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Impagliazzo: le religioni siano elementi di costruzione della pace

All’indomani del grande incontro di pace, in Campidoglio a Roma, alla presenza di Papa Francesco, il presidente della Comunità di Sant’Egidio traccia un bilancio dell’evento che, dal 1986, rinnova lo “Spirito di Assisi”

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

“Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c'è; i sogni si costruiscono insieme”, questa frase di Francesco racchiude tutto il significato dell’Incontro per la Pace, organizzato dalla Comunità Sant’Egidio, come ogni anno dal 1986, con i leader delle religioni mondiali, sulle orme dello “Spirito di Assisi” e che in questa edizione, a Roma, aveva come tema “Nessuno si salva da solo”. Sono le parole tratte dall’Enciclica Fratelli tutti, citate durante l’evento dal fondatore della Comunità , Andrea Riccardi, e riprese ai microfoni di Vatican News, dal presidente della Comunità di Trastevere, Marco Impagliazzo, per il quale si è “costruito un sogno di un mondo in cui le religioni non siano un ostacolo alla pace”.

Ascolta l'intervista con Marco Impagliazzo

Le religioni, elementi di costruzione di pace

Impagliazzo ripercorre con cuore e parole i momenti dell’incontro, nella piazza del Campidoglio, quando sul palco davanti al Palazzo Senatorio, si sono alternate le voci e gli appelli di Papa Francesco, del Presidente della Repubblica italiana Mattarella, dei vari capi religiosi, tra loro il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, il rappresentante del Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, la più importante autorità sunnita nel mondo. È stato, descrive ancora Impagliazzo, un momento di preghiera, di pace e di riflessione sulle fedi quali “elementi di costruzione della pace, elementi di speranza per la vita delle persone che, in questo momento, hanno bisogno di tanta speranza e di essere aiutate a guardare al di là del presente”.

La società dovrà avere la forza di cambiare

Un presente che oggi, per molti, è duro, per chi ha perso il lavoro, per chi non vede davanti a sé un futuro, per chi ha i familiari malati, ciò che è avvenuto al Campidoglio, prosegue il presidente di Sant’Egidio,“è stato il tentativo di costruire insieme un sogno, una società che rema insieme”, così come disse il Papa lo scorso 27 marzo, durante la preghiera per la pandemia. Quella di oggi è una società che dovrà uscire da questa pandemia trovando anche la forza di cambiare, perché c’è bisogno di “amare più l'ambiente, amare più gli altri e, soprattutto, di liberarci dalle guerre”.

Una preghiera geografica per abbracciare chi soffre

Si deve mettere fine alla guerra, aveva chiesto il Papa ieri ai responsabili politici, insistendo sul rischio di assuefazione, e su questo si è declinata la preghiera dei cristiani all’Ara Coeli, con le meditazioni di Francesco e di un pastore luterano. “La preghiera dei cristiani – prosegue Impagliazzo – è stata centrata sulla preghiera costante del Kyrie eleison e sulla lettura dei nomi dei tantissimi Paesi che vivono ancora in situazioni di guerra, di violenza diffusa, o che sono vittime di terrorismo”. Un lungo elenco di Paesi e zone, dalla Terra Santa, al Libano, dalle nazioni africane, a quelle dell’America Latina, che, prosegue Impagliazzo, “ci ha fatto riflettere sul fatto che siamo ancora troppo ripiegati su noi stessi. Forse ne abbiamo dei motivi vista la pandemia, ma ci sono persone vicine e lontane, vicine ad esempio nel Mediterraneo, che soffrono tanto più di noi proprio per la guerra e per le sue conseguenze!” Una bella preghiera geografica “che ci ha fatto uscire da noi stessi e abbracciare simbolicamente e virtualmente le tante situazioni di persone che soffrono per la guerra, primi tra i quali i migranti”.

 

21 ottobre 2020, 16:41