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Operazione Pane: come aiutare i francescani nella pandemia

Le richieste di un pasto caldo sono quasi raddoppiate rispetto allo scorso anno e sono oltre mille quelli distribuiti ogni giorno. Fino al 19 dicembre è possibile contribuire a quest’opera di carità. Fra Giampaolo Cavalli, direttore dell’Antoniano di Bologna: “I poveri sono in aumento, il Papa ci indica la via"

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Da Roma a Palermo, da Milano ad Aleppo, in Siria, perché la carità non conosce confini. I francescani sono fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus in prima linea, per assistere i più fragili, reinventandosi quando necessario le forme di aiuto per chi ha bisogno. Quella “creatività della solidarietà” tante volte sollecitata da Papa Francesco in questi mesi così difficili. Le richieste di pasti aumentano con il passare delle settimane, le persone che si rivolgono a religiosi e laici impegnati nelle mense francescane sono di diversa provenienza sociale. Il Covid-19 ha creato nuove forme di povertà, dinanzi alle quali è importante rispondere subito.

Operazione Pane 

Sono oltre 300mila i pasti caldi serviti dall'inizio della pandemia nelle 15 mense francescane sostenute dal progetto solidale dell'Antoniano "Operazione Pane", il 45% in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Per garantire un pasto caldo ed un aiuto concreto alle migliaia di persone che ogni anno vengono accolte dalle 15 realtà francescane di "Operazione Pane" l'Antoniano ha lanciato una campagna solidale che sarà attiva fino al 19 dicembre. Per offrire un contributo basta inviare un sms o fare una telefonata da rete fissa al numero solidale 45588.

Oltre mille pasti al giorno

Le realtà francescane italiane sostenute dall’iniziativa si trovano a Roma, Palermo, Catanzaro, La Spezia, Genova, Torino, Verona, Bologna, Pavia, Monza, Milano, Lonigo, Voghera e Baccanello. Beneficia della campagna solidale anche una realtà francescana ad Aleppo, in Siria. Attualmente le 15 realtà francescane distribuiscono quasi 36mila pasti ogni mese, circa 1.200 al giorno. L’ascolto. Il no all’indifferenza. La prossimità, della quale ha parlato anche Papa Francesco domenica scorsa. 

La logica di Gesù 

Il Papa all’Angelus di domenica scorsa, 22 novembre, ha parlato della logica del Signore, che ha nella prossimità la sua essenza. Una logica che – ha affermato Francesco - indica Gesù stesso:

“Quello che avete fatto a questo, a questo, a questo, lo avete fatto a me. E quello che non avete fatto a questo, a questo, a questo, non lo avete fatto a me, perché io ero lì”. Che Gesù ci insegni questa logica, questa logica della prossimità, dell’avvicinarsi a Lui, con amore, nella persona dei più sofferenti.

Il Papa ha chiesto che a prevalere non sia mai la logica dell’indifferenza, quella che ci porta ad allontanarci dall’altro, ad ignorarlo. Ad essere, appunto, indifferenti. Alla fine del mondo, infatti, il Signore passerà in rassegna il suo gregge, “non solo dalla parte del pastore, ma anche dalla parte delle pecore, con le quali Lui si è identificato”, sottolinea Francesco:

“Sei stato pastore di me che ero presente in questa gente che era nel bisogno, o sei stato indifferente?” Fratelli e sorelle, guardiamoci dalla logica dell’indifferenza, di quello che ci viene in mente subito. Guardare da un’altra parte quando vediamo un problema.

Siamo davvero tutti fratelli

"Il Papa è molto vicino al mondo francescano ed a San Francesco d'Assisi, che ha avuto il coraggio di chiamare fratelli e sorelle tutte le creature, soprattutto i bisognosi". Così fra Giampaolo Cavalli, direttore dell'Antoniano di Bologna, nell'intervista a Vatican News. 

Ascolta l'intervista a fra Giampaolo Cavalli

"La cosa che mi colpisce sempre nelle parole del Papa - prosegue - è quell'indicazione a considerare i bisognosi non tanto come dei portatori di bisogno, quanto come fratelli e portatori di senso. Nella lettera per l'indizione della Giornata Mondiale dei Poveri, Francesco ricorda che il prendersi cura ci permette di comprendere quanta misericordia c'è nel nostro cuore. Ci aiuta a riconoscere l'umanità della nostra vita, perché la proposta del Vangelo è quella di essere uomini fino in fondo, autentici. Come autentiche sono le mense francescane"

Aperti al prossimo

"Le nostre mense - spiega fra Giampaolo - sono luoghi aperti a tutti coloro che hanno quel bisogno primario di avere un pasto caldo, di sfamarsi. Qui trova non solo cibo, ma accoglienza, attenzione, disponibilità. E questo fa la differenza non solo per chi ha fame, ma anche per chi si mette a disposizione di queste persone accogliendo il messaggio di Francesco di andare incontro ai fratelli". In questi mesi i francescani sono sempre stati in prima linea ed oggi registrano un incremento dei numeri. "Le persone che hanno bisogno di un pasto sono aumentate, non solo tutti coloro che hanno una vita precaria e vivono chiedendo la carità, ma anche chi ha visto diminuire il suo reddito o ha perso un lavoro".

Bisogni diversi

Il direttore dell'Antoniano sottolinea come tante persone "sono in difficoltà, presentano nuovi bisogni perché in cassa integrazione o senza alcun reddito. L'aumento qui a Bologna di persone che vengono alla mensa è intorno al 40%, mentre a Torino le richieste sono addirittura quadruplicate". "Questo ci dice - conclude fra Giampaolo - che le persone in difficoltà sono di più rispetto allo scorso anno ed i bisogni si sono moltiplicati, quindi il nostro impegno di accoglienza, di vicinanza, di sostegno nel cibo è più che mai necessario ed utile per far vedere loro uno spiraglio, un orizzonte in questo momento così difficile per tutti quanti". Come necessario è sostenere, attraverso Operazione Pane, tale servizio.

I poveri in aumento

Secondo un recente rapporto del Censis dal titolo "La sostenibilità al tempo del primato della salute", il tenore di vita in Italia quest’anno è peggiorato per oltre 7 milioni di famiglie. Uno spaccato questo nel quale le donne hanno avuto la peggio: il loro tasso di occupazione è diminuito quasi del doppio rispetto a quello degli uomini. Dal rapporto si evince come siano almeno 5 milioni gli italiani in difficoltà ad avere un pasto sufficiente al fabbisogno giornaliero, ed anche le aspettative della maggioranza della popolazione sono negative: il 60% dei cittadini ritiene infatti che nei prossimi mesi potrà perdere il lavoro o, comunque, veder diminuire il proprio reddito.

25 novembre 2020, 12:33