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Terra Santa, il sito di Qasr al-Yahud Terra Santa, il sito di Qasr al-Yahud 

Terra Santa, Coordinamento vescovi: serve una pace giusta

Politica, economia e ruolo dei cristiani in Terra Santa al cuore del comunicato diffuso dal Coordinamento di Terra Santa a conclusione dell'incontro annuale dal 16 al 21 gennaio, per la prima volta on line a causa della pandemia. A confronto 15 vescovi da 11 Conferenze episcopali di diversi Paesi (Stati Uniti, Unione Europea, Canada e Sud Africa)

Isabella Piro - Città del Vaticano

 “Sottolineiamo l'importanza che le leadership israeliana e palestinese si impegnino nuovamente in negoziati diretti. Chiediamo ai nostri governi e leader politici di rinnovare con urgenza la loro partecipazione attiva nella ricerca di una pace giusta, sostenendo il dialogo tra tutte le parti in causa, tutelando il diritto internazionale e riaffermando la pluralità di Gerusalemme, dato il suo significato unico per ebrei, cristiani e musulmani”: questo uno dei passaggi principali del comunicato finale diffuso dal Coordinamento di Terra Santa (Holy Land Coordination- Hlc) a conclusione del suo incontro annuale. Svoltosi dal 16 al 21 gennaio, l’evento si è tenuto per la prima volta on line a causa della pandemia da Covid-19. Vi hanno partecipato virtualmente 15 vescovi di 11 Conferenze episcopali di diversi Paesi (Stati Uniti, Unione Europea, Canada e Sud Africa) che si sono confrontati sulla condizione dei cristiani nella regione, con l’obiettivo di “esprimere la solidarietà della Chiesa universale ai cristiani della Terra Santa” e di attirare l’attenzione internazionale sulla loro situazione nel difficile contesto politico locale.

Economia e politica facciano progressi

“La comunità internazionale – continua la nota episcopale - deve ritenere Israele responsabile del suo dovere morale, legale e umanitario di rendere i vaccini contro il Covid-19 accessibili ai palestinesi in Cisgiordania e a Gaza, e incoraggiare la cooperazione da parte dell'Autorità Palestinese, ascoltando il messaggio di Papa Francesco che ‘di fronte a una sfida che non conosce confini, non possiamo erigere muri’". L’Hlc ribadisce, quindi, il proprio impegno “risoluto” a sostenere “le sorelle e i fratelli nella patria di Cristo” ed esprime la sua vicinanza per la “loro missione, resilienza e testimonianza” offerta ora, “in queste circostanze senza precedenti”.

Oggi, infatti, “è diventato dolorosamente chiaro – spiegano i vescovi – che c’è meno motivo di ottimismo che in qualsiasi momento storico precedente”. Le sfide sanitarie provocate dal coronavirus in tutto il mondo, infatti, in Terra Santa “sono aggravate dal conflitto”, mentre “l'assenza di pellegrini internazionali ha esacerbato le diffuse difficoltà economiche, aumentato i livelli di disoccupazione e spinto molte altre famiglie nella povertà”. Il Coordinamento episcopale lamenta, inoltre, “la mancanza di progressi politici” che, “insieme all'inesorabile espansione degli insediamenti e all'impatto della legge dello Stato-nazione di Israele”, che definisce Israele come Stato ebraico in modo esclusivo, continuano ad “erodere ogni prospettiva di una soluzione pacifica a due Stati”.

La vitalità e il ruolo dei cristiani

Di qui, il forte appello lanciato dall’Hlc affinché si rafforzi “la solidarietà con il popolo della Terra Santa”, una solidarietà che non deve essere “un sentimento vago, ma una ferma e perseverante determinazione a impegnarsi per il bene comune”. “Abbiamo la profonda responsabilità - sottolineano i presuli - di sostenere i cristiani in Terra Santa”, perché le scuole, le cliniche, gli ospedali e gli altri progetti sociali della Chiesa, compreso il lavoro della Caritas, “anche se sotto forte pressione, sono modelli di carità, giustizia e pace”. Tali istituzioni cristiane risultano essere “vitali” nel riunire persone “provenienti da molti ambienti diversi” e nel porsi al servizio del “bene comune di tutti”.

Il Coordinamento dei vescovi evidenzia poi che la comunità cristiana della Terra Santa, “anche se piccola, è un importante garante della coesione sociale e portatrice di speranza per un futuro migliore”. Di qui, l’auspicio che si possa presto tornare in pellegrinaggio nella regione, così da sostenerla in prima persona. “Fino a quel momento – concludono i vescovi - incoraggiamo le nostre comunità a fornire tutta l'assistenza possibile e a ricordare nella preghiera tutte le popolazioni dell’area”. Il comunicato finale è firmato da tutti i vescovi membri dell’Hlc, tra cui monsignor Declan Lang, vescovo di Clifton, in Inghilterra, e presidente dell’organismo.

22 gennaio 2021, 07:00