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Economy of Francesco: Slotmob, no all’azzardo

Nel cammino verso l’appuntamento di Assisi, si è svolta ieri un’iniziativa che intende contrastare la ludopatia coinvolgendo giovani e titolari di bar, determinati a dire no alle slot

di Solen De Luca

Dal Piemonte alla Sicilia, passando per le Marche con ben 4 città, e per l’Umbria, cuore dell’Italia, sono state 17 le regioni coinvolte ieri, 10 luglio 2021, nella mobilitazione SlotMob contro l’azzardo promossa da “The Economy of Francesco” e dal Movimento SlotMob e con il coinvolgimento di molte associazioni e movimenti. In varie città del Paese, i proprietari e i gestori di innumerevoli bar e esercizi commerciali – con il supporto di giovani economisti volontari aderenti al movimento internazionale “The Economy of Francesco” –  sono stati in prima linea per spiegare e dimostrare che continuare ad ospitare nei propri locali slot machine, lotterie istantanee, gratta e vinci, e mini casinò significa incentivare la ludopatia, aumentare le diseguaglianze sociali e alimentare un sistema di usura e di mafia.

“Ho visto pensionati giocarsi l’intera liquidazione in pochissimo tempo – anche 50 o 60mila euro – e madri di famiglia spendere somme ingenti, tanto da non essere più in grado di iscrivere i propri figli ad attività sportive o comprare loro dei vestiti” racconta Fabio Condello, quarantaseienne, proprietario del bar “da Fabio”, in Via Onorato Vigliani a Torino Mirafiori, che allo SlotMob ha aderito con tutto il cuore. “Faccio questo lavoro da 1982, da quando aiutavo i miei genitori che avevano un bar. All’epoca si giocava a carte, c’era il totocalcio, e al massimo il calcio balilla o un flipper e, se andava bene, una televisione intorno alla quale tutti si radunavano per guardare le partite. Il bar era un punto di aggregazione ludica nazional popolare dove si socializzava e si intessevano rapporti. Poi, con l’avvento dei videopoker negli anni ’90, noi baristi abbiamo cominciato a fare sempre più utili, ma il guadagno non è andato di pari passo con il benessere sociale e psicologico dei clienti. All’epoca, non c’era la consapevolezza che l’azzardo compulsivo potesse diventare pericoloso, soprattutto per le persone più sole o fragili, e non si prestava troppa attenzione all’etica sociale. Poi, nel 2014, mi sono accorto che quel luogo di aggregazione sociale che i miei genitori avevano creato con così tanta fatica ed attenzione all’altro, soprattutto in un quartiere come quello di Mirafiori, fatto di immigrazione e spesso di esclusione sociale, non era più Io stesso: c’erano più drogati di giochi che clienti con i quali potevi parlare. Così, ho deciso di dismettere tutte le macchinette e da allora è tornata l’umanità”. Condello punta il dito sullo Stato che non ha saputo o voluto monitorare l’azzardo: “Lo Stato deve intervenire legalmente per combattere L’azzardo – dichiara con preoccupazione – e deve smettere di continuare a promuoverlo. Un esempio concreto? Perché non si impone ad ogni giocatore di fornire il proprio codice fiscale in modo che automaticamente scatti un tetto massimo di denaro da spendere in funzione delle proprie possibilità? Questo sarebbe un modo sicuro per tutelare i cittadini”.

Un locale no slot
Un locale no slot

“È una vera e propria piaga del Paese che dopo la pandemia, è tornata ancora più forte di prima – denuncia Luigino Bruni, fra gli ideatori della manifestazione e coordinatore scientifico di Economy of Francesco. “L’economia dell’azzardo uccide soprattutto i più fragili e i più poveri, crea dipendenza, imbruttisce i centri storici delle nostre città, trasforma lo sport in una bisca di scommesse, e sottrae decine di miliardi l’anno all’economia di chi lavora onestamente. L’azzardo è nemico del bene comune e vanno, perciò, premiati quei gestori di bar che hanno rinunciato alle slot e ai vari prodotti dell’azzardo, per sostenere un’economia civile”.

"Slotmob": più spazio alle persone
"Slotmob": più spazio alle persone

Ad Assisi, in Umbria, cuore dell’Italia e del movimento internazionale The Economy of Francesco, la motivazione è comprensibilmente ancora più forte. “La società civile resiste al potere idolatrico del denaro come testimoniano quei baristi che rifiutano di vendere i prodotti dell’azzardo nei loro esercizi commerciali – sottolineano Giada Rosignoli e Gabriele Sarnari, due giovani aderenti al gruppo di The Economy of Francesco – e noi consumatori possiamo scegliere questi bar liberi. La pandemia ci aiuta a capire che non ci può salvare da soli. Bisogna puntare a cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale. Un’occasione daprendere sul serio sull’invito di Papa Francesco: “Nessuno si salva da solo. Voi non potete restare fuori da dove si genera il presente e il futuro. O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra”.

Per l’elenco dei bar con orario e descrizione delle singole iniziative: www.francescoeconomy.org

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11 luglio 2021, 10:14