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Sono 400 i migranti che aspettano di essere soccorsi in mare Sono 400 i migranti che aspettano di essere soccorsi in mare  (ANSA)

L'appello di monsignor Lorefice per salvare i migranti in mare

“Oltre 400 vite nel cuore del Mediterraneo aspettano la nostra decisione, aspettano di essere salvate”. E’ l’appello dell’arcivescovo di Palermo per salvare i migranti che rischiano di naufragare nella zona SAR. Intanto l’attesa di un porto sicuro accresce i disagi degli stranieri, uomini, donne e bambini a bordo

Alessandra Zaffiro - Palermo 

“Questa volta siamo ancora in tempo. Le autorità italiane, le autorità maltesi, le autorità europee sono ancora in tempo. La nostra umanità è ancora in tempo. Il nostro compito come cristiani è ancora in tempo. Oltre 400 vite nel cuore del Mediterraneo aspettano la nostra decisione, aspettano di essere salvate”.  E’ il forte appello lanciato alle istituzioni dall’Arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, affinché intervengano immediatamente nel salvataggio di cinque imbarcazioni, con oltre 450 migranti a bordo, che rischiano di naufragare nella zona SAR (Ricerca e Salvataggio) di Malta, come hanno evidenziato le ONG che operano nel Mediterraneo senza ricevere alcuna risposta.  “Quante volte in questi anni - ricorda monsignor Lorefice - abbiamo condiviso lo sgomento dell’impotenza, dato dallo sgomento dell’indifferenza dinanzi al destino disperato di centinaia, oramai migliaia di fratelli e sorelle che hanno perso la vita mentre tentavano di guadagnare niente di più che la loro stessa dignità, che il loro stesso diritto ad esistere!”. 

Prendere in fretta la decisione di salvare queste persone

Quindi l’invito dell’Arcivescovo di Palermo “a tutti coloro che hanno il potere di assumere una decisione sul destino di queste 400 persone affinché lo facciano subito e non costringano l’Europa a piangerle tra poche ore come vittime di questa barbarie.  “Non decidere in questa direzione - sostiene Monsignor Lorefice - significa ammettere che l’omissione di soccorso fa parte a tutti gli effetti della strategia che i nostri Governi stanno adottando per gestire il tema delle migrazioni, continuando a rendere plausibile lo straziante genocidio a cui molti ancora si rifiutano di assistere, voltando lo sguardo dall’altra parte”.  “Da esseri umani prima ancora che da cristiani - conclude l’Arcivescovo di Palermo - non possiamo non condividere l'impossibilità di tacere dinanzi al perpetuarsi di questo male, non possiamo non continuare a ricordare l’urgenza di agire contro tutto ciò che avviene attorno e nel cuore del Mediterraneo, in nome di diritti umani internazionali, della Costituzione italiana e del Vangelo”. 

Sui social l'appello di una responsabile della Sea Watch 3 

E mentre a bordo di Ocean Viking in attesa di un porto vi sono 553 persone, questa mattina intanto la testimonianza di quel che accade su una delle navi Ong arriva da un social in cui si legge: “L’attesa di sbarcare sta diventando sempre più difficile per le persone a bordo di Sea Watch3. Tutti sono esausti, molti sono feriti e traumatizzati”.  A scriverlo su twitter è l’Ong che torna a chiedere un “porto sicuro, adesso” per sbarcare le 257 persone soccorse in diverse operazioni nel Mediterraneo centrale. “Negli ultimi giorni le autorità ci hanno lasciato completamente da soli nel soccorrere centinaia di persone - racconta Clarissa, Protection Officer su Sea Watch3 - Tutte le persone che abbiamo a bordo sono allo stremo, molte sono ferite e traumatizzate. Hanno bisogno di assistenza medica, legale e psicologica e hanno diritto a un porto sicuro dove sbarcare adesso”.  Intanto da giorni a Lampedusa gli sbarchi di migranti, uomini, donne, bambini e minori non accompagnati, si succedono ripetutamente. Almeno nove gli sbarchi registrati ieri per un totale di 550 migranti. Il centro di accoglienza di contrada Imbriacola sull’isola Pelagia è al collasso con 1.200 persone a fronte di un’accoglienza massima di 250 mentre si organizzano i trasferimenti sulle navi quarantena e in altre strutture. 

Sicilia impegnata contro incendi e piromani: 33 squadre specializzate 

Mentre in Sicilia si registra un’altra ondata di calore, l’emergenza incendi preoccupa. “Il governo nazionale ci è venuto incontro consentendoci di avere a disposizione 33 squadre altamente addestrate contro gli incendi”, ha dichiarato il presidente della Regione, Nello Musumeci, a conclusione del vertice con la Protezione Civile.  Un incendio è divampato ieri nel tardo pomeriggio nei pressi di un centro commerciale nella zona nord di Palermo. Altri roghi sono divampati nel Palermitano a Pianetto, vicino a Santa Cristina Gela, a Belmonte Mezzagno, in contrada Tagliavia, a Monreale e a San Giuseppe Jato nei pressi di Monte Billiemi. Incendi anche a Partinico lungo la strada provinciale 2 per andare ad Alcamo e sulla statale, dove sono intervenuti forestali e vigili del fuoco.  Continuo il controllo delle forze dell’ordine per fermare i piromani. I carabinieri di Troina, in provincia di Enna, hanno arrestato in flagranza di reato per incendio boschivo, due allevatori, un ottantenne di Cesarò (Messina) e un 25enne albanese, che stavano appiccando le fiamme in una zona boscosa vicino Cesarò, nei Nebrodi. La zona è area boschiva protetta. I militari, mentre pattugliavano la strada statale che unisce le province di Enna e Messina, hanno notato i due nella boscaglia in contrada Scalonazzo, nei pressi del fiume Troina, mentre davano fuoco a degli arbusti. I carabinieri hanno trovato inoltre piccole taniche contenenti carburante e vari accendini. 

04 agosto 2021, 12:38