel contesto ecclesiale”. Tali esperienze possono includere “riparazioni relazionali, psicologiche, spirituali, economiche, morali, legali e simboliche”.

Dialogo con vittime e sopravvissuti

Il criterio fondamentale da tenere a mente, sottolinea il testo, è quello di “affrontare il processo di riparazione in dialogo con le vittime e i sopravvissuti, caso per caso”. Per questo, le misure proposte sono organizzate in quattro gruppi: “in relazione alla persona lesa; in relazione alla famiglia diretta; in relazione alla comunità ecclesiale; in relazione alla cultura istituzionale”. Esse andranno applicate alle vittime di abusi sessuali perpetrati da membri del clero, “colpite nella loro salute fisica o mentale o lese nei loro diritti fondamentali”.

Diffondere una “cultura della prevenzione”

Tra le misure suggerite, degna di nota è la creazione di tre Comitati consultivi che presto entreranno a far parte del Consiglio nazionale di prevenzione e che saranno al servizio delle diocesi o delle comunità religiose che accompagnano i sopravvissuti. I Comitati consultivi saranno dedicati alle vittime; alla gestione dei casi di abuso e alle misure di riparazione. Ulteriori suggerimenti indicano un ascolto delle vittime che sia “attento, empatico e scevro di giudizi”; la collaborazione con la giustizia civile; la celebrazione di un giorno penitenziale della memoria per tutte le persone vulnerabili e per lo sradicamento di ogni forma di abuso nella Chiesa; la formazione permanente e la diffusione della “cultura della prevenzione”.

Agire come una sola Chiesa

“La forza di queste misure – ha spiegato il cardinale Celestino Aós Braco, presidente della Cech, presentando le linee-guida – risiede nell'impegno ad agire come 'una sola Chiesa' affinché tutte le persone ferite da abusi sessuali nel contesto ecclesiale ottengano riparazione, senza eccezioni”. "Sappiamo – ha ribadito il porporato - che non basta una mera proposta giuridica o pastorale: una vera proposta, infatti, deve dialogare con altre discipline e deve basarsi sulla speranza, sulla forza dell'amore e della grazia”.

Il rinnovamento ecclesiale

Sottolineando, inoltre, come “il processo di riparazione dall'abuso sessuale possa essere lento e difficile”, soprattutto quando chi commette tale crimine è un membro del clero, il cardinale Aós Braco ha riconosciuto nelle linee-guida “un passo avanti", poiché si tratta di una proposta "che può essere arricchita dal lavoro, dalla pratica e dalla testimonianza di molte persone, soprattutto nel dialogo e nell'ascolto delle vittime e dei sopravvissuti”. La Cech ribadisce, quindi, il proprio impegno nella promozione di “ambienti sani e sicuri” all'interno della Chiesa cattolica in Cile, in un’ottica di “rinnovamento ecclesiale che, attraverso spazi di discernimento e partecipazione, generi proposte per diventare una Chiesa più sinodale, profetica e piena di speranza”.

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29 ottobre 2021, 16:02