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Padre Carlassare, vescovo eletto di Rumbeck in Sud Sudan con la sua comunità africana che attende il suo ritorno si spera nei prossimi mesi Padre Carlassare, vescovo eletto di Rumbeck in Sud Sudan con la sua comunità africana che attende il suo ritorno si spera nei prossimi mesi 

Padre Carlassare: "Affido a Maria chi mi ha ferito, perchè si converta"

Il missionario comboniano che attende l'ordinazione episcopale a vescovo di Rumbeck in Sud Sudan, racconta l'atto di affidamento che compie in questa domenica offrendo alla Vergine Maria le pallottole che lo hanno gambizzato nell'aprile scorso. Nelle sue parole la speranza per il Paese africano ancora lacerato da conflitti e violenze

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

Sono passati circa tre mesi dal suo ferimento in Sud Sudan e questa domenica a Piovene Rocchetta nel vicentino dove padre Christian Carlassare è tornato per concludere la riabilitazione, è il giorno dei voti alla Madonna dell'Angelo nel Santuario sul monte Sumano, montagna "sacra" di antichissima tradizione. Qui la devozione a Maria è fortissima e così, proprio in questo giorno speciale, padre Christian - comboniano 43 anni, scelto da Papa Francesco lo scorso 8 marzo come vescovo per la diocesi di Rumbeck a maggioranza dinka, l'etnia tra le più numerose del Paese - compie un gesto di affidamento. Porta a Maria le pallottole con cui è stato gravemente ferito e in questo gesto e nella preghiera che lo accompagna mette il suo futuro, quello della Chiesa d'Africa, e dei suoi aggressori e ritrova la forza per vincere la paura.

“Le opere di Dio nascono sempre ai piedi della Croce”

I fatti accaduti e il futuro che attende il giovane vescovo

Era la notte del 25 aprile scorso quando padre Christian è stato aggredito e ferito alle gambe da diversi colpi di arma da fuoco da due uomini entrati nella sua abitazione, dove era giunto il 16 aprile per guidare la diocesi. Da allora interventi chirurgici e trasfusioni si sono succeduti fino ad oggi che il missionario sta concludendo la riabilitazione tra la sua gente, lui che sarebbe diventato il 23 maggio scorso, il più giovane vescovo italiano, ha visto sospeso per ora anche il suo percorso di pastore della comunità del paese africano. In attesa dell' ordinazione episcopale, rimandata a data da definire, c'è l'attesa - ci racconta - "un'attesa attiva", in Italia, come a Rumbeck dove in " tanti preparano" il suo ritorno, si spera, nei prossimi mesi. La paura di rientrare in Sud Sudan c'è dopo quanto accaduto? "Sì", risponde, nella nostra intervista: "C'è sempre la paura quando ci discostiamo dal Vangelo e allora lo Spirito Santo viene ad assisterci con il coraggio di non darci per vinti, di continuare a credere, sperare e predicare che Gesù è risorto". 

“Appartenere al Signore nella buona e nella cattiva sorte”

"Guardo con speranza e positività al futuro del Sud Sudan", la gente - spiega padre Christian tracciando un quadro della situazione attuale - non si arrende alle violenze e ai gravi problemi che sussistono. Ma il cammino, quello verso la pace e l'unità cui il Papa tiene profondamente, come ha dimostrato riunendo in Vaticano i leader del Paese, deve, nel pensiero del missionario comboniano, essere un cammino comune e coinvolgere tutti.

Ascolta l'intervista a p. Christian Carlassare

Padre Christian, a circa tre mesi dalla sua aggressione, lei oggi offre alla Madonna le pallottole con cui è stato colpito alle gambe nella notte del 25 aprile. E’ un modo per ricominciare? Quale il suo legame con Maria?

Ogni uomo e donna di fede tiene in cuore Maria perché è una cristiana modello, è Lei che tiene unita la Chiesa intorno a Gesù. E il Santuario dell’Angelo è un piccolo luogo di preghiera caro a me e a tutta la mia gente, ed è la radice del mio percorso di fede. Ci salivo sin da piccolo e qui ho maturato la scelta di vita cristiana. Impossibile non sentire come la Madonna con la sua intercessione abbia accompagnato ogni tappa della mia vita. Questa per me è occasione e richiamo a superare incertezze e paure per quanto accaduto: sentire di appartenere sempre al Signore nella buona e nella cattiva sorte e non perdere mai l’amore di adoperarmi con gioia a servizio della missione.

