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Il cardinale Ranjith: chiediamo verità sui mandanti degli attentati di Pasqua

Intervista con l’arcivescovo di Colombo: nell’aprile 2019, in Sri Lanka, sono morte 279 persone, le famiglie hanno diritto di sapere che cosa è successo

Francesca Sabatinelli - Città del Vaticano

Sono passati circa due anni e mezzo dagli attentati che, la domenica di Pasqua del 2019, era il 21 aprile, colpirono lo Sri Lanka: otto esplosioni in chiese e hotel, alcune in simultanea, con un bilancio di circa 300 morti. Una strage che, secondo gli inquirenti, aveva dietro la mano della Jihad locale, il gruppo National Thowheed Jamath e che oggi alla sbarra vede una ventina di accusati. Erano dieci anni che il Paese non subiva un atto di violenza così drammatico, dalla fine della guerra civile, nel 2009.

I cattolici, e non solo, chiedono ancora a gran voce chiarezza, verità e soprattutto giustizia per le vittime. L’inchiesta, che vede imputati un gruppo di estremisti islamici, non sta dando risposte soddisfacenti, mancano notizie certe sugli autori materiali e sui mandanti, nonostante il lavoro di una commissione presidenziale di inchiesta nominata per indagare, le cui raccomandazioni però, denuncia il cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, sono state totalmente disattese:

Eminenza, è dal 2019 che aspettate la verità, e non siete soddisfatti di come sono state condotte le indagini … 

“Sin dal primo momento, noi abbiamo chiesto una indagine trasparente sui fatti avvenuti il 21 aprile 2019 nello Sri Lanka, un Paese dove è accaduto che gli attentati, soprattutto quelli del passato, del periodo della guerra, vengano insabbiati. Non ci sono stati rapporti che facessero chiarezza su questi attentati, mentre noi volevamo sapere esattamente cosa è accaduto quel giorno, perché sono morte 279 persone, inclusi 47 stranieri, e sono rimaste ferite quasi 500, alcune gravemente. Hanno il diritto di sapere cosa è successo, le famiglie che hanno perso di colpo i loro cari, hanno il diritto di sapere cosa è successo e chi ha fatto questa cosa. Perciò viste le esperienze del passato, nel passato, noi della Chiesa abbiamo chiesto chiaramente una inchiesta trasparente”.

Il governo vi ha risposto dicendo che la commissione che era stata nominata aveva svolto le indagini - ricordiamo che l’attentato è stato rivendicato dal gruppo estremista islamico locale, il National Thowheed Jamath - e il governo ha detto più volte di aver arrestato alcune persone. Eminenza, perché secondo voi è così difficile fare piena luce sui fatti? 

“Il governo attuale, il capo dello stato, aveva promesso alla conferenza episcopale che dopo il rapporto della Commissione - formata da 4 giudici e da una ex segretaria del Ministero della Giustizia, quindi si parla di persone che conoscevano la legge bene -  si sarebbe fatto tutto il necessario per far sì che le loro raccomandazione venissero implementate. Non appena però questo rapporto è stato consegnato al presidente, ci ha fatto sapere di avere difficoltà a rendere operative alcuni dei punti della commissione, come ad esempio quella di mettere al bando alcuni gruppi estremisti, tra questi alcune formazioni islamiche, come proprio il National Thowheed Jamath e anche altri gruppi islamici estremisti. Allo stesso momento, la commissione aveva raccomandato diverse cose, incluso di processare l’ex presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, e un gruppo di alti ufficiali dell’intelligence e dell’intelligence militare, nonché alcuni poliziotti, perché, pur sapendo del complotto e dei preparativi dell’attacco, non fecero assolutamente nulla per proteggere il popolo. Il governo attuale, evidentemente, non vuole seguire queste raccomandazioni per proteggere queste persone che sono responsabili, è stato dato ordine di non arrestare queste persone, nonostante fossero state informate prima degli attacchi e sapessero chi fossero gli autori. La Commissione ha chiesto un processo per l’ex presidente, ma l’attuale capo di Stato lo difende, vogliono nascondere, e tutto questo non va bene la gente esige la giustizia trasparente”.

Tutto il Paese vuole la verità. Voi avete invitato i cittadini più volte a mettere in atto delle proteste, e il governo ha annunciato una specie di nuova commissione. Che cosa intendete fare in proposito? 

 “Non appena il documento della commissione è stato consegnato al presidente, lui ha nominato non una commissione, ma un comitato di 6 dei suoi ministri per studiare il rapporto e raccomandare i passi da fare, ma è un comitato che, in qualche modo, scavalca la commissione giudiziaria e questo lo trovo molto offensivo nei confronti della verità. È un comitato politico, si tratta di 6 dei suoi ministri che non conoscono la legge e che vogliono fare una scelta politica, vogliono cioè scegliere ciò che più è conveniente per loro, invece di guardare altri aspetti che sono emersi dal lavoro della commissione, che mostrano che durante il tempo in cui venivano preparati gli attacchi, gli autori avevano dei contatti con i militari. Un esempio, il capo dei terroristi, che si è suicidato, era sul libro paga del direttore dell’intelligence militare, i militari hanno avuto contatti con queste persone prima che si suicidassero”. 

Che cosa la Chiesa, che cosa l'episcopato vuole fare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane? Come intendete reagire?

“Abbiamo organizzato una sorta di conferenza stampa perché sappiamo che il nostro premier, accompagnato dal ministro degli Esteri, saranno presenti al G20 delle religioni a Bologna, dove vi saranno il capo del governo italiano Draghi e i vertici dell’Unione europea. Il premier srilankese vi prenderà parte e presenterà lo stato delle indagini, parlerà del processo ai 25 musulmani accusati degli attentati, ma temiamo che possa dare una rappresentazione di fatti non aderente alla realtà”.

10 settembre 2021, 12:13