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La preghiera del Movimento giovanile salesiano per il Myanmar

L’11 aprile, Domenica della Divina Misericordia, i giovani del Dicastero per la Pastorale Giovanile della Congregazione Salesiana si riuniranno in preghiera in ogni angolo del mondo per il popolo del Myanmar, ferito dalle violenze degli ultimi due mesi. L’intervista a don Miguel Angel Garcia Morcuende: “I ragazzi vogliono la riconciliazione”

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Una preghiera composta da un cittadino del Myanmar sarà recitata da tutti i giovani del Movimento giovanile salesiano, domani 11 aprile, Domenica della Divina Misericordia. Tradotta in oltre 15 lingue, sarà un modo per esprimere vicinanza e solidarietà ad un popolo in cerca di pace, libertà e democrazia. Si pregherà in diverse parti del mondo, dove a guidare questo momento saranno i rispettivi delegati di Pastorale Giovanile ed i coordinatori ispettoriali del Mgs. L’iniziativa sarà condivisa sulle reti sociali con l’hashtag #Sympraysformyanmar.

La richiesta dei giovani

“Sono stati i ragazzi di quella Regione a chiederci, come Movimento giovanile salesiano, di seguire la forte chiamata del Papa a pregare per il popolo del Myanmar”. Lo afferma nell’intervista a Vatican News don Miguel Angel Garcia Morcuende, consigliere generale per la Pastorale Giovanile Salesiana.

Ascolta l'intervista a don Miguel Angel Garcia Morcuende

“Sappiamo – prosegue – che i giovani sono protagonisti delle manifestazioni contro una situazione di grande ingiustizia. Francesco ci ha ricordato in più occasioni come l’odio e le ingiustizie debbano lasciare spazio alla riconciliazione ed è un messaggio che i ragazzi hanno accolto subito”.

Buoni cristiani ed onesti cittadini

Il concetto di cittadinanza “è centrale, anche osservando – spiega don Morcuende – la particolarità dei giovani, che stanno rispondendo a questo movimento. Nel Myanmar, i nati alla fine dello scorso secolo sono praticamente la metà della popolazione. Questi giovani cittadini hanno già compreso cosa significa giustizia, transizione democratica. Vogliono prendere in mano la propria vita attraverso la cittadinanza attiva, perseguendo la pace. Hanno capito cosa significa vivere in una società giusta e pacifica”.

La preghiera 

Anche sui social si potrà partecipare a questo momento di preghiera, attraverso l’hashtag #Sympraysformyanmar o visitando i siti web dei salesiani. “Vogliamo affidare quel Paese al Padre, vogliamo – spiega il salesiano – invocare lo Spirito per la pace e la saggezza, desideriamo ringraziare i giovani”. “Oltre alle parole del Papa, anche il cardinale Bo – conclude – ha ribadito, appellandosi proprio ai giovani, come per ogni credente l’unica strada percorribile sia quella della non violenza. I diritti dei popoli si perseguono in questo modo, anche in un tempo in cui, a causa della pandemia, l’umanità è molto ferita”.

Le ultime notizie dal Myanmar 

Sono oltre 600 le vittime nel Paese ad oltre due mesi dal golpe militare del primo febbraio. La giunta militare ha annunciato che lo stato d’emergenza verrà prorogato almeno per altri sei mesi, aggiungendo che entro due anni saranno indette elezioni libere ed eque. Intanto gli Stati Uniti, in appoggio alle richieste della comunità civile, hanno chiesto un'azione decisa del Consiglio di Sicurezza per fare pressione sulla giunta e favorire il ritorno alla democrazia. L’obiettivo, ha detto l’ambasciatore americano al Consiglio di Sicurezza, Linda Thomas-Greenfield, è quello di salvare la popolazione. Sempre all’Onu l’ambasciatore birmano, Moe Tun, sollevato dall’incarico in quanto critico nei confronti del regime militare, ha chiesto che venga istituita una no-fly zone sul Paese e vengano immediatamente applicate delle sanzioni. Infine il Regno Unito ha offerto asilo politico al rappresentante del Myanmar a Londra, espulso dalla sede diplomatica dopo aver preso le distanze dal golpe militare.

10 aprile 2021, 11:33