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Fedeli in Africa Fedeli in Africa  (AFP or licensors)

Allarme dei vescovi della Guinea Conakry per i terreni della Chiesa

Non sono mancati episodi di tensione nel Paese dopo alcuni tentativi di esproprio di proprietà della Chiesa locale. L’arcivescovo Coulibaly fa appello alla calma e alla pace

Isabella Piro- Città del Vaticano

Clima di tensione, in Guinea Conakry, dove l’arcivescovo della capitale, monsignor Vincent Coulibaly, ha lanciato l’allarme per alcuni tentativi di esproprio messi in atto dal governo su terreni appartenenti alla Chiesa. In una dichiarazione rilasciata domenica 20 settembre e riportata dalla testata “La Croix Afrique”, il presule fa riferimento al caso di Kendoumayah: qui, alcuni membri dei “Fratelli di San Giovanni”, operativi dal 1993, sono stati recentemente minacciati dagli abitanti della zona che rivendicano un terreno di 5 ettari circostante la sede della comunità religiosa. Necessario alla tutela del monastero e della preghiera, il territorio è invece visto dal governo come luogo adatto per la costruzione di un mercato e quindi soggetto ad un esproprio. Di qui, i tumulti e le tensioni che ne sono seguite, con la popolazione locale che, domenica scorsa, ha bloccato gli ingressi di Kendoumayah, minacciando aggressioni fisiche ai religiosi ed atti di vandalismo. “Grazie a Dio il peggio è stato evitato – afferma nella sua dichiarazione monsignor Coulibaly – ma resto profondamente preoccupato per la situazione”, perché avvenimenti simili “non sono nuovi”.

Promuovere la pace

In effetti, il 20 agosto era stato occupato un altro terreno di 35 ettari appartenente alla medesima comunità, spartito poi in lotti privati, nonostante i reclami ufficiali dei religiosi davanti alle autorità amministrative e giudiziarie competenti. Senza dimenticare che, a partire dagli anni ’60, la Chiesa cattolica in Guinea Conakry è stata spesso colpita da espropri in molte parti del Paese, nonostante l’articolo 1 della Costituzione affermi che “la Repubblica di Guinea è uno Stato laico”. Monsignor Coulibaly richiama, quindi, alla “promozione della pace e della sicurezza dei sacerdoti, dei religiosi e dei seminaristi” nel Paese e chiede “la sospensione degli atti di esproprio, affinché la tolleranza e la convivenza religiosa, la legge e il principio della laicità siano rispettati e applicati a tutti i cittadini della Nazione”.

24 settembre 2020, 10:56