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Mogavero ai familiari dei pescatori fermati in Libia: "La Chiesa è al vostro fianco"

Il vescovo di Mazara del Vallo ha incontrato le famiglie dei 18 marittimi che da più di un un mese sono trattenuti in Libia per aver - secondo il governo di Tobruk - violato le acque territoriali del Paese africano. "I parenti non possono sentire neanche via telefono i loro cari": afferma monsignor Mogavero a Vatican News

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Monsignor Domenico Mogavero ha incontrato i familiari dei 18 marittimi che si trovano ancora in stato di fermo in Libia, dopo il fermo dei loro motopescherecci - “Antartide” e “Medinea” - da parte delle milizie del generale Haftar, lo scorso primo settembre. Le famiglie dei pescatori, dopo varie iniziative di protesta, da venerdì 2 ottobre occupano l’aula consiliare del comune di Mazara del Vallo. Pochi giorni prima avevano manifestato a Roma, in piazza Montecitorio, chiedendo di avere informazioni certe riguardo i loro cari, vista l'impossibilità di contattarli anche telefonicamente. Il vescovo ha assicurato loro la vicinanza della diocesi, sia spirituale che concreta, pronta ad aiutare le famiglie anche in caso di necessità economica.

Il fermo dei marittimi 

I 18 uomini, sarebbero stati fermati dalle Forze Navali dell’Esercito Nazionale Libico, sotto il comando del generale Haftar, a circa 35 miglia dalla città di Bengasi lo scorso primo settembre. Oltre ai pescatori, anche i loro due motopesca, “Antartide” e “Medinea”, attivi nella zona siciliana di Mazara del Vallo, sono stati bloccati durante l’operazione della Marina libica, facente capo al governo di Tobruk. Ai marittimi siciliani (otto dei diciotto uomini, gli altri sono tunisini, indonesiani e senegalesi) sarebbe stata imputata la presenza dei loro pescherecci all’interno delle 72 miglia che la Libia rivendica unilateralmente come proprie acque nazionali. Una rivendicazione  basata sulla Convenzione di Montego Bay, secondo la quale un Paese è autorizzato ad estendere la propria zona economica esclusiva fino a un massimo di duecento miglia nautiche dalla linea di base.

Un mese di angoscia

I familiari dei pescatori vedono aumentare la loro preoccupazione con il passare dei giorni. Da qui numerose richieste alle autorità nazionali mentre sono moltiplicate le manifestazioni sia a Mazara del Vallo che a Roma. Le famiglie dei marittimi la scorsa settimana sono state ricevute dal presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, che ha sottolineato come sia importante “avere una verità sulla quale poi impegnarsi” per ottenere il rilascio degli uomini, perché “restare nell’incertezza non è più possibile”.

La vicinanza della Diocesi 

"Ho fatto sentire la mia voce per dire che io ci sono, sono accanto a loro e la Chiesa non dice a queste persone solo una parola di solidarietà, non è solo una vicinanza a parole". Racconta così a Vatican News l'incontro con i familiari dei marittimi il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero. Nello specificare che si tratta in realtà del secondo incontro con le famiglie, Mogavero sottolinea le difficoltà di queste persone. "Nelle case manca il sostegno affettivo ed anche economico dei padri, dei mariti o dei fratelli. Per tutto questo noi siamo disponibili e devo dirle - aggiunge - che già abbiamo ricevuto delle richieste e stiamo provvedendo a risolvere dei problemi di vita quotidiana". 

Ascolta l'intervista a monsignor Domenico Mogavero

Il vescovo di Mazara del Vallo fa poi una riflessione più ampia su quella che è la mancanza di sicurezza nel Mediterraneo. "Non è più un mare sicuro, ma a farne le spese alla fine è sempre la povera gente. Ed in questo caso specifico i familiari fremono, perchè i loro cari non si trovano in Libia in un albergo a tre stelle, ma - sottolinea - in prigione, e non sappiamo come e quando potranno tornare nelle loro case". "Di fermi ce ne sono stati altri in questi anni - conclude Mogavero -, ma si sono risolti più in fretta, mentre oggi con la crisi in Libia è tutto più complicato". 

Oggi vertice per la Libia 

Dopo l’annuncio delle dimissioni entro fine ottobre di Fayez al Serraj, presidente del governo di accordo nazionale riconosciuto dall’Onu, per lasciare in mano ad un nuovo esecutivo la transizione politica, oggi le Nazioni Unite si riuniranno in un vertice per discutere sul futuro della Libia. All'incontro partecipano il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, i ministri degli Esteri e rappresentanti delle parti in conflitto nel Paese. Saranno presenti anche i membri di vari Paesi tra cui Cina, Italia, Germania e Stati Uniti.

La trattativa

Secondo quanto riporta il quotidiano italiano "La Stampa", la Farnesina e l’intelligence italiana sarebbero impegnate in una trattativa con i libici per ottenere l’immediato rilascio dei marittimi. Gli uomini di Haftar avrebbero però fatto sapere che i pescatori non verranno rilasciati, se non in cambio della liberazione di quattro uomini libici, condannati in Italia a 30 anni di carcere (ed ancora detenuti) . Erano accusati di essere tra gli scafisti della cosiddetta "strage di Ferragosto" del 2005, in cui morirono 49 persone migranti, in asfissia nella stiva di un barcone.

Gli appelli del Papa 

Sono numerose le volte in cui il Papa ha lanciato un appello perché si risolva la crisi libica. L’attenzione di Francesco è andata ai minori, alle persone detenute, più in generale a tutti i libici vittime di una situazione a dir poco difficile che dura ormai da anni. Il seguire “con grande apprensione e con dolore la drammatica situazione in Libia” è stato ripetuto dal Papa lo scorso giugno, dopo la preghiera mariana dell'Angelus. In quell’occasione Francesco aveva lanciato il suo appello alla comunità internazionale per la fine delle violenze e perchè non siano lasciati soli i migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni al Paese nordafricano.
 

05 ottobre 2020, 13:13