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Il cardinale Marian Jaworski fu stretto amico di San Giovanni Paolo II Il cardinale Marian Jaworski fu stretto amico di San Giovanni Paolo II 

Marian Jaworski, il cardinale che ricostruì la Chiesa ucraina

Amico stretto di Giovanni Paolo II, che nel ’98 gli aveva dato la porpora "in pectore", si è spento sabato scorso a 94 anni l’antico metropolita di Leopoli. Dopo il secondo conflitto mondiale fu artefice della rinascita del tessuto ecclesiale smembrato dal regime comunista

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

Al posto dell’altare un telo da cinema, al posto dei banchi attrezzi da palestra. Gli sfregi del socialismo reale alle chiese d’Oltrecortina. Se ne contano un’infinità nei Paesi sovietici, negli anni in cui i diktat del Cremlino cercano di annientare la fede “nemica”. L’Ucraina non fa eccezione. E questo è lo scenario che si para davanti a Marian Jaworski quando rientra nella sua Leopoli (Lviv in ucraino) – lasciata 46 anni prima da seminarista a causa dell’occupazione sovietica – con indosso i paramenti di arcivescovo metropolita. È il maggio del 1991, le macerie del Muro di Berlino ancora fumano e per la chiesa ucraina, come per quelle dei Paesi est europei, è un anno zero. Bisogna ricostruire anche sulle macerie di chi non ha mai ammainato il Vangelo e ha pagato per questo prezzi spesso durissimi.

Pietra su pietra

A crearlo capo della Chiesa di Lviv dei Latini è stato Giovanni Paolo II, un grande amico. Monsignor Jaworski si rimbocca le maniche. Avvia un’azione paziente di recupero e laddove si assisteva a concerti o a pièce teatrali si torna pian piano a celebrare Messa. Ci sono poi le chiese da ricostruire perché semplicemente non esistono più, c’è da rimettere in piedi un clero sfibrato, garantirgli un futuro di nuove vocazioni e già nel ’97 il Seminario maggiore di Lviv è una realtà. Stessa cosa con il laicato, che grazie agli incoraggiamenti e al sostegno del metropolita di Lviv scopre di possedere una dignità ben espressa tanti anni prima dal Concilio, ma fino a quel momento soffocata dalla repressione.

Un primo piano del cardinale Marian Jaworski
Un primo piano del cardinale Marian Jaworski

A Dio per fede e per scienza

In questa missione di rilancio il futuro cardinale mette grande zelo e un’intelligenza non comune. Quando dopo 46 anni di lontananza torna a Leopoli, il suo curriculum racconta di lunghi anni di docenza trascorsi nella Facoltà Teologica di Cracovia, della quale diventa primo rettore nell’81. La sua è una mente che alla concretezza della pratica pastorale sa abbinare l’acume dell’indagine metafisica. Firmerà nel tempo centinaia di pubblicazioni, molte delle quali sul concetto filosofico di Dio, sul ben noto, per lui, problema dell'ateismo, sull'antropologia cristiana.

Una mano per Wojtyla

Per Marian Jaworski Cracovia è stata una città adottiva. È lì che la sua strada si incrocia con quella di Karol Wojtyla, di sei anni più grande, che in più occasioni ai tempi del dottorato, in frangenti difficili, lo aiuta ospitandolo in casa propria. Un legame e una stima che crescono in modo incancellabile quando nel ’67 – dovendo sostituire il futuro Papa che si trovava a Roma per il Concilio – Jaworski parte per una visita pastorale a Olsztyn ma il treno sul quale viaggia ha un incidente che gli costa l’amputazione della mano sinistra.

Un grande uomo umile

Tre anni fa il presidente polacco Duda lo aveva insignito dell’Ordine dell’Aquila Bianca, il più alto riconoscimento della nazione. Lui però è sempre stato” un uomo di grande cultura e pietà”, ricorda l’arcivescovo di Cracovia Marek Jędraszewski. "Godeva – dice – di grande autorità e rispetto presso Giovanni Paolo II. Per un po’ è stato anche il suo confessore”. A restare impressa, afferma, è “la testimonianza della fede del cardinale, per il servizio reso alla Chiesa sino alla fine, per la sua grande umiltà”.

07 settembre 2020, 10:25