Come guarda oggi da pastore, anche se in attesa dell'ordinazione a vescovo, al Sud Sudan e alla comunità che ha lasciato, in cui è maturata la sua aggressione e in cui sono ancora in corso le indagini?

La gente del Sud Sudan è un popolo ferito da tante sofferenze, inflitte da dinamiche ingiuste e soppressive che vengono da lontano. L’ultimo conflitto e la situazione di oggi sono solo le ultime ferite prodotte da logiche complesse di dominazione e violenze. Ma il popolo, nonostante tutto, non ha perso le speranza, vuole guarire, rimarginare le ferite e rialzarsi. Quindi per me è una grazia poter far causa comune con questo popolo e camminare insieme sulla via difficile della riconciliazione e della pace. Le comunità cristiane stanno già camminando in questo senso, sanno che è un cammino lungo e va fatto insieme. Tutti dobbiamo essere in comunione con questo cammino anche a partire dalla nostra Italia.

Dopo tanto tempo trascorso lontano dal Sud Sudan, sa che sono accadute tante cose non da ultimo la pandemia che imperversa, scarseggiano i vaccini e tutto è ancora più preoccupante. Che notizie ha da lì e quale è la situazione del Paese oggi ?

Io guardo al Sud Sudan con speranza. L’accordo di pace del 2019 ha permesso di formare un Governo di unità nazionale e i dialoghi  di pace  portati avanti dalla comunità di S. Egidio continuano, cercando di includere anche gruppi scettici all’accordo. Certo si nota come le problematiche presenti siano  purtroppo ancora gravi e non permettano alla popolazione di tornare del tutto alla normalità. Ancora ci sono molti sfollati e rifugiati lontani dalle loro case, molte armi sono in mano a tanti gruppi, l’esercito non è ancora del tutto unificato e la violenza si colora spesso di tinte etniche. C’è la crisi economica e tanta povertà aggravata dai cambiamenti climatici, alluvioni e difficoltà ad allevare o coltivare. Tutto questo può diventare un dòmino che crea ancora più conflitti, a meno che non ci sia una vera riconciliazione e si viva finalmente di una logica diversa, quella della solidarietà, ed è questa la nostra speranza.

Nell’atto di affidamento che lei fa oggi, c’è probabilmente il suo futuro ma anche quello di chi l’ha aggredita. Può condividere con noi le sue intenzioni di preghiera e anche quindi lo spirito col quale tornerà in Sud Sudan?

La celebrazione è quella di una comunità cristiana in cammino con Maria e raccolta anche intorno a me, che sono figlio di questa parrocchia, e alla mia missione. Una missione molto esigente, sempre più esigente, come del resto non si stancava di ripetere Comboni, cioè 'che le opere di Dio nascono sempre ai piedi della Croce'. Per questo, pieno di gratitudine per la chiamata al servizio missionario, sicuro che lo spirito di Dio guida, sostiene e protegge il nostro cammino, io affido il ministero futuro anche attraverso l’intercessione di Maria. Per coloro che hanno compiuto il gesto e per coloro che sono ostaggio di una mentalità chiusa e settaria chiedo la conversione; per me e la Chiesa ferita chiedo di vivere la misericordia come Gesù ce l’ha insegnata.

Tornerà in Sud Sudan, con paura? E il percorso e la sua ordinazione a vescovo sa quando potrà avvenire?

Paura sì, ho paura  quando ci si scostiamo  dal Vangelo e da quello che il Signore ci insegnai E' allora che lo Spirito Santo ci assiste col coraggio di non darci per vinti. Invece riguardo alla mia ordinazione, mi è dato un tempo di attesa, attesa attiva qui in Italia come a Rumbek dove sono in tanti che stanno dando una mano perchè io possa tornare.

25 luglio 2021, 09:51