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Il campo di concentramento di Auschwitz - Birkenau Il campo di concentramento di Auschwitz - Birkenau  (Vatican Media)

Auschwitz: "La sofferenza degli innocenti" di Kiko Arguello per le vittime dell'Olocausto

Dall’archivio di Radio Vaticana del 24 e 25 giugno 2013 la cronaca dell’evento e l’intervista al rabbino rabbino Mosche Lefkowitz, direttore di Afikim, un’organizzazione che si occupa di bambini poveri in Israele

“Questo è il giorno della riscoperta della nostra fraternità”, ha affermato con commozione il rabbino David Rosen, responsabile delle relazioni con la Chiesa Cattolica, introducendo il concerto sinfonico-catechetico su “La sofferenza degli innocenti”, eseguito davanti alla "porta della morte" di Auschwitz-Birkenau, dall’orchestra del Cammino Neocatecumenale. E, commentando la riconciliazione tra Giacobbe ed Esaù ha continuato dicendo: “Questo è il giorno in cui Giacobbe ed Esaù si abbracciano sinceramente. Questo è quasi esattamente il giorno in cui 50 anni fa, moriva il Beato Giovanni XXIII, che iniziò questa rivoluzione e preparò il cammino perché il Beato Giovanni Paolo II portasse avanti questa nuova relazione tra Israele e Chiesa Cattolica, che viene attuata nelle parrocchie dal Cammino Neocatecumenale, con il suo insegnamento e la sua formazione”. Il Papa Francesco ha voluto unirsi all’iniziativa con un suo saluto e la preghiera perché “questa iniziativa porti molto frutto nel rafforzare i legami di rispetto e amicizia tra cristiani e giudei, e nel rinnovare la determinazione della comunità internazionale affinché gli orrori che in questo posto sono stati perpetrati, non abbiano più a ripetersi”. “Oggi siamo riuniti all’ombra di Auschwitz-Birkenau - ha detto il rabbino Yitz Greenberg, uno dei più stimati rabbini americani - dove l’idolatria del potere umano, non trattenuta dall’amore per l’umanità né frenata dal timore di Dio, ha sistematicamente tormentato, torturato e assassinato il popolo ebraico e tanti altri essere umani. Tristemente la maggior parte dell’umanità rimase indifferente a guardare senza fare nulla, mentre tanti esseri umani, fatti ad immagini di Dio venivano massacrati... Siamo profondamente debitori al Cammino Neocatecumenale, e al suo iniziatore, Kiko Argüello, per questa iniziativa di riconciliazione e di amore”. Greenberg ha anche sottolineato che non ci sono altre attività che diano più gioia al nostro Padre nei cieli di questa riconciliazione tra cristiani e giudei. “Appena entrato in una delle baracche di Auschwitz, ha detto Kiko, ho sentito il bisogno di inginocchiarmi; aprendo la Scrittura a caso è uscito il passo in cui Gesù afferma che il più grande comandamento è: “Shemà, Israel. Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze”. E’ stato proprio durante il canto dello “Shemà”, intonato dall’orchestra e accompagnato da 6 cardinali, 50 Vescovi, 35 Rabbini e 15 mila persone, che si è toccato il momento più alto di comunione e di commozione di questo storico evento, senza precedenti. A conclusione del concerto, il card. Stanisław Dziwisz, che ha presieduto l’incontro, ringraziando Kiko e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento ha detto: “Auschwitz è il luogo della musica della Sofferenza degli innocenti…. Questo luogo invoca e persino grida nel nome di milioni di persone… Questa musica ci innalza al dramma della sofferenza nel modo più penetrante”. (Da Auschwitz, Giuseppe Gennarini e don Ezechiele Pasotti 24 giugno 2013)

Ha avuto vasta eco il concerto sinfonico-catechetico “La sofferenza degli innocenti” composto da Kiko Arguello ed eseguito domenica scorsa dall’orchestra del Cammino neocatecumenale davanti alla “porta della morte” di Auschwitz-Birkenau. Vi hanno preso parte 6 cardinali, 50 vescovi, 35 rabbini e più di 12mila persone. A partecipare anche il rabbino Mosche Lefkowitz, direttore di Afikim, un’organizzazione che si occupa di bambini poveri in Israele. Debora Donnini lo ha raggiunto telefonicamente in Polonia (25 giugno 2013):

R. – (Parole in ebraico)
C’è scritto nella Torah: sul Monte Sinai quando c’è stata unione e amore tra tutti quanti, i cieli si sono aperti. Io non voglio comparare questo esattamente al Monte Sinai, ma qui c’è stata una tale comunione e un tale amore che posso dire di essermi “rivestito” di questa comunione ed amore come di un Tallit, che è il manto di preghiera ebraico. Questo amore e questa unione sono le cose che più mancano in questo mondo e sono le cose più importanti nel mondo! Sarebbe molto importante continuare ancor di più ad incontrarci, perché possiamo veramente sentirci insieme figli di Dio. E se questo fosse possibile, se riuscissimo a fare sempre di più questi incontri, allora ci sarà pace nel mondo, e se c’è pace nel mondo, allora ci sarà guarigione e abbondanza nel mondo e non tutto questo dolore che oggi sperimentiamo. Ho avuto ora un incontro con Kiko Argüello: gli ho detto che ieri non ho sentito di essere ad un concerto o ad una sinfonia, ma ho sentito che eravamo come in una preghiera. Io sono figlio e sono nipote di sopravvissuti all’Olocausto: ho avuto almeno 60 persone della mia famiglia, miei parenti, che sono morti ad Auschwitz… Immaginate che questa era la prima volta che venivo ad Auschwitz: ho avuto sempre paura di venire in questo luogo.

D. – Si è commosso?

R. - (Parole in ebraico)
Sì, mi sono commosso: stare lì, come ebreo, insieme a 12 mila persone e sentire che mi amavano… Sedermi lì, con tutte queste persone, davanti alla “porta della morte”, davanti alle baracche di Auschwitz e avendo sentito per tanti anni quello che i miei nonni mi hanno raccontato, ho pianto tutto il tempo… Mi sono commosso moltissimo. Per me questo incontro è stata una preghiera, è stata una benedizione, perché quello che volevano fare i nazisti non era soltanto distruggere il corpo degli ebrei, ma anche distruggerli spiritualmente, farli sentire come fossero animali… Ma anche in questo inferno, tutto questo non ha distrutto la loro fede: hanno continuato nella preghiera e nella fede.

D. – Ieri Papa Francesco, ricevendo in Vaticano una delegazione dell'International Jewish Committee on Interreligious Consultations, ha detto: “Un cristiano non può essere antisemita”.

R. – (Parole in ebraico)Prima di tutto sono delle parole bellissime, che non saranno invano. E anche io, come ebreo, benedico queste parole con tutto il mio cuore. La benedizione che c’è contro l’odio non è solo la benedizione verso gli ebrei o i cristiani, ma una benedizione per tutto il mondo: queste parole contro l’odio sono una benedizione per tutto il mondo perché pace e amore sono il nome di Dio. E quando c’è pace e amore, lì c’è benedizione!

26 ottobre 2021, 15:10