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Il conflitto in Nagorno-Karabakh  Caucaso meridionale Il conflitto in Nagorno-Karabakh Caucaso meridionale  (AFP or licensors)

Nagorno-Karabakh, le Chiese di Gerusalemme chiedono il cessate il fuoco

Una voce unica rivolta ai leader del mondo per mettere fine alle violenze e negoziare una pace che sia duratura

Tiziana Campisi - Città del Vaticano 

I patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme chiedono ai leader europei, ai presidenti di Russia e Stati Uniti d'America e al segretario generale delle Nazioni Unite di intervenire perché cessino ostilità e violenze al confine tra Azerbaigian e Nagorno-Karabakh. In una dichiarazione rivolgono a uomini e donne influenti un appello a lavorare per un cessate il fuoco immediato e a negoziare una pace duratura. “Ancora una volta, persone innocenti sono morte e molti uomini, donne e bambini sono sfollati a causa degli orrori della guerra” scrivono i patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme che esprimono il loro cordoglio a quanti hanno subito lutti e invocano Dio per la guarigione dei malati.

“Prego per la pace nel Caucaso e chiedo alle parti in conflitto di compiere gesti concreti di buona volontà e di fratellanza che possano portare a risolvere i problemi non con l’uso della forza e delle armi, ma per mezzo del dialogo e del negoziato. Preghiamo insieme, in silenzio, per la pace nel Caucaso (Papa Francesco)”

Ulteriori violenze, aggiungono, possono solo aggravare le divisioni tra Nagorno-Karabakh e Azerbaigian. Infine la dichiarazione invita a riflettere sulle parole del profeta Isaia (2,4): “Dio giudicherà tra le nazioni e risolverà le controversie per molti popoli. Trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in uncini da potatura. La nazione non impugnerà la spada contro la nazione, né si addestrerà più per la guerra”

05 ottobre 2020, 10:44