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Dono del Papa al Museo del Crocifisso di Caltagirone

Francesco dona una croce pettorale al Museo Internazionale del Crocifisso di Caltagirone che viene consegnata oggi da monsignor Calogero Peri e in una lettera incoraggia fedeli e pellegrini ad aderire sempre più intensamente a Cristo Via, Verità e Vita

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Anche il Papa ha voluto inviare un dono al Museo Internazionale del Crocifisso di Caltagirone. Annesso all’omonimo Santuario, lo spazio espositivo è stato inaugurato lo scorso 14 settembre da monsignor Calogero Peri, vescovo della diocesi, dopo che il rettore, padre Enzo Mangano, aveva lanciato un appello per poterlo allestire. All'appello ha risposto anche Papa Francesco donando una croce pettorale che è stata fatta pervenire a monsignor Peri, insieme a una lettera del sostituto della segreteria di Stato, monsignor Edgar Peña Parra. Nella missiva si specifica che Francesco esprime “apprezzamento per la significativa iniziativa” e “incoraggia i fedeli e i pellegrini dell’antico Santuario della passione ad aderire sempre più intensamente a Cristo Via, Verità e Vita”. Il crocifisso di Papa Francesco viene consegnato al museo oggi, primo venerdì del mese, durante una Messa. La presiederà alle 17 monsignor Peri, al quale il museo è anche dedicato perché tra i primi a donare un crocifisso: quello che ha contemplato lottando contro il coronavirus.

La storia del Museo Internazionale del Crocifisso di Caltagirone

Padre Mangano spiega che l’idea di dar vita ad un museo dedicato al crocifisso l’ha maturata durante la scorsa Quaresima, vissuta in pieno lockdown, mentre monsignor Peri era ricoverato a causa del Covid-19. L’intuizione nasce il 10 aprile, Venerdì Santo. Padre Mangano, riflettendo su quanto stava accadendo in tutto il mondo, decide di offrire ai fedeli uno spazio dedicato alla contemplazione di Cristo sulla croce. Prende allora carta e penna e comincia a scrivere ad amici, conoscenti e artisti perché donino un crocifisso o un’opera d’arte ispirati alla Passione di Gesù. “Contemplare la crocifissione: il volto insanguinato e incoronato di spine del Cristo Crocifisso, la sua Santissima Madre Addolorata (…) hanno fatto maturare in me sentimenti, riflessioni, pensieri, insieme a lacrime di Speranza mai sperimentati prima” si legge nella lettera di padre Mangano. E mentre le lettere arrivano a destinazione, viene resa nota l’esperienza di monsignor, Peri che ammalatosi di Covid-19, durante il ricovero in ospedale, trova conforto in un piccolo crocifisso appeso a una parete.

Il Crocifisso di San Damiano di monsignor Peri

“La sera del 2 aprile, in una condizione fisica ormai molto precaria, a causa del Covid, mi sono ritrovato in una stanza dell’ospedale Gravina a Caltagirone - racconta il presule -. Mi sono accorto che non c’era niente, che non c’era nessuno, eccetto un piccolo crocifisso”. Era una riproduzione del Crocifisso di San Damiano. “Da quel momento è iniziato con questo crocifisso un rapporto più diretto, molto personale - prosegue monsignor Peri - perché mi ha sostenuto sicuramente nei momenti di grande difficoltà, dei grandi interrogativi (…) mi sono sentito nudo di fronte al nudo, di fronte a questo crocifisso che senza dubbio in questi momenti ha tante parole di sostegno e di conforto da donare”. Dimesso dall’ospedale, il vescovo di Caltagirone ha voluto portare con sé, in episcopio, il piccolo crocifisso, poi, ha deciso di donarlo al museo, come segno di gratitudine a Dio per essere stato guarito.

Due sale espositive per oltre 150 oggetti da tutto il mondo

Il Museo Internazionale del Crocifisso di Caltagirone in questi mesi ha raccolto oltre 150 opere d’arte di ogni genere sulla Passione provenienti da ogni parte del mondo. Sono stati donati dipinti, sculture e tante creazioni, croci votive e ceramiche. Due sale espositive ora accolgono svariati oggetti che incuriosiscono e incantano, fanno riflettere e meditare. "È la Croce qui ad essere contemplata - spiega padre Mangano - e seppure la Passione di Cristo rievochi dolore e sofferenza, molti visitatori, terminato il percorso espositivo, esaltano, invece, la bellezza di ciò che vedono, definendo come un’esperienza mistica quel 'singolare incontro' con Cristo. Perché la Croce è la nostra salvezza".

Ascolta l'intervista a padre Enzo Mangano

R. - Il museo nasce da questo lockdown, da questa Pasqua blindata. Questo mi ha fatto pensare e ho scritto a tutti gli amici e non, collezionisti... È nato sia per favorire la spiritualità del Crocifisso che l’arte.

Il Museo Internazionale del Crocifisso si trova nel complesso del Santuario del Santissimo Crocifisso del Soccorso a Caltagirone. Qual è la storia di questo santuario?

R. - La storia è toccante. Un laico, padrone del podere dove aveva costruito le sue stalle, non sapendo che erano rudere di una chiesetta abbandonata e che era stata distrutta dai terremoti, alla vigilia del primo gennaio del 1708, per tre notti, sogna Gesù che gli dice: “Disseppelliscimi da sotto i piedi degli animali”. L’uomo consulta il suo padre spirituale, ma questi gli suggerisce di non crederci, di non preoccuparsi. Tuttavia il sogno si ripete. L’ultimo giorno, era il 31, il padre spirituale dice all’uomo: “Chiedi un segno, giacché c’è questa insistenza”. La notte successiva l’uomo sogna Gesù schiodare una mano dalla croce e toccargli la spalla. Si reca, dunque, dal suo padre spirituale, di buon mattino, il primo gennaio, e gli riferisce: “Gesù mi ha dato questo segno”. Scavando allora lì dove Gesù gli aveva indicato, alla profondità di un metro e mezzo, viene trovato un affresco con Gesù crocifisso e Santa Brigida in adorazione.

Quale messaggio vuole dare il Museo Internazionale del Crocifisso?

R.- Il messaggio è l’amore che Cristo ha avuto per noi, è l’albero della croce che è fiorito per la nostra salvezza. Dalle sue piaghe siamo guariti. Gli artisti sono stati reali; comunicano che la croce di Cristo è la nostra salvezza, è un albero fiorito. Quindi il messaggio è: l’albero della Croce è diventato la nostra salvezza. È un albero fiorito, non è un albero di morte. Il messaggio lo dà, di per sé stesso, anche chi viene a disseppellire nel suo cuore, sotto le pietre, ancora, del peccato, il Cristo. Quindi è una kenosis, scendere, per riscoprire il Cristo sotto le pietre dove fu trovato, sotto le zampe degli animali, che nella dimensione morale diventano peccato, non fede, disseppellire dall’odio, dal rancore. Noi, qui, per i fedeli cerchiamo di rendere disponibili dei confessori, di offrire specifiche liturgie, la Via Crucis, la Via Matris. Questa è la spiritualità del luogo, e ora il Museo la arricchisce.

L’antico Santuario del Crocifisso del Soccorso

Il Santuario del Crocifisso, che sorge dove un tempo si trovava la piccola chiesa dedicata a Santa Maria del Perpetuo Soccorso e i cui resti divennero delle stalle, è assai noto a Caltagirone come luogo di spiritualità. È qui che nel XVIII secolo, venne rinvenuta, su diversi pezzi di intonaco, l'immagine del Cristo crocifisso con Santa Brigida genuflessa. Ricomposto su una lastra di pietra, il dipinto ad olio richiamò tanti fedeli e per custodirlo venne costruita una cappella. Data l'affluenza dei devoti venne edificata una chiesa che fu inaugurata il 4 dicembre del 1708. È qui che si è sviluppato il culto a Cristo Crocifisso e oggi quella chiesa è un santuario. Da anni, nei cinque venerdì precedenti la Festa dell’Esaltazione della Croce, il 14 settembre, tutte le comunità parrocchiali di Caltagirone vi si recano in pellegrinaggio facendo memoria del ritrovamento dell’immagine del Crocifisso e ringraziando Dio per i suoi doni. Recentemente restaurato, il Santuario dispone oggi anche di spazi accoglienza e ospitalità per i pellegrini e per quanti, alla ricerca di un tempo di silenzio e di un luogo di preghiera, vogliono fermarsi per dare spazio a Dio.

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06 novembre 2020, 09:00